Il Thylacoleo carnifex era un marsupiale con uno stile di caccia unico

Ricostruzione di un Thylacoleo carnifex che attacca un Diprotodon (Immagine roman uchytel)
Ricostruzione di un Thylacoleo carnifex che attacca un Diprotodon (Immagine roman uchytel)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Paleobiology” descrive una ricerca sul Thylacoleo carnifex. Conosciuto comunemente come leone marsupiale, era un predatore nativo dell’Australia vissuto tra il periodo Paleocene e l’inizio del periodo Pleistocene, circa 50.000 anni fa. Christine Janis dell’Università di Bristol assieme a Borja Figueirido e Alberto Martín-Serra dell’Università di Malaga hanno esaminato i gomiti di quest’animale concludendo che aveva uno stile di caccia unico.

I primi resti di Thylacoleo carnifex vennero scoperti quasi due secoli fa nel Galles ma solo dopo molti anni, nel 1859, la specie venne descritta dal paleontologo inglese Richard Owen. Il suo nome comune porta un paragone con i leoni ma era decisamente più piccolo dei grandi felini perché aveva una lunghezza attorno al metro e mezzo, un’altezza attorno ai 75 cm e un peso tra gli 80 e i 100 kg. Si trattava comunque del più grande carnivoro tra i marsupiali.

Il Thylacoleo carnifex non era diverso dal leone solo per le dimensioni ma anche per le differenze nella dentatura e soprattutto negli arti. Il suo nome comune era dovuto all’idea che fosse un predatore simile ai felini nonostante il fatto che non avesse grandi canini bensì grandi incisivi sporgenti che probabilmente li sostituivano. Questa nuova ricerca mostra in particolare le caratteristiche anatomiche del Thylacoleo carnifex che suggeriscono uno stile di caccia diverso da quello dei felini.

I ricercatori si sono concentrati sull’articolazione del gomito del Thylacoleo carnifex e sulle conseguenti capacità motorie confrontate con quelle di altre specie. Animali specializzati nella corsa hanno articolazioni con movimenti limitati nella direzione avanti e indietro che dà loro stabilità. Il Thylacoleo carnifex aveva un’articolazione del gomito più simile a quella delle scimmie arrampicatrici che permette una rotazione della mano attorno al gomito. I gatti usano i loro arti anteriori per attaccarsi alle prede e hanno articolazioni del gomito di forma intermedia.

In sostanza, le articolazioni dei gomiti del Thylacoleo carnifex suggeriscono che avesse uno stile di caccia diverso da quello dei leoni perché avevano caratteristiche da arrampicatori ma anche altre diverse, utili per stabilizzare gli arti al suolo. Secondo i ricercatori, quelle articolazioni e il grande artiglio che aveva sui pollici mobili permettevano a questo predatore marsupiale di uccidere le sue prede usando l’artiglio.

Se i ricercatori hanno ragione, lo stile di caccia del Thylacoleo carnifex era opposto a quello del leone, che usa gli artigli per tenere la preda per poi ucciderla con i suoi denti, perché i denti del Thylacoleo carnifex sembrano più adatti a tenere la preda per permettergli di ucciderla con gli artigli. I predatori viventi hanno uno stile di caccia analogo a quello dei leoni rendendo lo stile di caccia di questo marsupiale unico, almeno tra i predatori vissuti in tempi relativamente recenti.

Questa ricostruzione pone il quesito di quali prede cacciasse il Thylacoleo carnifex. Gli artigli, per quanto lunghi e accuminati, non sembrano sufficienti per uccidere grosse prede. Forse quest’animale cacciava piccole prede e le portava su un albero per mangiarle, come fanno i leopardi odierni. Forse dopotutto il suo morso di questo marsupiale utile anche per uccidere grosse prede.

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