
Il romanzo “La città infetta” (“Plague City”) di Jonathan Morris è stato pubblicato per la prima volta nel 2017. In Italia è stato pubblicato da Armenia nella traduzione di Matteo Crivelli.
Il Tardis si materializza a Edimburgo, nel 1645. Quando il Dodicesimo Dottore, Bill Potts e Nardole escono a esplorare i dintorni, vengono fermati dalle guardie che vigilano sul rispetto del coprifuoco stabilito per contenere la peste che ha colpito la città. I viaggiatori si separano nella fuga e vedono vari aspetti della terribile situazione.
Il Dottore e Nardole incontrano Thomas e Isobel, che recentemente hanno perso la loro figlia Catherine a causa della peste. Scoprono che il Dottore della Notte visita le case quando uno degli abitanti sta per morire ed è vestito come un medico della peste. Gli spiriti dei morti ritornano a visitare i loro congiunti e anche i viaggiatori li vedono.
“La città infetta” fa parte di una collana di romanzi connessi alla nuova serie di “Doctor Who“. Essi sono orientati ad un ampio pubblico essendo abbastanza lineari da essere apprezzati anche da lettori molto giovani ma abbastanza sofisticati da poter interessare anche lettori più maturi. Con le avventure dell’Undicesimo Dottore c’è stato un piccolo cambiamento del formato dei romanzi dedicate alle avventure della nuova serie di “Doctor Who”, che sono diventati leggermente più grandi.
Le avventure ambientate in momenti della storia terrestre sono un classico nella saga di “Doctor Who”, anche se nel corso del tempo c’è stata quasi sempre l’aggiunta di un elemento alieno. Ne “La città infetta” l’elemento storico è la più grave epidemia di peste che abbia colpito la città di Edimburgo. Inevitabilmente ciò determina toni cupi per questo romanzo.
Jonathan Morris ha inserito vari dettagli storici nella trama, a cominciare da George Rae, un vero medico della peste. Un elemento importante è l’abito del medico della peste, l’abbigliamento realmente indossato all’epoca per cercare di proteggersi dal contagio. Ne “La città infetta” quell’abito viene indossato anche dal Dottore della Notte, così chiamato perché circola per la città solo di notte visitando le case in cui qualcuno sta per morire.
La famiglia di Thomas e Isobel, che hanno perso la loro figlia Catherine, rappresenta una situazione purtroppo normale a Edimburgo durante l’epidemia del 1645. Il ritorno di Catherine come fantasma rappresenta l’elemento anomalo su cui il Dottore e i suoi compagni si trovano a investigare. La situazione non lascia molto spazio per scambi frizzanti del tipo visto in alcuni episodi televisivi con questo trio perciò l’umorismo è limitato.
Un tema centrale è il modo in cui il Dottore affronta situazioni in cui potrebbe salvare tutti ma ciò cambierebbe radicalmente la storia. Il Dodicesimo Dottore ha preso la sua faccia ricordando proprio una situazione di quel tipo vissuta a Pompei nel momento dell’eruzione del Vesuvio che ricoprì la città. Quando anticipa le domande di Bill lo fa ricordando le domande poste da Donna al Decimo Dottore.
Nei romanzi di questa serie gli elementi etici e morali non sono particolarmente approfonditi e alla fine il Dottore giustifica le sue decisioni affermando che lui è un Signore del Tempo perciò sa come gestire certe situazioni. D’altra parte, i comportamenti del Dottore riguardo alle interferenze negli eventi in cui si trova non sono mai stati realmente coerenti andando dall’intimazione a non cambiare nulla al cambiamento totale tentato dal Decimo Dottore in versione Time Lord Victorious. In questo caso, il suo intervento mi è sembrato tutto sommato equilibrato.
Complessivamente, “La città infetta” mi è parso un buon romanzo in cui Jonathan Morris riporta alcuni eventi reali legati all’epidemia di peste del 1645 a Edimburgo mischiandoli con elementi fantascientifici. Anche la rappresentazione dei protagonisti mi è parsa buona e i personaggi inventati per il romanzo sono stati utili per essere coinvolti nella storia perciò ne consiglio la lettura.
