
Nei giorni scorsi, sulla Stazione Spaziale Internazionale è stato effettuato con successo un test della missione di rifornimento robotico (Robotic Refueling Mission, RRM), mostrando come il robot telecomandato Dextre e strumenti specializzati possano operare in maniera precisa su satelliti in orbita.
Il robot Dextre è un prodotto della collaborazione tra NASA e Canadian Space Agency (CSA) e ha lo scopo di effettuare rifornimenti e lavori di manutenzione sulla Stazione Spaziale Internazionale ma anche su satelliti. In generale, quando un satellite viene preparato per essere messo in orbita, il suo serbatoio viene riempito e sigillato per non essere più toccato. Finora, l’esaurimento del carburante significava che il satellite era morto, anche se i suoi strumenti funzionavano ancora. La missione di rifornimento robotico potrebbe cambiare questo stato di cose.
La missione RRM utilizza il robot Dextre e quattro nuovi strumenti in grado di tagliare e manipolare cavi, svitare testine, aprire e chiudere valvole e trasferire fluidi. Apposite telecamere permettono ai tecnici che controllano Dextre e gli strumenti RRM di avere una visione ravvicinata di quello che sta succedendo.
Il robot Dextre, conosciuto anche come Special Purpose Dexterous Manipulator (SPDM), venne portato alla Stazione Spaziale Internazionale ormai quattro anni fa a bordo dello Space Shuttle Endeavour nella missione STS-123. Nel corso del tempo è già stato utilizzato per varie operazioni di manutenzione telecomandate che riducono la necessità di “passeggiate spaziali” da parte di astronauti.
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L’anno scorso, nell’ultima missione degli Space Shuttle, la STS-135, l’Atlantis ha portato alla Stazione Spaziale Internazionale il modulo per la missione di rifornimento robotico. È stato così completato il sistema telecomandato che dovrebbe permettere di effettuare una serie di operazioni di servizio.
Il test effettuato tra il 7 e il 9 marzo 2012 ha raggiunto un nuovo livello di sofisticazione nelle operazioni telecomandate. Un finto satellite è stato utilizzato per testare la prima fase di un’operazione di rifornimento in orbita con l’apertura del serbatoio. Per quest’estate è prevista la seconda fase del test, con il trasferimento di carburante nel finto satellite.
Se tutto andrà come sperato, nei prossimi anni sarà possibile cominciare a rifornire veri satelliti. Questo ridurrà non solo la necessità di costruire nuovi satelliti risparmiando sui loro costi ma anche la quantità di rifiuti in orbita con i relativi pericoli.

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