
Due articoli, uno pubblicato sulla rivista “Nature” e uno sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” (PNAS), descrivono una ricerca sulla possibile convivenza tra diverse specie di ominidi in Africa orientale tra 3,8 e 3,3 milioni di anni fa. Nel 2015 fossili trovati in Etiopia sono stati assegnati a una nuova specie chiamata Australopithecus deyiremeda, che viveva vicina alla specie Australopithecus afarensis (foto ©Andrew), quella a cui apparteneva il celebre esemplare soprannominato Lucy.
Il ritrovamento delle ossa fossili di Lucy rappresentò una pietra miliare nel campo della paleoantropologia. L’esistenza dell’Australopithecus afarensis provava che gli ominidi risalgono a oltre 3 milioni di anni fa e inizialmente sembrava che potessero costituire la specie antenata del genere homo. Tuttavia, nel corso dei decenni successivi le cose sono diventate più complicate.
Nel 1995, venne trovato in Ciad un nuovo ominide che venne chiamato Australopithecus bahrelghazali che ha un’età tra i 3 e i 3,5 milioni di anni. Nel 1999, in Kenya venne trovato un altro ominide che mostrava differenze tali rispetto agli australopitechi che venne attribuito a un nuovo genere e chiamato Kenyanthropus platyops, che ha un’età tra i 3,2 e i 3,5 milioni di anni.
L’Australopithecus deyiremeda è solo l’ultima specie scoperta finora, sempre che venga confermata ufficialmente. È stata scoperta da un team guidato dal paleontologo Yohannes Haile-Selassie, curatore del reparto di Fisica antropologica del Museo di Cleveland negli USA e principale autore degli articoli su questa ricerca. Finora sono stati trovati una parte di una mascella, due mandibole e alcuni altri frammenti datati tra 3,3 e 3,5 milioni di anni fa nella regione di Afar, in Etiopia.
Se venisse confermato che i fossili identificati come Australopithecus deyiremeda costituiscono effettivamente una nuova specie e non esemplari di Australopithecus afarensis, rimarrebbero da stabilire le varie parentele tra le diverse specie. Rimarrebbero anche domande riguardanti la coesistenza di varie specie di ominidi imparentati in vari modi.
Negli ultimi anni stiamo scoprendo sempre più l’esistenza di vari ibridi tra specie del genere homo perciò viene da chiedersi quante volte le popolazioni dei vari ominidi nell’Africa orientale possano essersi incrociate anche geneticamente. In quel caso, l’identificazione della specie di appartenenza dei fossili potrebbe diventare più complessa.
Si tratta di uno dei casi in cui i paleoantropologi devono lavorare con qualche osso e davvero poco altro. Neppure le più avanzate tecniche genetiche sono in grado di estrarre frammenti di DNA da ossa così antiche perciò non si può sperare in qualche risposta da quel tipo di analisi.
In questi casi la speranza è di trovare nuovi fossili per ricomporre una sorta di grande puzzle della storia degli ominidi. Ogni nuovo pezzo può aiutare a capire quante specie di ominidi vissero in Africa orientale nel periodo Pliocene medio, le loro parentele e se ci sia stata una convivenza tra specie diverse.
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