Doctor Who – The Ambassadors of Death

Doctor Who - The Ambassadors of Death
Doctor Who – The Ambassadors of Death

“The Ambassadors of Death” è un’avventura della settima stagione della serie classica di “Doctor Who” trasmessa nel 1970. Segue “The Silurians” ed è composta da sette parti, scritta da David Whitaker e diretta da Michael Ferguson.

La storia

Gli astronauti della missione Mars Probe 7 non rispondono ai tentativi di contatti radio dalla Terra e l’unica speranza che rimane è nella missione Recovery Seven, lanciata per effettuare un rendezvous nello spazio. Quando le due navicelle entrano in contatto e i soccorritori vanno a verificare cosa sia successo ai loro colleghi, un suono fortissimo viene trasmesso anche al controllo missione.

Il Terzo Dottore (Jon Pertwee) e Liz Shaw (Caroline John) assistono il controllo missione nei tentativi di recuperare gli astronauti di entrambe le navicelle. Recovery Seven torna sulla Terra ma anch’essa ha interrotto i contatti. Dopo l’atterraggio, qualcuno tenta di impossessarsi della navicella nonostante ci siano il Generale Lethbridge-Stewart (Nicholas Courtney) e la UNIT a scortarla.

Extra

Questo DVD contiene una quantità limitata di extra. Sono presenti contenuti tipici come una galleria di immagini tratte da quest’avventura, i sottotitoli della produzione, i Radio Time Listings e un promo dei DVD di “Doctor Who” pubblicati prossimamente.

Sono presenti nella traccia audio alternativa commenti all’avventura da parte degli attori Caroline John, Nicholas Courtney, Geoffrey Beevers e Peter Halliday, del regista Michael Ferguson, dello script editor Terrance Dicks, del coordinatore degli stunt Derek Ware, degli stuntman Roy Scammell e Derek Martin moderati da Toby Hadoke.

Mars Probe 7: Making the Ambassadors of Death. Un documentario lungo poco più di 20 minuti sulla produzione di quest’avventura focalizzato in particolare sulla realizzazione delle scene d’azione e degli stunt.

Tomorrow’s Times – The Third Doctor. Una panoramica sull’era del Terzo Dottore presentata da Peter Purves.


David Whitaker aveva già scritto varie sceneggiature e anche le versioni romanzate di alcune avventure televisive di “Doctor Who” negli anni ’60. Iniziò a sviluppare la storia che divenne “The Ambassadors of Death” con il Secondo Dottore assieme a Jamie e Zoe ma qualche tempo dopo la BBC cominciò la trasformazione della serie.

Il cambio dei protagonisti e l’introduzione della UNIT resero necessaria una notevole revisione della storia. Derrick Sherwin, che era lo script editor di “Doctor Who” quando la sceneggiatura venne commissionata a David Whitaker, si rese conto presto che l’approccio dell’autore non era adatto alle nuove caratteristiche della serie.

Inizialmente, l’assistente script editor Trevor Ray revisionò la sceneggiatura del primo episodio per dare alla storia l’impostazione giusta ma le riscritture degli episodi successivi non soddisfarono la produzione. Alla fine, la soluzione fu radicale: David Whitaker rimase accreditato come autore ma gli episodi dal 2 al 7 vennero riscritti da Terrance Dicks, che nel frattempo era diventato script editor, e da Malcolm Hulke, che aveva scritto “The Silurians” perciò conosceva le nuove caratteristiche della serie.

Alla fine, “The Ambassadors of Death” è la storia di un primo contatto con una specie aliena fuori dal normale. Inizialmente, c’è un mistero che riguarda gli astronauti della missione Mars Probe 7, con i quali sono stati persi i contatti. La trama diventa progressivamente più complessa quando vengono persi i contatti anche con la missione di soccorso e la navicella torna sulla Terra con misteriosi alieni a bordo.

Gli sviluppi successivi mostrano un intrigo le cui ramificazioni vengono rivelate pian piano nel corso degli episodi. A causa delle varie riscritture la trama finisce per diventare contorta con un complotto sviluppato su vari livelli. Per questo motivo, in ogni episodio c’è qualche colpo di scena che possono cambiare le prospettive e il modo in cui vediamo uno o più personaggi.

Non sempre la storia è del tutto coerente ma per un’avventura così lunga e con un completamento della sceneggiatura così travagliato si tratta davvero di piccoli problemi. Le contorsioni della trama finiscono per rendere “The Ambassadors of Death” un’avventura buona più per i suoi momenti che nel suo insieme.

Nonostante i mezzi limitati della produzione, ci sono tante scene d’azione che ricordano i film di James Bond e sono generalmente realizzate con buona qualità. In particolare, ci sono scene con vari stunt in cui questi mezzi vengono sfrutta al meglio dando una buona impressione anche dal punto di vista visivo.

Un po’ meno riuscite sono le scene nello spazio con i modellini delle navicelle. L’accompagnamento di musica classica è ispirato al film “2001: Odissea nello spazio” ma esso sottolinea anche le differenze tra la produzione di “Doctor Who” e quella del capolavoro di Stanley Kubrick. Intendiamoci, si tratta di scene di qualità standard per la serie, purtroppo i confronti ne mostrano i limiti.

Una conseguenza positiva della riscrittura da parte di Terrance Dicks e Malcolm Hulke è che i protagonisti sono al loro meglio e anche i personaggi creati per quest’avventura sono ben sviluppati. Nel corso degli episodi gli spettatori imparano a conoscere i tratti della personalità e le motivazioni dei personaggi più importanti, che contribuiscono a capire anche cosa ci sia dietro al complotto. Le interpretazioni generalmente buone del cast sottolineano questi sviluppi dando ancor più forza ai personaggi.

La parte della trama relativa agli alieni finisce per essere un po’ sacrificata e solo nella parte finale dell’avventura si capisce chi siano. Ciò aiuta a interpretare il resto della storia ma il primo contatto finisce per risultare quasi una scusa per sviluppare tutto ciò che vi sta attorno.

Nonostante i difetti, secondo me “The Ambassadors of Death” è complessivamente una buona avventura con uno sviluppo che riesce a dare anche un ritmo buono per gli standard di quegli anni, in cui serial così lunghi a volte avevano episodi fin troppo lenti. È un peccato che l’edizione in DVD contenga pochi extra pur essendo composta da due DVD ma la raccomando comunque almeno a chi apprezza il Terzo Dottore.

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