Dune: Prophecy – prima stagione

Emily Watson nel 2024
Emily Watson nel 2024

Avviso. Questa recensione contiene spoiler sulla prima stagione della serie “Dune: Prophecy”!

Il 22 dicembre (il 23 dicembre in Italia) è terminata la prima stagione della serie “Dune: Prophecy”.

Anni dopo la morte di Frank Herbert, l’autore dei romanzi originali del ciclo di Dune, suo figlio Brian e Kevin J. Anderson hanno cominciato a scrivere storie generalmente raccolte in mini-serie di due o tre romanzi ambientate nello stesso universo narrativo. Ne ho letti diversi ma francamente a un certo punto mi sono stufato perché il livello mi pareva quello di fanfiction a cui mancavano tutte le sfaccettature che costituivano una grande forza delle opere originali.

“Dune: Prophecy” è ambientato parecchi decenni dopo la fine del jihad Butleriano. I titoli indicano un collegamento con il romanzo “Sisterhood of Dune” (di prossima pubblicazione in Italia) ma la serie è ambientata dopo quegli eventi, in un periodo in cui l’Imperium è ancora alla ricerca di stabilità.

Il cast principale della prima stagione di “Dune: Prophecy” è costituito da:

  • Emily Watson (foto ©Elena Ternovaja) nel ruolo di Valya Harkonnen
  • Jessica Barden nel ruolo della giovane Valya Harkonnen
  • Olivia Williams nel ruolo di Tula Harkonnen
  • Emma Canning nel ruolo della giovane Tula Harkonnen
  • Travis Fimmel (foto ©Gage Skidmore) nel ruolo di Desmond Hart
  • Jodhi May nel ruolo dell’Imperatrice Natalya
  • Sarah-Sofie Boussnina nel ruolo della Principessa Ynez
  • Chloe Lea nel ruolo di Sorella Lila
  • Jade Anouka nel ruolo di Sorella Theodosia
  • Chris Mason nel ruolo di Keiran Atreides
  • Shalom Brune-Franklin nel ruolo di Mikaela
  • Mark Strong nel ruolo dell’Imperatore Javicco Corrino
  • Edward Davis nel ruolo di Harrow Harkonnen
  • Josh Heuston nel ruolo di Constantine Corrino

La serie include molti riferimenti agli eventi raccontati nel romanzo “La battaglia di Corrin” ma sembra che vi sia una volontà di evitare il termine jihad. I personaggi si riferiscono in termini generici alla guerra contro le macchine pensanti e al successivo divieto di utilizzo di tecnologie che abbiano caratteristiche anche lontanamente simili ad esse.

Il jihad Butleriano è raccontato nella trilogia delle “Leggende di Dune” ed è il titolo del primo libro ma è possibile che i produttori di “Dune: Prophecy” abbiano ritenuto che il termine abbia connotazioni negative tra gli spettatori occidentali. Questo sospetto è già venuto riguardo ai film di Denis Villeneuve. Sembra una mossa scelta per ottenere un miglior riscontro da spettatori che non sono fan della saga.

La serie comincia con il misterioso Desmond Hart, il quale è tornato da Arrakis e usa un potere sconosciuto per convincere l’imperatore a schierarsi contro le Bene Gesserit. La Sorellanza fondata da Raquella Berto-Anirul, un personaggio presentato nel romanzo “La battaglia di Corrin”, si sta espandendo e cerca di forgiare forti legami con l’imperatore e le Grandi Casate.

Tutto sommato, la storia mi è parsa buona anche se alcune parti mi hanno lasciato perplesso.

La Voce è uno dei poteri delle Bene Gesserit ma sembra che sia nata come un talento naturale di Valya Harkonnen ben prima di unirsi alla Sorellanza. Ciò però farebbe pensare a una qualche caratteristica fisica particolare, forse derivante da una mutazione genetica. È difficile pensare che si tratti di un tipo di capacità che possa essere insegnata e spero che verrà fornita una spiegazione decente.

I flashback riguardanti le sorelle Harkonnen riguardano anche la faida tra Harkonnen e Atreides. In un momento importante, c’è una battuta di caccia in cui i personaggi usano mezzi curiosamente primitivi anche per gli standard del post-jihad Butleriano. Sembrerebbe che siano tutti Atreides ma sono davvero tanti pensando che devono essere figli o nipoti di Vorian Atreides.

Alla fine, quando è emersa la verità sull’origine di Desmond Hart, ho avuto il sospetto di guardare “Grey’s Anatomy” o qualche soap opera pensando alle successive scene di seduzione. Francamente, mi sembra una conferma del fatto che questa serie è prodotta soprattutto per un pubblico generico.

Pensando ai trascorsi di Tula con gli Atreides, avrei messo maggior enfasi sul rapporto tra lei e sorella Lila, dato che anche lei è una discendente di Vorian Atreides. Ciò perché un elemento importante della sua storia personale è dato dal fatto di essere una discendente di Raquella Berto-Anirul, introdotta nei romanzi come nipote di Vorian Atreides.

Devo dire che i personaggi hanno determinato il mio gradimento della serie. Nei libri di Brian Herbert e Kevin J. Anderson che ho letto, la caratterizzazione dei personaggi è rozza. Nella serie la situazione è un po’ migliore, forse anche grazie agli sceneggiatori. Ho avuto l’impressione che gli attori abbiano fatto del loro meglio per dare vita ai personaggi e i risultati mi sono parsi buoni grazie a loro.

“Dune: Prophecy” è stata rinnovata per una seconda stagione. Forse anche il budget aumenterà nella seconda stagione: non guardo gli effetti speciali per giudicare un telefilm ma ad esempio la corte dell’imperatore dell’universo sembrava piuttosto spoglia per una serie odierna.

Sei episodi erano davvero pochi per concludere tutte le parti della trama, lasciandomi l’impressione già negli episodi precedenti che questa stagione introduttiva sia stata una sorta di prologo. In effetti, il finale di stagione è quello che ha mostrato più sostanza di tutti gli altri messi assieme con eventi chiave che avranno sviluppi successivi.

Travis Fimmel nel 2015
Travis Fimmel nel 2015

Gli eventi includono sia sviluppi dei vari intrighi in atto da parte delle fazioni all’opera che rivelazioni e perfino collegamenti con la saga originale. Il potenziale dell’unione delle linee Atreides/Harkonnen, vari accenni al passato di Sorella Theodosia che hanno lasciato il passo alla rivelazione della sua natura e l’importanza di vincere la paura che sembra proprio una base per la creazione della litania contro la paura. Per me è ancora poco per apprezzare pienamente questi prequel ma anch’io considero le sabbie di Arrakis sono come casa, perciò continuerò a seguire almeno questo adattamento televisivo.

2 Comments


  1. Eppure affianco a scene che fanno proseguire la trama ce ne sono altrettante che non dicono nulla e servono solo per allungare inutilmente il brodo, magari con un intermezzo di due personaggi che sono semplicemente a letto assieme. Evidentemente poca sostanza c’era nei libri e poca sostanza c’è in questo adattamento televisivo.

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    1. In teoria, certe scene dovevano servire per qualche approfondimento dei vari intrighi ma alla non sempre risultano utilissime.

      Riguardo ai libri, secondo me fanno fin troppo affidamento sull’azione ma ci vorrebbe un budget ben superiore per riprodurla in una serie televisiva. È anche per quello che nel mio articolo mi chiedevo se aumenteranno il budget della seconda stagione.

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