
Il romanzo “The Star Collector” di Matthew William è stato pubblicato nel 2019. È inedito in Italia.
Joe Corbit è uno sceriffo in una frontiera spaziale in cui generalmente i problemi sono limitati ma la sua vita e quella della sua vice Tammy cambia quando un’indagine li porta a imbattersi in un manufatto appartenente ai Talashaa, un’antichissima civiltà aliena che si è estinta per motivo misteriosi molto prima della nascita della specie umana.
Quando Joe Corbit entra in possesso del manufatto alieno, la sua intenzione è di metterlo all’asta sapendo che c’è chi è disposto a pagare moltissimo per un reperto Talashaa. Tuttavia, l’Impero Galattico Cinese stava lavorando con la mafia marziana per contrabbandarlo per motivi che vanno ben oltre quello archeologico e vogliono riprenderlo a tutti i costi.
“The Star Collector” è ambientato in un futuro in cui gli esseri umani si sono espansi nello spazio e hanno colonizzato molti pianeti. Ciò è avvenuto senza un’unificazione politica con la conseguenza che in quel futuro esistono nazioni interstellari. Nel corso di quell’espansione, gli umani non hanno incontrato specie aliene senzienti ma hanno trovato i resti di una civiltà aliena avanzatissima che si è estinta da moltissimo tempo, i Talashaa.
L’inizio di “The Star Collector” ha un sapore western con una frontiera spaziale in cui la legge ha un valore relativo. Quello che sembra un intervento di routine da parte dello sceriffo locale Joe Corbit si trasforma in qualcosa di molto più grosso perché riguarda un manufatto Talashaa. L’elemento legato al sottogenere fantascienza archeologica è importante perché Joe non sa cosa sia il manufatto di cui è entrato in possesso e lo sviluppo della trama riguarda questa misteriosa civiltà.
Alcuni brani tratti da un saggio immaginario sui Talashaa offrono alcune informazioni su questa civiltà avanzata al punto da riuscire a costruire una Sfera di Dyson. Vengono usati da Matthew William anche per affrontare uno dei temi del romanzo, il Paradosso di Fermi.
I viaggi spaziali compiuti da Joe Corbin permettono a Matthew William di raccontare qualcosa su quel futuro in cui esistono intelligenze artificiali e androidi. L’autore è riuscito a inserire un po’ di informazioni senza appesantire la narrazione e mantenento un ritmo generalmente elevato per quella che è un’avventura spaziale piena di sorprese e colpi di scena. Joe e i suoi compagni di viaggio rischiano la vita varie volte ma la drammaticità della loro avventura è in parte stemperata da momenti divertenti.
Ho trovato i vari elementi di “The Star Collector” ben amalgamati in una trama che riesce a mantenere il lettore coinvolto. Il romanzo è relativamente breve e la scelta dell’autore è di concentrarsi in particolare sui personaggi, sviluppando quelli importanti soprattutto attraverso le loro interazioni, e sul mistero attorno al manufatto Talashaa. Ci sono tecnologie futuristiche ma l’autore non entra nei dettagli del loro funzionamento perciò ad esempio sappiamo che i viaggi interstellari sono normali passando per l’iperspazio e ben poco altro.
Alla fine di “The Star Collector” Matthew William annuncia che il romanzo avrà un seguito, tuttavia ha un suo finale perciò potete leggerlo e poi decidere se andare avanti senza timori. Uno dei pregi di questo romanzo, in particolare per chi non ama le storie divise in più libri, è che l’autore non lascia misteri importanti insoluti. In particolare, fornisce risposte al mistero dell’estinzione dei Talashaa, legato a un’interpretazione del Paradosso di Fermi.
“The Star Collector” è un romanzo molto godibile con il sense-of-wonder della fantascienza classica. Se cercate un’avventura spaziale con colpi di scena non banali ve ne consiglio la lettura.
