Città di morte di Madeline Ashby

Città di morte di Madeline Ashby (edizione americana)
Città di morte di Madeline Ashby (edizione americana)

Il romanzo “Città di morte” (“Company Town”) di Madeline Ashby è stato pubblicato per la prima volta nel 2016. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 1675 di “Urania” nella traduzione di Giulia La Rosa.

Go Jung-Hwa lavora come guardia del corpo per le prostitute di New Arcadia, una città costruita sull’oceano Atlantico attorno a una vecchia piattaforma petrolifera. Le accompagna ai loro “appuntamenti” per accertarsi che non succeda loro nulla di male ma quel tipo di protezione non è sufficiente perché sembra esserci un serial killer che le sta prendendo di mira.

Il momento è difficile per Hwa ma la sua vita è sempre stata difficile. Per questo motivo, è sorpresa quando riceve un’offerta di lavoro da Zachariah Lynch, che ha acquistato New Arcadia e sta investendo in un nuovo progetto di sviluppo. Suo figlio Joel ha ricevuto minacce di morte decisamente fuori dal normale dato che sembrano provenire da un’altra linea temporale e ha bisogno di una guardia del corpo.

In una società in cui è normale avere impianti cibernetici, esserne completamente privi vuol dire essere strani ed è ciò che è Go Jung-Hwa, per tutti Hwa. È affetta dalla sindrome di Sturge-Weber con una serie di conseguenze fisiche che la accompagnano da tutta la vita perché si tratta di un disturbo congenito. Sua madre ha ritenuto che non valesse la pena di pagare impianti cibernetici per Hwa e il rapporto tra le due è uno dei pesi che gravano su Hwa.

“Città di morte” ha un importante elemento cyberpunk che viene sviluppato tra le altre cose attraverso i possibili rischi di sicurezza esistenti negli impianti cibernetici. Nella società connessa dell’inizio di XXI secolo, non solo i classici computer ma anche dispositivi portatili come gli smartphone e ultimamente quelli per l’Internet delle Cose sono a rischio di intrusione da parte di malintenzionati, nel futuro il pericolo è ancora maggiore perché riguarderà direttamente il corpo degli umani dotati di impianti. Hwa ha una serie di svantaggi dovuti alla mancanza di impianti ma è immuni da quel tipo di intrusioni ed è il motivo per cui Zachariah Lynch la assume come guardia del corpo del figlio Joel.

Per un romanzo relativamente breve, “Città di morte” ha una trama davvero complessa che contiene una serie di elementi narrativi. Per certi versi è un giallo perché Hwa si trova coinvolta nel caso delle prostitute uccise e successivamente in quello delle minacce di morte a Joel Lynch. Il punto di forza secondo me sta nella costruzione di questo mondo particolare dato che la storia si sviluppa in una città nata da una piattaforma petrolifera che si riprende dopo una terribile tragedia grazie al progetto di Zachariah Lynch. Quella storia pregressa aiuta a dare spessore alla trama e a vari personaggi, con gli abitanti che hanno sofferto quella tragedia anche perdendo persone care e hanno una nuova speranza grazie al nuovo proprietario di New Arcadia.

Hwa è l’assoluta protagonista del romanzo e questo per me ha costituito di gran lunga il problema maggiore perché è un tipo di personaggio che fatico a sopportare. Ha problemi oggettivi a causa dei suoi problemi di salute e di una madre che meriterebbe solo l’eliminazione fisica ma tutto ciò ha conseguenze negative sui suoi atteggiamente e sulle sue azioni. La pesantezza di tutto ciò è un fattore che mi ha impedito di apprezzare un romanzo che a parte questa valutazione soggettiva ha i suoi meriti.

Madeline Ashby ha forse messo fin troppa carne al fuoco con un risultato non ben equilibrato. Potrebbe essere uno dei rari casi in cui un romanzo più lungo avrebbe permesso uno sviluppo meglio bilanciato dei vari elementi e dei tanti eventi che formano la trama. Il ritmo finisce per essere a volte frenetico, con molta azione e continui colpi di scena. Magari anche la protagonista sarebbe risultata meno pesante se l’autrice avesse dato altro spazio alla famiglia Lynch con le sue complessità e a Daniel Síofra, il capo di Hwa.

Alla fine, la mia impressione soggettiva su “Città di morte” è fortemente condizionata dalla mia difficoltà nel sopportare Hwa e i suoi problemi. Va detto che non è una piagnona e ciò mi ha permesso di arrivare a fine romanzo senza nausee ma la sua storia personale è per me davvero pesante. Un impatto positivo con Hwa offrirebbe sicuramente una lettura molto più piacevole.

2 Comments


  1. Finito di leggere ora…..pesantissimo, non molto chiaro e io onestamente non ho capito il finale…chi uccideva le prostitute? chi voleva uccidere HWA (ma proprio una coreana doveva prendere come protagonista)? Chi il ragazzo?…davvero, che fatica sto libro!!
    Storia interessante sulla carta, ma poi realizzata male!!!

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    1. Si, alla fine c’è tutto il discorso delle azioni gestite dal futuro che alla fine può portare a un po’ di confusione. Avrei preferito che l’autrice avesse lavorato di più sulle vicende temporali e meno sulla storia personale della protagonista.

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