
Il racconto breve “La rete di Indra” (“Indra’s Web”) di Vandana Singh è stato pubblicato per la prima volta nel 2011. In Italia è stato pubblicato da Future Fiction all’interno dell’antologia “Avatar. Fantascienza contemporanea indiana” nella traduzione di Gabriella Gregori.
Mahua è impegnata nello sviluppo di Suryanet, un progetto importante che si ispira a una miconet, una rete fungina che connette le piante della foresta. Il risultato del progetto dovrebbe essere una rete energetica rivoluzionaria ma qualcosa non sta funzionando correttamente mettendo a rischio l’intero progetto. Come se non bastasse, i pensieri di Mahua sono rivolti a sua nonna, in ospedale dopo un ictus.
Vandana Singh è una scrittrice di racconti fantastici in generale dato che le sue opere vanno oltre la fantascienza. Allo stesso tempo, ha una carriera a livello universitario dato che lavora alla Framingham State University, nel Massachusetts, dov’è professore associato del dipartimento di fisica e scienze della terra. Insomma, è anche una scienziata e ciò si nota in racconti come “La rete di Indra”, in cui la protagonista è una scienziata che cerca di risolvere un problema cruciale nello sviluppo di un nuovo tipo di rete energetica.
“La rete di Indra” è ambientato in India, dove Vandana Singh è nata e cresciuta, ma le idee espresse nel progetto a cui partecipa Mahua hanno un’importanza globale. L’idea di fondo è che una soluzione ai problemi energetici e quindi ai danni ambientali causati dall’uso di fonti fossili, possa arrivare ispirandosi a processi naturali.
C’è della fantasia nei concetti alla base del racconto ma l’autrice mostra la sua conoscenza di processi reali come quelli alla base delle reti naturali di comunicazione. Quella che nel racconto è una rete che connette le piante della foresta è ispirata a reali segnali biochimici passati da una pianta all’altra. Certo, l’estrapolazione fantascientifica è notevole ma è interessante anche perché costruita su alcuni concetti oggetto di ricerca scientifica.
Ho trovato il racconto particolarmente intrigante perché Vandana Singh mette assieme elementi che superficialmente sono perfino antitetici. Il rigoroso lavoro scientifico che Mahua conduce nello sviluppo e nella risoluzione dei problemi del progetto a cui lavora viene portato avanti basandosi molto su intuizioni. I progressi tecnologici arrivano ispirandosi alla natura e la modernità va a braccetto con la tradizione, una sintesi che per l’autrice è la strada corretta per l’umanità per avere un futuro su una Terra vivibile.
La ricerca di schemi e connessioni da parte della protagonista e la sua analisi per verificare quali siano reali e quali solo apparenti è molto interessante in un’ottica scientifica. Rappresenta la sintesi tra ricerca rigorosa e intuizione ma anche tra la fantasia e la verosimiglianza del racconto. Il risultato è anche una speranza per un futuro migliore, un altro motivo per cui ho trovato “La rete di Indra” bellissimo e ne consiglio la lettura. L’antologia “Avatar. Fantascienza contemporanea indiana” è disponibile su Amazon.
