

Un articolo pubblicato nei giorni scorsi nella rivista “Journal of the Geological Society” descrive una ricerca sui fossili della formazione inferiore di Fezouata, nel sud-est del Marocco, un giacimento scoperto solo cinque anni fa. Questi fossili fanno luce sull’evoluzione di molte famiglie di animali nel periodo Ordoviciano, tra 485 e 444 milioni di anni fa. In particolare, mostra che alcuni degli animali più antichi sono sopravvissuti milioni di anni più a lungo di quanto fosse stato dedotto dai fossili trovati in precedenza.
Le formazioni inferiore e superiore di Fezouata sono depositi straordinari perché sono di un tipo simile alla celeberrima Argillite di Burgess, un’eccezionale miniera di fossili del Cambriano in cui in molti casi anche il tessuto molle degli animali si è fossilizzato. Nel caso di Fezouata, i fossili risalgono al periodo geologico successivo e ciò sta aiutando a ricostruire i tempi dell’evoluzione di molte specie dell’epoca.
Tra i fossili trovati nella formazione inferiore di Fezouata esaminati dal team guidato dal Professor Derek Briggs dell’Università di Yale, molti appartengono a specie che erano state ritenute estinte, altre a specie che si pensava si fossero evolute più tardi. Com’è normale nel campo della paleontologia, nuovi fossili forniscono informazioni più complete cambiando ciò che gli scienziati pensano su certe forme di vita.
Alcune specie sono state classificate dal punto di vista tassonomico in nuovi generi, come ad esempio l’Aegirocassis benmoulai, in origine chiamato Aegirocassis benmoulae (immagine del fossile e dello schema ©Spiridon Ion Cepleanu, immagine della ricostruzione ©Levi bernardo). Quest’animale poteva essere lungo circa due metri ed era uno dei più grandi animali esistenti nell’Ordoviciano. Faceva parte dei dinocaridi, organismi marini diffusi nell’era Paleozoica inferiore.
I fossili risalenti al periodo Ordoviciano sono scarsi perciò quelli trovati nei depositi di Fezouata stanno aiutando i paleontologi a comprendere meglio gli sviluppi evolutivi di epoche molto antiche che sono state fondamentali per quelli futuri. L’esplosione del Cambriano nel periodo precedente era già ben conosciuta, il ritrovamento di questi nuovi fossili fa pensare che la diversificazione nelle forme di vita che si sono sviluppate nell’Ordoviciano sia una continuazione di quell’evento.
L’articolo pubblicato rappresenta solo l’inizio di una serie che verrà pubblicata sulla stessa rivista. Gli articoli saranno dedicati ai vari siti di eccezionale preservazione di fossili di varie epoche esistenti nel mondo. Essi descriveranno i ritrovamenti in depositi fondamentali per la nostra conoscenza della storia dell’evoluzione.
