
Il romanzo “Il pianeta delle scimmie” (“La Planète des Singes”) di Pierre Boulle è stato pubblicato per la prima volta nel 1963. In Italia è stato pubblicato da “Editrice Massimo” nel n. 53 de “Il Mosaico”, da Mondadori nel nl 623 di “Oscar”, da Editori Associati nel n. 274 di “TEADue”, e di nuovo da Mondadori nel n. 292 di “Classici Urania”, nel n. 1784 di “Oscar Varia” e nel n. 269 di “Urania Collezione”, in tutti i casi nella traduzione di Luciano Tibiletti.
Jinn e Phyllis stanno trascorrendo una vacanza nello spazio quando si imbattono in un messaggio in bottiglia abbandonato nello spazio. Contiene un manoscritto in cui il giornalista Ulisse Mérou racconta la sua incredibile storia.
Ulisse Mérou era stato invitato dal professore Antelle parte di una spedizione scientifica nel sistema della stella Betelgeuse. Lì gli esploratori spaziali hanno trovato un pianeta molto simile alla Terra e vi sono atterrati con una piccola navicella. La sorpresa di trovare esseri del tutto simili agli umani è stata superata solo dalla scoperta che i dominatori del pianeta sono scimmie senzienti.
“Il pianeta delle scimmie” è ricordato soprattutto per l’adattamento cinematografico, che ha dato inizio a una serie di film con nuovi adattamenti prodotti nel corso dei decenni successivi. Il primo film è memorabile tra le altre cose per il colpo di scena finale, che deriva da uno sviluppo della storia che prende solo i concetti di base del romanzo.
Pierre Boulle sviluppò una storia con il meccanismo letterario del messaggio in bottiglia, un manoscritto in cui Ulisse Mérou racconta il contatto con una civiltà di scimmie intelligenti su un pianeta che orbita attorno alla stella Betelgeuse. Il protagonista e i suoi compagni di viaggio vengono trattati come animali dalle scimmie del pianeta, una situazione che ribalta quella esistente sulla Terra.
I tentativi di Ulisse Mérou di capire come si sia sviluppata la società delle scimmie e perché gli umani sul pianeta siano rimasti a livello animale dal punto di vista intellettivo vengono usati per offrire varie riflessioni. Inizialmente, deve cercare di capire le basi di quella situazione ma successivamente finisce coinvolto nelle ricerche scientifiche in atto sul pianeta.
Pierre Boulle include considerazioni pseudo-scientifiche che a volte sono molto speculative. Ad esempio, quelle sulle possibilità di avere una società organizzata imitando certi comportamenti di una specie senziente, usando non a caso il termine scimmiottare, sono azzardate. Vengono usate nelle riflessioni sulla stagnazione di una civiltà, che possono essere comunque interessanti. In sostanza, queste parti vanno prese con le molle: dopotutto, si tratta di un romanzo ambientato su un pianeta che orbita attorno a una stella supergigante rossa, cioè una stella in agonia, eppure è rimasto abitabile.
Alla fine, secondo me le parti migliori sono quelle in cui il protagonista rivede nelle scimmie senzienti pregi e difetti degli umani terrestri. Per alcuni versi, la storia è una satira di un certo tipo di umani, con i loro pregiudizi e la loro arroganza.
Nella situazione in cui finisce, Ulisse Mérou fatica a mantenere la sua razionalità e a volte finisce per comportarsi anche lui in modi puramente istintivi come gli umani locali. Ciò vale anche, e forse soprattutto, nei suoi rapporti con la donna locale che chiama Nova. Nonostante ciò, tende a sentirsi superiore a essi e a volte perfino ad alcune scimmie in atteggiamenti che rispecchiano forme di razzismo che si vedono sulla Terra.
Questo romanzo è breve per gli standard odierni e ciò significa che il ritmo tende a essere elevato grazie ai molti eventi raccontanti nonostante le tante riflessioni fatte attraverso il protagonista. Ulisse Mérou trova continue sorprese e anche il finale è un notevole colpo di scena, anche se totalmente diverso rispetto a quello del primo film.
“Il pianeta delle scimmie” ha alcuni difetti ma secondo me rimane ancora interessante in certe riflessioni sull’umanità. Va letto cercando di non pensare alle trasposizioni cinematografiche a cui ha dato inizio.
