
Il romanzo “Cosmo selvaggio” (“Ship of Strangers”) di Bob Shaw è stato pubblicato per la prima volta nel 1978. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 766 di “Urania” e all’interno del “Millemondinverno 1985”, sempre nella traduzione di Delio Zinoni.
L’astronave cartografica Sarafand esplora le frontiere dello spazio per creare mappe di ogni pianeta scoperto. Grazie ad una propulsione che permette di viaggiare istantaneamente da un punto ad un altro del cosmo, il tempo necessario per spostarsi da un pianeta ad un altro è solo quello necessario alla preparazione per il balzo.
Le missioni esplorative sono lunghe e spesso noiose ma ogni viaggio verso un nuovo pianeta può riservare pericoli imprevisti, che si tratti di alieni ostili o anomalie nello spazio-tempo. Non è una vita adatta a tutti e Dave Surgenor è uno dei pochi che sono riusciti ad adattarvisi bene. Nuovi pericoli metteranno però alla prova anche la sua esperienza e le sue capacità.
“Cosmo selvaggio” è un romanzo ispirato a “Crociera nell’infinito” di A.E. van Vogt, che in realtà era il risultato dell’unione di quattro racconti pubblicati nell’arco di vari anni. In entrambi i casi, c’è un’astronave che esplora la frontiera spaziale ma il modo in cui viene sviluppato questo concetto di base è decisamente diverso.
A.E. van Vogt aveva scritto una serie di racconti avventurosi in cui l’astronave ha un equipaggio di oltre mille componenti che includono scienziati e militari affrontano eroicamente i pericoli che trovano nello spazio. Bob Shaw affronta l’argomento a modo suo perciò in “Cosmo selvaggio” ci sono sicuramente pericoli e avventure ma l’equipaggio dell’astronave è ridotto e l’autore è più interessato alle reazioni dei suoi membri agli stress della loro missione che a raccontare gesta eroiche.
Gli equipaggi delle astronavi cartografiche come la Sarafand firmano un contratto che dura due anni e alla sua scadenza la maggior parte non lo rinnova. Durante le loro missioni c’è il rischio di imbattersi in pericoli ma nella maggior parte dei casi esplorano mondi disabitati. Dopo qualche tempo, una situazione potenzialmente pericolosa diventa la benvenuta perché rompe la monotonia.
Gli esseri umani faticano a rendersi conto dell’immensità del cosmo perché hanno una propulsione che permette loro di attraversare istantaneamente qualsiasi distanza, basta conoscere il punto di arrivo. Con il tempo, però, chi partecipa a missioni di esplorazione della frontiera capisce che lo spazio è enorme e i pianeti sono minuscoli puntolini in mezzo al vuoto.
Dave Surgenor fa parte della minoranza che si è adattata a quel tipo di vita e tra i suoi compiti c’è quello di assistere i novellini che sostituiscono chi abbandona il servizio. In “Cosmo selvaggio” vengono raccontate alcune esplorazioni in cui Surgenor e il resto dell’equipaggio dell’astronave Sarafand devono affrontare vari pericoli invece che la solita noia.
Questi esploratori non sono militari e tanto meno eroi perciò nel momento in cui si trovano ad affrontare pericoli sconosciuti possono avere reazioni molto umane, anche in senso negativo. Di fronte all’ignoto, anche l’aiuto di un computer avanzatissimo a volte non riesce a impedire che Dave Surgenor e i suoi colleghi vengano presi dallo sconforto. Alla fine, riescono a sopravvivere più che altro perché il loro istinto di sopravvivenza riesce ad avere la meglio sulle loro paure e in generale sul loro lato irrazionale.
Un romanzo come “Cosmo selvaggio” inevitabilmente soffre un po’ per il fatto che la storia è frammentata in diverse avventure che avvengono nell’arco di vari anni. I membri dell’equipaggio dell’astronave Sarafand cambiano in parte nel corso del tempo e ciò fa di Dave Surgenor il protagonista e il personaggio meglio sviluppato.
C’è di buono che l’esplorazione dello spazio con il suo sense of wonder viene riportata in una dimensione umana. I membri dell’equipaggio della Sarafand o di qualsiasi altra astronave analoga vengono addestrati per compiere il loro lavoro ma sono fondamentalmente persone comuni, nel bene e nel male.
È soprattutto per questo motivo che secondo me “Cosmo selvaggio” è complessivamente un buon romanzo. Non è il migliore di Bob Shaw ma penso che valga la pena di leggerlo, soprattutto se siete fan di questo autore.

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Lei dice che Cosmo Selvaggio avrebbe il N° 626 nella collana “solista” di Urania, mentre poi quel racconto fu incluso nella raccolta MillemondiInverno del 1985.
Ma io posseggo il romanzo, e ne può vederei riferimenti pure qui:
* http://www.mondourania.com/urania/u761-780/urania766.htm
* http://www.ebay.it/itm/URANIA-MONDADORI-NUMERO-766-BOB-SHAW-COSMO-SELVAGGIO-/380508478666
* http://www.maremagnum.com/libri-antichi/cosmo-selvaggio/137044548
… eccetera… eccetera..
Ed ha il N° 766.
Saluti, e complimenti per il Suo sito e la Sua professionalità
Rodolfo Guglielmi
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Grazie per la segnalazione. Probabilmente quando ho scritto la recensione ho interpretato in maniera errata le informazioni sull’edizione “Urania” trovate su Internet. Provvedo a emendare l’articolo.