Preludio allo spazio di Arthur C. Clarke

Preludio allo spazio di Arthur C. Clarke
Preludio allo spazio di Arthur C. Clarke

Il romanzo “Preludio allo spazio” (“Prelude to Space”) di Arthur C. Clarke è stato pubblicato per la prima volta nel 1951. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 19 di “Urania” e nel n. 881 di “Oscar” nella traduzione di Armando Silvestri, nel n. 2138 di “Oscar” e nel n. 280 di “Urania Collezione” nella traduzione di Lidia Lax e Diana Georgiacodis.

I preparativi per la partenza della missione Prometheus sono cominciati. Si tratta di un momento storico perché sarà la prima missione a portare astronauti sulla Luna perciò lo storico Dirk Alexson viene incaricato di assistere agli eventi e raccogliere le testimonianze di persone che vi stanno lavorando.

Uno degli scopi di Dirk Alexson è di raccontare ciò che gli hanno detto scienziati e ingegneri che lavorano al progetto in un modo comprensibile alla gente comune. Per offrire tutta la storia, segue varie fasi del progetto sviluppate prima in Inghilterra e poi in Australia, dove avverrà il lancio.

“Preludio allo spazio” venne pubblicato ben prima dell’inizio del programma Apollo e, nel 1976, Arthur C. Clarke scrisse una prefazione a una nuova edizione del romanzo per commentare le differenze tra il progetto descritto nel suo romanzo e le reali missioni lunari condotte negli anni ’60 e ’70. L’autore ammette di aver avuto anche l’intento di propagandare i viaggi spaziali offrendone una visione realistica, ben diversa da quella che veniva generalmente data nelle storie di fantascienza di quegli anni.

Arthur C. Clarke aveva una profonda cultura tecnico-scientifica e ciò si vede nelle sue descrizioni di tecnologie che vengono impiegate nel romanzo per la missione Prometheus. Quando scrisse il romanzo, c’erano varie idee legate ai possibili sviluppi di reali veicoli spaziali e Clarke si concentrò su quelle che, in quel momento, gli sembravano più plausibili.

Anche la centralità dell’Inghilterra dietro allo sviluppo della missione è un elemento legato all’epoca in cui venne scritto “Preludio allo spazio” e non solo alla nazionalità di Arthur C. Clarke. Gli USA svilupparono il loro programma spaziale in modo serio solo molti anni più tardi, dopo che i sovietici misero in orbita lo Sputnik e soprattutto cominciarono missioni spaziali con esseri umani a bordo delle navicelle.

L’intento didattico del romanzo è chiaro fin dall’inizio. L’idea di avere uno storico a documentare le fasi di preparazione al lancio porta a descrivere le tecnologie utilizzate nella missione Prometheus. Normalmente, le storie di fantascienza dell’epoca legate a missioni spaziali seguivano il volo vero e proprio ma “Preludio allo spazio” segue quasi solo i preparativi.

Anche i personaggi sono per la maggior parte funzionali alle descrizioni dei preparativi per la missione Prometheus. Ciò significa che pochi hanno un reale sviluppo e che la maggior parte serve solo a riportare alcuni aspetti della missione. Si può dire che la trama sia piuttosto vaga, nel senso che è fatta più di conversazioni che di eventi.

Al di là degli aspetti tecnico-scientifici, c’è comunque in tutto il romanzo un ottimismo di fondo riguardante i viaggi nello spazio. Più volte vengono fatti commenti contro i nazionalismi con affermazioni riguardanti il non portare frontiere nello spazio. Purtroppo, da questo punto di vista, le collaborazioni e le dichiarazioni degli astronauti che hanno visto un unico mondo senza confini si sono scontrate e continuano a scontrarsi con i tribalismi esistenti al suolo.

Nella realtà, gli sviluppi tecnologici sono stati ben diversi da quelli ipotizzati da Arthur C. Clarke e con costi molto superiori a quelli citati nel romanzo. È quasi paradossale che gli sviluppi che l’autore ha indovinato con maggior precisione siano secondari nel romanzo e riguardino i satelliti geostazionari.

Nelle descrizioni delle missioni spaziali, gli sviluppi tecnologici hanno seguito strade piuttosto diverse e tempi diversi da quanto descritto nel romanzo. La riutilizzabilità dei vettori è stata sviluppata solo negli ultimi anni ed è ancora l’eccezione, non la regola.

Il pionierismo che si respira in “Preludio allo spazio” non è stato ancora completamente superato anche se ormai l’elemento commerciale sta diventando sempre più rilevante. L’ottimismo mostrato da Arthur C. Clarke si scontra con tribalismi e oggettive difficoltà tecnologiche. Ciò rende questo romanzo per certi versi superato ma per altri ancora fantascientifico, con riflessioni ancora significative sulla collaborazione per obiettivi comuni. È soprattutto per questi elementi che ha ancora senso leggere questo romanzo.

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