
Il romanzo “Gli invasori” (“The Strange Invaders”) di Alun Llewellyn è stato pubblicato per la prima volta nel 1934. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 245 dei “Classici Urania” e nel n. 160 di “Urania Collezione” nella traduzione di Riccardo Valla. Quest’ultima edizione è disponibile anche in formato Kindle su Amazon Italia e Amazon UK
e in formato ePub su IBS.
La carovana che deve portare rifornimenti è in ritardo e, in attesa di vederla all’orizzonte, Adun pensa a Erya, una ragazza che gli piace molto. Purtroppo anche Karasoin, il capo delle Spade, ha notato la sua bellezza e lui gode di una considerazione molto maggiore rispetto ad Adun presso i Padri.
La situazione peggiora con l’arrivo di un’orda di Tartari. Essi sostengono che non stanno cercando città da saccheggiare ma stanno fuggendo da creature mostruose. I Padri non credono a quelle storie perché nella dottrina non c’è nessun accenno a tali mostri e si affidano alla Fede nella trinità composta da Marx, Lenin e Stalin.
Alun Llewellyn era un avvocato che occasionalmente faceva lo scrittore e nel corso della sua vita fu attivo in vari generi letterari. Si interessò di politica sia candidandosi a varie cariche che scrivendo satire. Fece un viaggio nell’allora URSS per vedere di persona gli sviluppi del comunismo e l’impressione negativa che ricevette divenne parte di varie sue opere.
Nel romanzo “Gli invasori” Alun Llewellyn prende alcuni elementi del regime comunista sovietico sviluppandoli all’interno di una storia post-apocalittica che nel 1934 aveva già una buona tradizione in Gran Bretagna. Soprattutto il culto della personalità dei leader comunisti fa un ultimo passo diventando in tutto e per tutto una delle basi di una religione devota a una trinità composta da Marx, Lenin e Stalin.
Nel futuro in cui è ambientato il romanzo, una nuova era glaciale ha colpito la Terra e quella che era l’URSS è degenerata in una società pre-industriale frammentata in città-stato e tribù nomadi. La città dove è ambientata la maggior parte della storia è diretta dalla Chiesa che difende la fede nella trinità comunista, il cui potere è sostenuto dalle Spade, il piccolo esercito cittadino.
La città dipende anche da periodici rifornimenti che arrivano tramite una carovana ma una crisi comincia quando essa è in ritardo e un gruppo di tartari porta in città un uomo che sembra essere l’unico sopravvissuto della carovana. A causa di ciò che racconta viene preso per pazzo ma a breve distanza i tartari arrivano in massa fuggendo da creature mostruose.
Seguendo la storia di Adun, un uomo comune, e quella di Karasoin, il capo delle Spade, uniti solo dall’interesse verso Erya, Alun Llewellyn descrive il funzionamento di quella piccola società. I vari poteri costituiscono un equilibrio che però viene destabilizzato con diverse conseguenze e diverse reazioni da parte dei diversi personaggi.
I Padri seguono rigorosamente l’ortodossia delle dottrine lasciate loro da Marx, Lenin e Stalin e non credono all’esistenza di giganteschi rettili perché nulla del genere viene descritto nella dottrina. L’atteggiamento di Adun e di Karasoin è decisamente più pratico perché ai due interessa salvare la gente e Karasoin mal sopporta il potere dei Padri.
La crisi porta Adun e Karasoin a collaborare e in qualche modo a rispettarsi ma le differenze tra i due e l’interesse verso Erya genera allo stesso tempo una forte tensione tra di loro. Il romanzo descrive una società decisamente maschilista e venne scritto quando personaggi femminili forti erano fuori dal normale ed Erya non fa eccezione. La ragazza si limita a esprimere un certo desiderio di indipendenza ma per il resto è un personaggio piuttosto debole.
D’altra parte, “Gli invasori” non è certo una storia di eroi, anche se tra i simbolismi che vi si possono vedere c’è quello dei cavalieri contro i draghi. Anche i protagonisti che cercano di salvare gli abitanti della città sono tutt’altro che senza macchia e senza paura. In realtà ciò è positivo nel senso che si tratta di persone tutto sommato normali, con i loro pregi e difetti, non di stereotipi.
L’inclusione di sottigliezze che permettono varie interpretazioni degli elementi del romanzo è in generale un elemento positivo. Alun Llewellyn non si limita a raccontare una banale avventura post-apocalittica ma la usa per raccontare una storia che riesce a contenere parecchi elementi sociali e politici pur non essendo molto lunga.
È per questi motivi che secondo me “Gli invasori” è un buon romanzo nonostante l’età. I contenuti sono interessanti ancor oggi perciò può essere considerato un classico dimenticato per parecchio tempo e in qualche modo riscoperto da Brian Aldiss un po’ di anni fa.
