
Il romanzo “L’occhio del purgatorio” (“L’Oeil du purgatoire”) di Jacques Spitz venne pubblicato per la prima volta nel 1945. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nei nn. 622 e 987 della collana “Urania”, nel n. 183 della collana “Classici Urania”, nel n. 3 della collana “I Libri di Urania”, all’interno del n. 39 della collana “Millemondi” e all’interno del n. 105 della collana “Urania Collezione”. Edit. Meridiano Zero ha pubblicato una nuova edizione nella collana “Fantascienza”.
Jean Poldonski è un pittore che un giorno incontra per caso Christian Dagerlöff, uno scienziato che si proclama genio di professione. Incuriosito, Poldonski ascolta per un po’ le sue storie ma ben presto si annoia. Le cose gli stanno andando male, tanto che arriva a pensare al suicidio un giorno in cui ha un forte mal di testa. Dagerlöff gli dà una medicina prodotta da lui e in effetti il giorno dopo Poldonski si sente meglio e rinuncia ai suoi propositi.
Nei giorni successivi Poldonski comincia a vedere cose strane attorno a sé: l’acqua è sporca, il cibo è avariato, i giornali sono sciupati e così via. Quando confronta ciò che lui vede con qualcun altro però scopre che è solo lui a vedere le cose fuori dal normale. Inizialmente Poldonski pensa di aver sviluppato un problema alla vista o addirittura di essere diventato matto ma con il passare del tempo si rende conto che la medicina che gli aveva dato Dagerlöff ha cambiato il suo senso della vista in maniera profonda. Poldonski vede tutto ciò che lo circonda come sarà nel futuro e giorno dopo giorno quel futuro diventa sempre più lontano ma cosa potrà vedere in un futuro in cui tutto sarà ridotto in polvere?
“L’occhio del purgatorio” è il capolavoro di Jacques Spitz, uno scrittore francese poco conosciuto perfino in patria, un ingegnere che aveva cominciato a scrivere per passione ma con un successo limitato.
In “L’occhio del purgatorio” si vedono gli elementi principali di Jacques Spitz: cinismo, ironia e pessimismo. Il romanzo è narrato in prima persona dal punto di vista di Jean Poldonski, un pittore che pensa di essere molto bravo ma con poca voglia di lavorare. L’incontro casuale con lo scienziato Christian Dagerlöff lo fa diventare la cavia di un esperimento che altera la sua visione quando un parabacillo comincia a moltiplicarsi nei suoi occhi facendogli vedere tutto come sarà nel futuro. Spitz fornisce una base scientifica al suo romanzo ma ciò che gli interessa davvero è il viaggio interiore del protagonista.
Poldonski aveva una visione disincantata del mondo quando la sua vista era normale, quando comincia a vedere come le persone appariranno nel futuro non può trattenersi dal ridere perché a lui appaiono come barboni con addosso vecchi abiti malandati quando in realtà magari sono vestiti in maniera molto elegante con abiti nuovissimi. Poldonski è un uomo piuttosto superficiale eppure si rende conto che ora vede le persone al di là dell’apparenza e può giudicarle per ciò che sono davvero e non per i loro abiti costosi.
Per Poldonski è solo l’inizio del viaggio nella decadenza del mondo circostante. Quando aveva cominciato a vedere come le persone sarebbero apparse nel futuro, solo raramente gli era capitato di vedere qualcuno come se fosse un cadavere. Con il passare dei giorni però Poldonski le vede come saranno in un futuro sempre più lontano perciò la quantità di persone che vede come cadaveri aumenta in continuazione. I vivi appaiono comunque sempre più vecchi e questo rende il suo rapporto difficile in particolare con la sua fidanzata, verso la quale peraltro non ha mai avuto attenzioni molto romantiche. Arriva il momento in cui Poldonski vede anche se stesso come cadavere.
Nei primi giorni dopo che aveva capito cosa gli stesse succedendo, Poldonski cerca di ignorare le incongruenze tra ciò che vede e la realtà, anche se non è facile mangiare cibi che appaiono andati a male. Per un po’ scatta fotografie per cercare di rimanere ancorato alla realtà perché esse gli appaiono vecchie ma gli oggetti impressi gli appaiono come sono realmente. Quando però comincia a vedere tutti o quasi come cadaveri in decomposizione e poi come scheletri, Poldonski attraversa la fase più macabra del suo viaggio nella decadenza del mondo circostante. Per lui diventa sempre più difficile riconoscere le persone che incontra e se già prima non era una persona socievole col tempo si isola ancor di più.
Quando Poldonski vede il mondo come appare in un futuro talmente lontano che tutto è diventato polvere, comincia l’ultima e più metafisica fase del suo viaggio. A quel punto riesce a vedere chiaramente quasi solo forme che mostrano i pensieri e le emozioni delle persone. Quando anche le stelle cominciano a scomparire e il Sole è diventato pallido, Poldonski viene perseguitato dall’ultima forma che riesce a distinguere finché non arriva la sconvolgente rivelazione che gli permette di capirne l’origine
“L’occhio del purgatorio” esplora lo spazio interiore decenni prima della “New Wave”. Il romanzo è lungo poco più di cento pagine perciò la trama ha un ritmo elevato in cui inevitabilmente Jean Poldonski è l’unico personaggio davvero sviluppato. È una storia cinica e ironica nei confronti dell’umanità e quasi splatter nella parte centrale in cui il protagonista si vede circondato da cadaveri. Proprio perché è un romanzo senza compromessi vale la pena leggerlo.

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