
Il romanzo “Ghiaccio nove” o “Ghiaccio-nove” (“Cat’s Cradle”) di Kurt Vonnegut è stato pubblicato per la prima volte nel 1963. In Italia è stato pubblicato da Rizzoli in “Avventure e Fantascienza” e nel n. 638 di “Biblioteca Universale Rizzoli” nella traduzione di Roberta Rambelli, da Interno Giallo all’interno di “Catastrofi di universale follia” e da Mondadori nel n. 1383 di “Urania” nella traduzione di Vittorio Curtoni, da Feltrinelli ne “I Narratori” e da Bompiani nella traduzione di Delfina Vezzoli.
John, il quale vorrebbe essere chiamato Jonah, intende scrivere un libro sul giorno in cui la bomba atomica distrusse Hiroshima. Si concentra su Felix Hoenikker, uno degli scienziati che progettò l’atomica, cercando i figli e i suoi ex colleghi per ottenere informazioni su di lui.
Le ricerche di John/Jonah gli permettono tra le altre cose di scoprire che, prima di morire, Felix Hoenikker aveva inventato il ghiaccio nove, una particolare forma di ghiaccio in grado di innescare una reazione a catena a partire da un “seme” con il potenziale di cristallizzare anche tutta l’acqua esistente sulla Terra. Lo scrittore scopre anche che uno dei figli dello scienziato vive nella Repubblica di San Lorenzo, dove è diventato un pezzo grosso e dove molti seguono la religione predicata da Bokonon.
“Ghiaccio nove” ha una struttura che superficialmente può sembrare molto semplice e lineare ma comincia ben presto a rivelare vari temi e personaggi che spesso sono decisamente bizzarri. Tutto ciò viene sviluppato con l’umorismo caustico di Kurt Vonnegut. John/Jonah narra la storia della sua ricerca sullo scienziato Felix Hoenikker, che lo porta lontano sotto tutti i punti di vista dato che lo porta su un’isola caraibica. Lì ha sede la Repubblica di San Lorenzo e vive Bokonon, la cui religione basata sulla menzogna rassicurante è uno dei temi centrali del romanzo.
Bomba atomica, ghiaccio nove e bokononismo potrebbero sembrare slegati. La struttura del romanzo può sembrare sbagliata, nel senso che la storia viene raccontata in modo opposto rispetto al classico “Show, don’t tell”, con un resoconto deglie venti da parte del narratore. Ci vuole uno scrittore come Kurt Vonnegut per mettere assieme questi elementi e altro ancora in un modo che funzioni in un romanzo che trascende il genere letterario.
Le parti del romanzo legate al bokononismo vengono usate per parlare di libero arbitrio ma con uno stile surreale che spesso sconfina nell’assurdo. Nonostante ciò, le ramificazioni possono essere molto serie pensando che riguardano la bomba atomica, con la minaccia che esiste ancor oggi ed era particolarmente sentita nel periodo in cui venne scritto questo romanzo.

C’è un parallelo tra atomica e ghiaccio nove, un’invenzione di Felix Hoenikker, che è del tutto indifferente alle conseguenze del suo uso perché è un uomo senza emozioni e probabilmente amorale. La satira legata alla creazione della bomba atomica da un personaggio del genere non è esattamente sottile. In occasione dello sgancio dell’atomica su Hiroshima, Hoenikker giocava a ripiglino (il gioco ha diversi nomi in diverse parti d’Italia) e gli venne l’idea del ghiaccio nove. Insomma, c’è un umorismo molto nero e spesso amaro che culmina nel finale del romanzo.
“Ghiaccio nove” non vinse premi letterari ma il successo anche a livello di critica portò a Kurt Vonnegut una laurea in antropologia da parte dell’Università di Chicago, che accettò il romanzo come tesi di laurea. È un romanzo che, dietro all’umorismo graffiante e satirico rivela temi che continuano a essere importanti. Per questo motivo, credo che vada letto più volte per coglierne le varie sfaccettature.
