I vegumani di Clelia Farris

I vegumani di Clelia Farris
I vegumani di Clelia Farris

Il romanzo “I vegumani” di Clelia Farris è stato pubblicato per la prima volta nel 2022 da Future Fiction.

Per la cooperativa agricola Astarte ogni giorno è una sfida per produrre qualcosa nonostante le condizioni climatiche molto difficili. Molte persone emigrano verso l’Artico, dove il clima è mite ed è ancora possibile praticare l’agricoltura come facevano le generazioni precedenti, ma altre persone non vogliono lasciare la loro terra natia.

Degli esperti promettono la pioggia e ciò aiuterebbe enormemente i soci della Astarte ma non tutti credono a quelle previsioni. Gazania lavora a una crema protettiva che aiuti i lavoratori a rimanere più a lungo a lavorare all’aperto ma scopre che una persona che l’ha usata ha letteralmente messo radici.

“I vegumani” ci porta in un futuro in cui gli effetti dei cambiamenti climatici hanno influenzato pesantemente l’umanità. Normalmente, questo è considerato un tipo di storia postapocalittico o quasi perché mostra un futuro in cui perfino l’area mediterranea è a malapena abitabile a causa delle condizioni climatiche. Tuttavia, Clelia Farris affronta questi temi con l’atteggiamento del sottogenere solarpunk, che deriva da un movimento che cerca di immaginare un futuro che offre motivi di ottimismo nonostante i problemi che già oggi colpiscono il mondo e peggioreranno nel futuro.

La società che esiste nel futuro raccontato da Clelia Farris continua a funzionare a dispetto delle difficoltà causate dai cambiamenti climatici. Quella situazione è centrale nella trama e negli ultimi anni si è sviluppato un genere chiamato climate fiction che esplora specificamente i problemi legati ai cambiamenti climatici.

I soci della cooperativa Astarte sono giovani che si ingegnano a portare avanti coltivazioni utilizzando biotecnologie avanzate. Attraverso le loro azioni e conversazioni, il lettore scopre i problemi che devono affrontare e le differenze tra chi vuole rimanere e mantenere in vita la propria terra e chi invece è stanco di lottare contro il deserto ed è tentato di emigrare verso il Nord, dove il clima è mite.

Le radici sono centrali in questo romanzo, sia in senso metaforico che in senso letterale. Gazania lavora su una crema protettiva e si tratta di un lavoro che potrebbe fare tutta la differenza in un luogo dove di giorno è difficile stare all’aperto a causa delle condizioni ambientali che sono al limite della vivibilità. Poter lavorare un’ora in più all’aperto in quelle dure condizioni potrebbe determinare la sopravvivenza della cooperativa Astarte.

Quando Gazania scopre che la sua crema fa letteralmente crescere le radici a chi la utilizza, cerca di capire quale componente abbia generato quell’effetto imprevisto. Quella che sembra proprio una conseguenza imprevista diventa un modo per esplorare nuove possibilità di sopravvivenza e le differenze rispetto alle soluzioni cercate dalle generazioni precedenti. I soci della cooperativa sono giovani ma i personaggi includono Nonna, che sembra inutile ma ricorda i vecchi tempi e i limiti delle generazioni che hanno causato i problemi e non hanno trovato soluzioni sufficienti a evitare il disastro.

Succedono molte cose nel corso della storia ma questo non è certo un romanzo d’azione. Gli scambi di opinione tra personaggi, gli elementi scientifici dietro ai tentativi di far funzionare l’agricoltura in condizioni molto difficili e i tentativi di adattarsi di eprsone come Gazania vengono usati da Clelia Farris ne “I vegumani” per offrire molti spunti di riflessione sulla situazione che stiamo vivendo già oggi e sulle sue conseguenze. C’è davvero molto su cui pensare e proprio per questo motivo consiglio la lettura di questo romanzo.

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