Nel futuro che ci attende di Angelica Romanin

Nel futuro che ci attende di Angelica Romanin
Nel futuro che ci attende di Angelica Romanin

Il romanzo “Nel futuro che ci attende” di Angelica Romanin è stato pubblicato nel 2020.

Un oggetto apparentemente impossibile viene scoperto in Antartide dal personale della base scientifica Skyline. Si tratta di un oggetto chiaramente artificiale eppure le prime datazioni indicano che ha un’età di circa 250 milioni di anni.

La scoperta suscita reazioni variegate. Gruppi di scienziati riescono ad aprire l’oggetto e vi trovano un cristallo di memoria che contiene la testimonianza di un rappresentante dell’antichissima specie umana che l’ha costruito. Quell’umanità era tecnologicamente avanzata ma finì per autodistruggersi devastando la Terra fino a causare un’estinzione di massa.

“Nel futuro che ci attende” ci porta in un momento chiave della storia dell’umanità che può segnare il futuro del mondo intero. La bibliografia di Angelica Romanin mostra storie ben lontane dalla fantascienza ma per una volta ha scritto un romanzo che contiene un forte monito in un collegamento tra due specie umane divise da ere geologiche. Il sottotitolo “Un pianeta tradito, la fine di una civiltà” può essere preso come un monito ma anche come un’accusa.

Tra dubbi e scalpore, il ritrovamento di quella che risulta essere una testimonianza della fine di un’antichissima umanità porta i protagonisti a riflettere sul possibile destino di quella che può essere considerata una seconda possibilità per una specie umana. Lo studio di quella testimonianza mostra i paralleli tra le due civiltà umane e soprattutto il pericolo di una nuova estinzione di massa.

Seguendo i punti di vista di Liza e Dom, Angelica Romanin offre un ritratto della situazione ambientale della Terra. Molti eventi si susseguono ma la trama viene spesso sviluppata attraverso dialoghi tra personaggi, i quali sono spesso funzionali nell’esprimere certe opinioni e certe conoscenze. Il mistero fantarcheologico e l’elemento ambientalista, legati sempre più strettamente, rimangono sempre centrali nel romanzo.

L’autrice si è documentata per descrivere vari problemi in modo corretto dal punto di vista scientifico. Sono parti del romanzo raccontate con un taglio divulgativo comprensibile anche da chi non è esperto in quel campo e possono essere utili a chi non comprende le conseguenze di ciò che sta avvenendo sulla Terra. Problemi molto seri come aree oceaniche ormai prive di ossigeno sono praticamente sconosciuti tra la gente comune.

Alla fine del romanzo, c’è anche una breve bibliografia che include alcuni testi connessi agli elementi scientifici legati alla trama. Nel corso degli anni, sono stati pubblicati molti altri testi su questi argomenti ma questa bibliografia può ancora costituire un utile punto di partenza per chi è interessato ad approfondirli o almeno a dare un’occhiata alle ricerche portate avanti che sono legate a questi problemi.

Il mistero di un’umanità antichissima e del monito registrato da un suo rappresentante viene usato per sviluppare i temi di fondo del romanzo. Inizialmente, Angelica Romanin rimane sul vago riguardo a quel mistero, che lascia sconcertati anche gli scienziati coinvolti nella ricerca. La progressiva traduzione della testimonianza lasciata da quel lontano passato porta ad aggiungere informazioni che culminano con un finale rivelatore costruito secondo una logica interna. La parte finale è anche quella con più azione dato che entrano in gioco anche certi interessi economici non proprio in sintonia con la conservazione ambientale.

Alla fine, “Nel futuro che ci attende” è soprattutto un monito in cui l’elemento fantarcheologico viene utilizzato per descrivere un possibile futuro cupo per l’umanità. Certi dialoghi tra i personaggi illustrano anche le difficoltà che anche persone con una cultura scientifica possono avere nel valutare fenomeni globali e a lungo termine, per non parlare delle mezze verità e delle falsità diffuse da chi ha qualche interesse o è semplicemente un utile idiota. Secondo me, gli argomenti trattati nel romanzo sono sufficienti da soli a renderlo meritevole di essere letto.

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