
Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Cell” e uno sulla rivista “Science”, descrivono due esami condotti sul cosiddetto Cranio di Harbin, un fossile scoperto in Manciuria, nella Cina nord-orientale, datato almeno 146.000 anni. Un team di ricercatori guidato dalla paleogenetista Qiaomei Fu dell’Istituto di Paleontologia dei Vertebrati e Paleoantropologia di Pechino e Qiang Ji dell’Università di Hebei ha recuperato frammenti di DNA mitocondriale dal tartaro dentale ancora presente sul cranio e proteine.
Il confronto con DNA e proteine di ominini ha indicato che il cranio apparteneva a un Denisova, il primo a essere attribuito a questa specie per molti versi ancora poco conosciuta. Si tratta dello stesso cranio che nel 2021 era stato attribuito a una nuova specie che era stata chiamata Homo longi.
La storia del Cranio di Harbin è complessa perché venne trovato per caso da un operaio nel 1933 nella regione del fiume Longjiang (fiume del drago) e per questo motivo soprannominato l’uomo drago. Era tempo di guerra in Cina e il cranio rimase nella famiglia del suo scopritore finché non venne donato all’Università di Hebei nel 2018. Ciò ha reso impossibile una datazione basata sull’ambiente in cui è stato trovato e ci sono state difficoltà nella datazione tramite radioisotopi. La conseguenza è che l’età minima di 146.000 anni è una stima approssimativa.
L’attribuzione del Cranio di Harbin alla nuova specie Homo longi aveva causato controversie e i tentativi di recuperare DNA sono sembrati l’unico modo per trovare qualche risposta certa. I tentativi fatti nel corso di questo nuovo studio hanno portato a recuperare frammenti del DNA mitocondriale e di proteine. Diverse specie generano diverse varianti delle proteine e le proteine si consevano molto più a lungo del DNA perciò possono aiutare nell’attribuzione di un fossile.
I confronti con le informazioni disponibili su DNA mitocondriale e varianti proteiche hanno indicato che il Cranio di Harbin apparteneva a un Denisova. Si tratta di un’attribuzione davvero importante perché finora solo poche ossa erano state attribuite a questa specie di ominini e lettaralmente non sapevamo che faccia avessero. Era una situazione paradossale pensando che abbiamo il loro DNA grazie alle poche ossa ben conservate trovate in Siberia ma erano poche ossa sparse perciò un cranio quasi completo cambia notevolmente questa situazione.
Fossili di ominini scoperti nell’Asia orientale sono da tempo al centro di discussioni per le difficoltà di attribuirli a una specie conosciuta. La proposta di una specie che è stata chiamata Homo juluensis e include i Denisova e parecchi di questi fossili asiatici potrebbe trovare nuovi sostenitori con l’attribuzione del Cranio di Harbin a questa specie ma è ancora presto per capire le possibili ramificazioni.
Le tecniche usate per cercare DNA e proteine in questo cranio potrebbero essere applicate ad altri fossili la cui attribuzione è controversa o comunque incerta. Allo stesso tempo, sapere che il Cranio di Harbin appartiene a un Denisova offre un riferimento che può aiutare l’attribuzione di altri crani dai quali non è stato possibile ricavare DNA o proteine. Sicuramente le discussioni non cesseranno perché la storia dell’umanità è complessa a causa delle tante migrazioni e degli incroci tra popolazioni attribuite a specie diverse ma ogni passo in avanti offre nuove informazioni importanti.
