Un articolo pubblicato sulla rivista “Evolutionary Anthropology” riporta una ricerca sugli ominini del periodo Pleistocene Medio che propone la specie Homo bodoensis come classificazione per una serie di fossili di ominini scoperti in Africa e di alcuni scoperti in alcune aree dell’Europa. Un team di ricercatori guidato dalla paleoantropologa Mirjana Roksandic dell’Università di Winnipeg, in Canada, ha raggiunto questa conclusione dopo aver rivalutato fossili scoperti negli anni in Africa ed Eurasia. Una conseguenza di questa proposta è l’eliminazione delle specie Homo heidelbergensis e Homo rhodesiensis con le loro definizioni spesso poco coerenti. Una serie di fossili attribuiti alla specie Homo heidelbergensis andrebbero invece ai Neanderthal.
Il Pleistocene Medio, che l’anno scorso ha formalmente ricevuto il nome di Chibaniano, è un periodo importante per l’evoluzione dell’umanità. Compreso tra 781.000 e 126.000 anni fa, è un periodo cruciale perché è quello in cui è emersa la specie Homo sapiens e anche dei Neanderthal in Europa. La storia dell’umanità si è rivelata davvero complessa con migrazioni, incroci tra specie diverse e la scoperta negli ultimi anni di fossili attribuiti ad altre specie di ominini. Ci sono diversi casi in cui attribuzioni e perfino le definizioni delle specie proposte sono state contestate, anche in base all’analisi di DNA ricavato da fossili particolarmente ben conservati. Il team della dottoressa Mirjana Roksandic propone una revisione delle tassonomia che dovrebbe chiarire la situazione.
Sotto osservazione ci sono in particolare le specie Homo heidelbergensis e Homo rhodesiensis, in discussione fin da quando sono state proposte a causa della difficoltà di definirle in modo coerente. Per questo motivo, dopo aver riesaminato fossili di ominini del Chibaniano trovati in Africa ed Eurasia, il team della dottoressa Mirjana Roksandic ha proposto l’eliminazione di queste due specie. I fossili attribuiti ad esse secondo i ricercatori vanno attribuiti alla nuova specie Homo bodoensis e alla specie Neanderthal, di cui riconoscono la nomenclatura Homo neanderthalensis.
Il nome Homo bodoensis è stato scelto perché il cranio parziale preso come olotipo per la nuova specie è classificato come Bodo 1 essendo stato scoperto nel sito di Bodo D’ar in Etiopia nel 1976. Secondo questa nuova classificazione, questa specie descrive la maggior parte degli umani che vissero in Africa e alcuni dell’Europa del Sud-Est e del Medio Oriente nel Chibaniano. Descrive anche gli antenati diretti dell’Homo sapiens.
Secondo i ricercatori, sostituire le precedenti classificazioni con Homo bodoensis aiuterebbe a riconoscere la variabilità e la distribuzione geografica degli ominini del Chibaniano e descriverebbe la morfologia unica degli ominini di quel periodo dall’Africa al Mediterraneo orientale. In un senso rigorosamente biologico, Homo bodoensis non costituisce una specie bensì un gruppo di ominini distribuito in una vasta area geografica al centro di migrazioni e incroci tra popolazioni. Tuttavia, i ricercatori ritengono che si tratti di una classificazione più omogenea e coerente rispetto alle specie proposte negli anni scorsi.
Nuove discussioni nasceranno sicuramente dalla proposta di questa riclassificazione degli ominini del Chibaniano. Ciò è inevitabile dato che si tratta di mettere ordine in una storia difficile da ricostruire con precisione perché i fossili sono spesso frammentari e solo una piccola parte di essi è così ben conservata da poter ancora trovare DNA al loro interno. Anche nuovi ritrovamenti di fossili e nuovi prelievi di DNA da quelli in ottimo stato di conservazione potranno influenzare la ricostruzione della complessa storia dell’umanità.
