Ricostruito uno scheletro di Australopithecus sediba

Scheletri degli Australopithecus sediba MH1 ed MH2 con quello di Lucy in mezzo
Scheletri degli Australopithecus sediba MH1 ed MH2 con quello di Lucy in mezzo

Un team di scienziati ha riscostruito uno scheletro di Australopithecus sediba (foto scheletri ©Lee R. Berger, University of the Witwatersrand), un ominide vissuto circa due milioni di anni fa, mettendo assieme ossa di vari scheletri parziali trovati nel 2008 a Malapa, a circa 45 km dalla capitale del Sud Africa Johannesburg.

Questa specie, che potrebbe essere una forma di transizione tra l’Australopithecus africanus e l’Homo habilis, ha rivelato caratteristiche miste tra quelle umane e quelle delle scimmie antropomorfe con pelvi, mani e denti simili a quelli umani e piedi simili a quelli degli scimpanzè.

Le prime ossa di Australopithecus sediba vennero scoperte il 15 agosto 2008 quando il professor Lee Berger stava effettuando uno scavo nella riserva naturale di Malapa. Suo figlio Matthew, che allora aveva solo 8 anni ma evidentemente aveva già imparato i rudimenti del mestiere di paleontologo, era con lui e scoprì un osso fossile.

Ossa appartenenti a vari individui vennero trovate nell’area. Gli individui vennero chiamati anche Malapa Hominin perché la loro specie appartiene alla tribù degli ominini assieme a homo sapiens, scimpanzè, bonobo e vari ominidi estinti. Di conseguenza, lo scheletro di un giovane uomo viene indicato come MH1, quello di una femmina adulta come MH2 e la tibia di un altro adulto come MH4. Le loro ossa sono state utilizzate per cercare di ricostruire uno scheletro completo che ci dia un’idea di quale potesse essere l’aspetto di un Australopithecus sediba.

Sulla rivista “Science” sono stati pubblicati ben sei articoli che descrivono in maniera approfondita le caratteristiche delle ossa dell’Australopithecus sediba per stabilire la parentela di questa specie con gli altri ominidi e cercare di capire se davvero siano antenati dell’homo sapiens.

I denti dell’Australopithecus sediba mostrano caratteristiche che fanno pensare ad una forma di transizione dagli australopitechi al genere homo. I suoi arti superiori sono piuttosto primitivi e adatti per arrampicarsi sugli alberi. Il torace è stretto, simile a quello delle grandi scimmie. Gli arti inferiori fanno pensare ad una camminata bipede. Insomma, una serie di caratteristiche miste tra quelle umane e quelle delle scimmie.

Lee Berger ritiene che ci sia almeno la possibilità che l’Australopithecus sediba sia un antenato dell’Homo sapiens. Una ricostruzione esatta delle parentele tra le tante specie di ominidi esistite negli ultimi milioni di anni è difficile, anche perché spesso ci sono pochi scheletri a disposizione per le analisi e i confronti.

L’unica certezza che gli scienziati hanno attualmente è che in Africa si sono evolute parecchie specie di ominidi e saranno necessarie ulteriori ricerche per cercare di stabilire le loro parentele. C’è ovviamente la speranza di trovare altri scheletri e non è esclusa la possibilità di trovare alcuni appartenenti ad altre specie ancora sconosciute.

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