The Quantum Thief di Hannu Rajaniemi

The Quantum Thief di Hannu Rajaniemi (edizione britannica)
The Quantum Thief di Hannu Rajaniemi (edizione britannica)

Il romanzo “The Quantum Thief” di Hannu Rajaniemi è stato pubblicato per la prima volta nel 2010. È inedito in Italia.

Jean le Flambeur è un ladro rinchiuso in una prigione davvero speciale. Viene liberato da Mieli, una guerriera della nube di Oort e portata sulla sua astronave Perhonen, dotata di intelligenza artificiale. La sua liberazione ha un prezzo perché gli viene chiesto di rubare qualcosa per conto della persona che ha assoldato Mieli ma allo stesso tempo deve ritrovare le sue memorie perdute.

Nell’Oubliette, una delle città semoventi di Marte, Isidore Beautrelet, uno studente di architettura che però si è costruito una reputazione come investigatore, viene contattato da Christian Unruh dopo che una lettera è apparsa nella sua residenza in maniera misteriosa. La lettera annuncia la partecipazione di Jean le Flambeur ad una festa che Unruh intende tenere.

Hannu Rajaniemi aveva concepito fin dall’inizio una trilogia dedicata a Jean le Flambeur di cui “The Quantum Thief” è il primo romanzo, che ha una sua conclusione perciò il lettore può decidere se leggere i successivi senza correre il rischio di rimanere con una storia monca. La trama di questo romanzo è ispirata a uno dei personaggi preferito dell’autore, il ladro gentiluomo Arsenio Lupin, e non a caso inizia con una citazione da una delle storie a lui dedicate.

Ovviamente, ci sono altre influenze di tipo fantascientifico in “The Quantum Thief” e Hannu Rajaniemi ha menzionato Roger Zelazny e Ian McDonald. Il romanzo è infatti ambientato in un futuro in cui post-umani hanno colonizzato il sistema solare e utilizzano tecnologie estremamente avanzate e spesso davvero “esotiche”. Nonostante ciò, le motivazioni dei personaggi sono quelle di normali esseri umani e quindi comprensibili al lettore.

La difficoltà maggiore durante la lettura di “The Quantum Thief” può venire proprio dai riferimenti ai prodotti di varie tecnologie. La loro presenza fa pensare che questo sia un romanzo di fantascienza “hard” ma Hannu Rajaniemi spiega poco o nulla del loro funzionamento.

Greg Egan e Stephen Baxter, che forse sono attualmente i maggiori esponenti della fantascienza “hard”, usano parte delle loro storie per spiegare le basi scientifiche e tecnologiche delle apparecchiature che vi appaiono. Al contrario, Hannu Rajaniemi le cita senza dare spiegazioni, come se il lettore le conoscesse già.

Questa caratteristica di “The Quantum Thief” permette al ritmo della narrazione di essere molto veloce, quasi che si trattasse di una sceneggiatura più che di un romanzo. D’altra parte, soprattutto all’inizio onestamente può essere difficile capire perfino a cosa servano gli oggetti ipertecnologici menzionati.

La scelta di Hannu Rajaniemi è chiaramente quella di usare azione e dialoghi per sviluppare la trama di “The Quantum Thief”. Capire non solo cosa siano le varie apparecchiature citate ma anche le situazioni politiche e sociali delle varie comunità post-umane può diventare quasi un gioco ma capisco che per alcuni sia un fastidio che può anche rovinare la lettura di questo romanzo.

In questa complessa cornice fantascientifica, Hannu Rajaniemi inserisce molte idee per cui “The Quantum Thief” è anche un giallo e una storia romantica. Gli elementi tecnologici servono anche a porre il problema della libertà e dell’indipendenza dei vari personaggi. Ad esempio, nell’Obliette i rapporti tra gli abitanti e la loro privacy sono regolati da complessi protocolli che sono sia sociali che tecnologici.

Questi problemi riguardano soprattutto il ladro Jean le Flambeur, che è costretto a dipendere da Mieli, che a sua volta è stata assoldata da Joséphine Pellegrini ed ha un atteggiamento ambivalente riguardo al suo compito. La parte del romanzo riguardante le memorie di le Flambeur ricorda i temi della realtà e dell’identità tipici di Philip K. Dick. Non è un caso che le sue azioni vengano narrate in prima persona mentre quelle degli altri personaggi siano narrate in terza persona.

Lo stile da sceneggiatura di Hannu Rajaniemi non permette di sviluppare più di tanto tutti i temi del romanzo. Per quanto riguarda i tanti personaggi, solo quelli principali sono sviluppati e questo è già positivo considerando i sopraccitati problemi relativi alle loro memorie, soprattutto a quelle di Jean le Flambeur.

Sinceramente io preferisco lo stile di Greg Egan e Stephen Baxter, con maggiori spiegazioni, a quello di Hannu Rajaniemi. Tuttavia, secondo me “The Quantum Thief” è complessivamente un romanzo in cui tanti elementi sono miscelati in maniera intelligente e intrigante perciò nonostante alcune perplessità trovo che il risultato sia davvero buono. Se gli argomenti vi piacciono e lo stile dell’autore non vi infastidisce ve ne consiglio la lettura.

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