
Un articolo pubblicato sulla rivista “eLife” riporta uno studio della colonna vertebrale degli Australopithecus sediba. Un team di ricercatori ha creato riproduzioni tridimensionali di fossili di vertebre scoperti nel 2015 nel corso di scavi nel sito di Malapa, dove vennero scoperte le prime ossa attribuita a questa specie di ominini. Ciò ha permesso di ottenere una colonna vertebrale inferiore quasi completa dell’individuo catalogato come MH2 le cui caratteristiche confermano le conclusioni di precedenti studi che indicavano che questi australopitechi usavano le braccia per arrampicarsi sugli alberi come scimmie ma usavano le gambe in una camminata bipede come le successive specie del genere Homo.
Le prime ossa di Australopithecus sediba vennero scoperte il 15 agosto 2008 quando il professor Lee Berger stava effettuando uno scavo nella riserva naturale di Malapa con suo figlio Matthew, il quale scoprì il primo osso fossile attribuito a questa specie. Alcuni scheletri incompleti vennero assemblati mettendo assieme le ossa scoperte nel corso del tempo e da subito vennero notate la caratteristiche in parte simili a quelle umane e in parte simili a quelle delle scimmie. Una descrizione approfondita venne pubblicata in sei articoli sulla rivista “Science” nell’aprile 2013.
La femmina catalogata come MH2 venne soprannominata Issa, che significa protettore in lingua Swahili. Ulteriori ossa vennero scoperte nel 2015 nello stesso sito e le vertebre combaciavano con quelle di Issa già disponibili. Il lavoro è stato complesso perché i ricercatori non hanno voluto correre il rischio di danneggiare i fossili perciò ne hanno creato una riproduzione tridimensionale sottoponendoli a una micro-TAC.
L’immagine in alto (Cortesia NYU & Wits University. Tutti i diritti riservati) mostra una silhouette di Australopithecus sediba che mostra le ossa disponibili con le vertebre e la relativa ricostruzione tridimensionale. L’immagine in basso (Cortesia NYU & Wits University. Tutti i diritti riservati) mostra un’altra silhouette di Australopithecus sediba che mette in risalto le vertebre e ne mostra le caratteristiche anatomiche che permettevano a questa specie di vivere sugli alberi.
Il professor Scott Williams, primo autore dell’articolo, ha spiegato che la regione lombare è critica per capire la natura del bipedalismo nei nostri antenati più antichi e per capire quanto fossero adattati a camminare su due gambe. Una serie di vertebre lombari dello stesso individuo sono straordinariamente rare e solo tre sono state trovate tra tutti i fossili africani più antichi.
Le vertebre trovate nei primi scavi avevano portato i ricercatori a ipotizzare che l’Australopithecus sediba camminasse sulle gambe e avesse braccia e torso adattati alla vita sugli alberi. Si tratta di un misto tra caratteristiche tipiche di specie precedenti di ominini e delle scimmie e altre che sono diventate una parte importante delle specie successive e del genere Homo. Le nuove vertebre hanno confermato quest’ipotesi anche se la colonna vertebrale di Issa assomiglia più a quelle dei Neanderthal e di altri ominini primitivi che a quella degli umani moderni.
L’Australopithecus sediba è considerato un parente stretto degli umani moderni che visse circa 2 milioni di anni fa. Anche per questo motivo, lo studio delle sue caratteristiche anatomiche è importante e il ritrovamento di altre vertebre offre nuove informazioni sulla transizione che portò all’emergere di ominini bipedi, un momento cruciale nella storia dell’umanità.

