L’ESA approva la missione Plato, un cacciatore di esopianeti di nuova generazione

Concetto artistico che illustra il possibile aspetto che avrà la sonda spaziale Plato (Immagine ESA)
Concetto artistico che illustra il possibile aspetto che avrà la sonda spaziale Plato (Immagine ESA)

L’ESA ha comunicato di aver approvato la missione Plato (PLAnetary Transits and Oscillations of stars, ma il nome è un omaggio al filosofo Platone), un cacciatore di pianeti di nuova generazione. Esso ha lo scopo di trovare esopianeti anche potenzialmente abitabili, simili alla Terra o le cosiddette super-Terre, determinandone le caratteristiche con una precisione mai vista prima.

Negli ultimi decenni ci siamo abituati a vedere telescopi spaziali anche molto grandi, la sonda spaziale Plato sarà invece dotata di una batteria di 34 piccoli telescopi, progettati da un team guidato da Roberto Ragazzoni, astronomo dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) – Osservatorio di Padova e docente di Ottica all’Università di Padova. Ognuno di questi telescopi può vedere un’area di cielo 5.000 volte quella della Luna piena.

L’insieme di questi 34 telescopi potrà osservare un’area di ampiezza simile a quella dell’occhio umano. Allo stesso tempo, avrà la capacità di analizzare in maniera dettagliata ogni piccola variazione nella luce delle stelle relativamente vicine, fino a un milione di esse, per scoprire nuovi pianeti. La precisione delle osservazioni permetterà anche di determinare le caratteristiche di questi esopianeti, inclusa la massa, il raggio e l’età.

Questo nuovo livello nella ricerca e nello studio degli esopianeti sarà possibile grazie al lavoro combinato della sonda spaziale Plato con altri satelliti e osservatori astronomici sulla Terra. Un aiuto arriverà dalla sonda spaziale Gaia, lanciata nel dicembre 2013, le cui osservazioni permetteranno di scegliere i candidati più interessanti tra le stelle catalogate su cui concentrare le ricerche.

Le osservazioni di altri sistemi planetari permetteranno anche di capire meglio il nostro sistema solare. Lo scopo è quello di capire quanto sia normale l’esistenza di pianeti sui quali ci sono le condizioni affinché possano emergere forme di vita del tipo da noi conosciuto.

L’approvazione della missione Plato è solo il primo passo. La costruzione di una sonda spaziale così sofisticata è un lavoro lungo, infatti il lancio è pianificato entro il 2024. La sonda spaziale Plato verrà immessa in un’orbita di Lissajous, attorno al punto conosciuto come L2. Si tratta di un punto lagrangiano a circa 1,5 milioni di km di distanza dalla Terra. La durata prevista per le osservazioni è di sei anni.

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