Gli esiliati di Ragnarok o I superstiti di Ragnarok di Tom Godwin

Gli esiliati di Ragnarok o I superstiti di Ragnarok di Tom Godwin
Gli esiliati di Ragnarok o I superstiti di Ragnarok di Tom Godwin

Il romanzo “Gli esiliati di Ragnarok”, conosciuto anche come “I superstiti di Ragnarok”, (“The Survivors”, successivamente ripubblicato come “Space Prison”) di Tom Godwin è stato pubblicato per la prima volta nel 1958. In Italia è stato pubblicato come “I superstiti di Ragnarok” da Mondadori nei nn. 229 e 711 di “Urania” nella traduzione di Manola Stanchi e come “Gli esiliati di Ragnarok” da Delos Books nel n. 9 di “Odissea Fantascienza”, da Mondadori all’interno del n. 61 di “Urania Collezione” e da Delos Digital nel n. 64 di “Robotica” nella traduzione di Viviana Viviani.

L’astronave Constellation trasporta 8.000 terrestri che hanno il compito di fondare una colonia sul pianeta Athena. Durante il viaggio, l’Impero Gern comincia una guerra contro la Terra e la Constellation viene attaccata da forze aliene decisamente superiori, costringendo il Capitano alla resa.

Equipaggio e coloni vengono presi prigionieri. Gli umani considerati utili vengono portati via dai Gern per lavorare per loro mentre gli altri vengono abbandonati sul pianeta Ragnarok. Poche risorse naturali, animali feroci e la gravità una volta e mezza quella terrestre metteranno a durissima prova la resistenza degli umani.

Tom Godwin è stato uno scrittore decisamente poco prolifico dato che ha scritto solo tre romanzi nel corso della sua carriera. “Gli esiliati di Ragnarok” è il suo primo romanzo ed è rimasto il più celebre. Aveva cominciato a scrivere fantascienza all’inizio degli anni ’50, quando le storie avventurose erano ancora dominanti sulle riviste del settore.

“Gli esiliati di Ragnarok” mescola il tema dello scontro con una specie aliena con quello della sopravvivenza in un ambiente molto difficile, in questo caso non in seguito a un naufragio bensì dopo essere stati abbandonati. Alcune migliaia di umani che dovevano colonizzare il pianeta Athena finiscono invece sul pianeta Ragnarok, dove le condizioni ambientali sembrano fatte apposta per ucciderli.

La storia viene sviluppata attraverso un periodo molto lungo, raccontando gli sforzi di intere generazioni per sopravvivere alle tante insidie di Ragnarok. Il senso del romanzo è nella capacità degli esseri umani di adattarsi anche alle condizioni più difficili. Alcune parti sembrano un po’ ingenue come il fatto che i bambini si adattano alla gravità di Ragnarok come se si trattasse di un salto evolutivo. In generale però l’adattamento è frutto dell’intelligenza e della voglia di rifarsi sui Gern anche a distanza di secoli. Com’è tipico della fantascienza dell’epoca, i Gern sono alieni cattivi e vogliono rendere gli umani schiavi, almeno quelli hanno capacità che li rendano utili, altrimenti li abbandonano su pianeti come Ragnarok, dove dovrebbero morire rapidamente.

La lunghezza del romanzo è decisamente limitata per gli standard odierni perciò Tom Godwin si concentra su eventi importanti e ci sono spesso salti in avanti nel tempo, anche di decenni. Ciò rende il ritmo veloce con una notevole intensità e tensione perché i personaggi sono praticamente sempre in pericolo. Anche i personaggi importanti sono presenti solo in una parte della storia ma hanno una caratterizzazione almeno discreta.

“Gli esiliati di Ragnarok” ha alcune caratteristiche tipiche dell’epoca in cui venne scritto. La componente avventurosa è preponderande, c’è un’esaltazione degli esseri umani indomiti con la loro capacità di adattarsi a situazioni difficilissime per affrontare alieni crudeli ed è meglio non analizzare il lato tecnico-scientifico. Se tutto ciò non è un problema, è un romanzo che sfrutta al meglio certi elementi di una fantascienza classica un po’ ingenua ma con grande sense-of-wonder. È il motivo per cui è diventato un classico di quel tipo di fantascienza e può ancora assicurare una piacevole lettura. È disponibile su Amazon.

1 Comment


  1. Ebbi la fortuna di averlo tra mie prime letture negli anni verdi e ritengo si tratti ancora di un’opera validissima.
    Avventura allo stato puro che commuove e trascina il lettore attraverso le pagine, la lotta dei superstiti per la sopravvivenza e per il passaggio di generazione in generazione della fiaccola della vendetta raggiunge spesso vette epiche.
    Solo in alcuni racconti di Dickson ho incontrato la stessa atmosfera, la stessa tensione morale e la fiducia incrollabile nelle risorse dell’essere umano anche nelle situazioni più estreme.
    Pur con le sue ingenuità e inverosimiglianze resta anche per me un classico.

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