
Il romanzo “I figli di Dune” (“Children of Dune”) di Frank Herbert è stato pubblicato per la prima volta nel 1976, prima a puntate sulla rivista “Analog Science Fiction and Fact” e poi come libro. È il terzo libro della saga di Dune e segue “Messia di Dune“. In Italia è stato pubblicato dall’Editrice Nord nel n. 27 di “Cosmo Oro” e all’interno del n. 5 de “I Grandi Cicli”, da Sperling & Kupfer nel n. 3 di “Sperling Serial” e da Fanucci in “Fanucci Narrativa” e ne “Il ciclo di Dune”, tutti nella traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli.
Nove anni dopo che Paul Muad’dib è andato nel deserto, i suoi figli Leto e Ghanima sono bambini decisamente fuori dal comune perché hanno i poteri del padre. Alia è la reggente ma è diventata un’Abominazione e ha i suoi piani per il futuro che si incrociano con quelli di Wensicia Corrino e di suoi figlio Farad’n, l’erede del casato.
I cambiamenti climatici su Arrakis stanno diventando sempre più rilevanti e il deserto si sta ritirando. Con esso, l’ecosistema che permette la formazione della spezia si sta rimpicciolendo. Alcuni Fremen stanno abbandonando le vecchie tradizioni e la loro società sta attraversando cambiamenti di vario tipo. I fermenti sociali sono dovuti anche al Predicatore, un uomo misterioso che secondo alcuni è Muad’dib tornato dal deserto.
Alcuni anni dopo la pubblicazione di “Messia di Dune”, Frank Herbert pubblicò il terzo romanzo del ciclo di Dune in cui terminò la storia dei personaggi originali aprendo la strada alle generazioni successive. I temi sono per molti versi gli stessi del secondo romanzo estremizzando lo sviluppo di alcuni con introspezione e riflessioni. In questo terzo romanzo, ci sono nuovi intrighi portati avanti da diverse persone che si incrociano e a volte formano alleanze che possono sembrare improbabili.
La trama è strutturata in modo da seguire diversi personaggi più attraverso dialoghi tra di essi che le loro azioni, in particolare nella prima metà del romanzo. Frank Herbert sembra aver cercato di ottenere più combinazioni possibile negli incontri tra personaggi. Ciò è dovuto alla complessità della situazione attorno al potere imperiale ma rende il ritmo del romanzo ancor più lento del precedente.
L’approfondimento delle motivazioni di personaggi importanti è positivo e contribuisce anche allo sviluppo dei temi del romanzo. Tuttavia, a volte questa struttura diventa pesante, anche perché determina la frammentazione dello sviluppo della trama. Ad esempio, tutto ciò che riguarda il misterioso Predicatore viene raccontato soprattutto attraverso i commenti di altri personaggi e solo in minima parte seguendo le sue azioni. Ciò dà l’idea dell’evoluzione della religione su Arrakis con la mitizzazione di Muad’dib ma il Predicatore appare e scompare dalla storia. La stessa cosa succede anche ad altri personaggi importanti come Alia, la cui storia personale è alquanto sacrificata.
Il risultato è un romanzo che per certi versi è simile a “Messia di Dune” ma molto più lungo. Rimangono gli approfondimenti riguardanti il potere politico, religioso ed economico ma il modo in cui vengono sviluppati diventa poco equilibrato. Anche i romanzi precedenti avevano un ritmo che non era molto omogeneo ma “I figli di Dune” soffre per la frammentazione di una trama che tenta di seguire tanti personaggi importanti.
“I figli di Dune” rimane importante per gli sviluppi della storia all’interno della saga di Dune con il Sentiero Dorato che diventa un tema importante assieme alla trasformazione del pianeta Arrakis. È un romanzo che, nonostante i suoi difetti, può piacere a chi ha apprezzato certi temi che caratterizzano l’intera saga. È disponibile su Amazon.
