
Il romanzo “L’Ombra di Lyamnay” di Annarita Faggioni è stato pubblicato per la prima volta nel 2015.
John Reckon è un climatologo che sta lavorando al progetto Skylhope, un’ideale città del futuro che dovrebbe assicurare la sopravvivenza dell’umanità in un mondo minacciato dai cambiamenti climatici. Mentre sta facendo come al solito il suo lavoro, Reckon sviene e quando riprende conoscenza scopre di essere vent’anni nel futuro, a Skylhope, che nel frattempo è diventata realtà.
Il risveglio per John Reckon è brutale perché scopre che il progetto che doveva rappresentare un nuovo inizio per l’umanità si è trasformato in una svolta distopica. A Skylhope tutto è controllato nei minimi dettagli e gli esseri umani sono ridotti ad automi. Tuttavia, ci sono anche forze che stanno reagendo a quella situazione.
Nel 2013 Annarita Faggioni aveva scritto il racconto “Un gioco di pedine”, incluso nell’antologia “I racconti depennati” autoprodotta dall’autrice. Successivamente, ha cominciato a rielaborare la storia fino a trasformarla in un romanzo, appunto “L’Ombra di Lyamnay”, anch’esso autoprodotto.
Annarita Faggioni non è specificamente una scrittrice di fantascienza e si ispira ai classici della distopia. Ne “L’Ombra di Lyamnay” uno spunto viene dal presente, con i cambiamenti climatici che nel futuro prossimo potrebbero avere effetti catastrofici, costringendo l’umanità a cercare nuove soluzioni.
Ecco allora che il climatologo John Reckon lavora al progetto di una nuova città, un prototipo che potrebbe rappresentare la salvezza per milioni di persone minacciate dai cambiamenti climatici. Per lui però il sogno di un nuovo inizio si trasforma in incubo quando si ritrova catapultato in un futuro in cui la città di Skylhope è stata costruita ma è diventata una distopia.
Il lettore viene gettato in questa situazione assieme a John Reckon con la necessità di cercare di capire cosa stia succedendo. È un inizio spiazzante, tanto più perché Reckon parla con persone che si esprimono con una strana cadenza. A me hanno ricordato le prime versioni degli anni ’60 dei cybermen di “Doctor Who”.
Dopo quest’inizio alquanto traumatico, John Reckon cerca di capire come funzionano le cose a Skylhope scoprendone i risvolti distopici ma anche l’esistenza di persone che vi si oppongono. La vita degli abitanti è controllata in tutto e per tutto e qualcuno può reagire a quello stato di cose in maniera violenta.
L’immersione nella storia, con informazioni che vengono fornite pian piano, rende la lettura de “L’Ombra di Lyamnay” inizialmente complessa, per qualcuno ostica. È un tipo di romanzo che richiede un certo investimento perché è necessario seguire lo sviluppo della trama per un po’ prima di capire il senso dei vari elementi attraverso una progressiva scoperta di vari dettagli. Il romanzo è piuttosto breve perciò basta avere un po’ di pazienza e tutto comincerà a tornare.
“L’Ombra di Lyamnay” non è un romanzo d’azione anche se vengono raccontati parecchi eventi. Ci sono soprattutto molte conversazioni tra personaggi che permettono ad Annarita Faggioni di sviluppare sia i temi che i personaggi del romanzo. In particolare la struttura sociale di Skylhope viene costruita pezzo per pezzo con gli elementi scientifici e tecnologici funzionali ad essa.
In una storia incentrata su una società, i personaggi sono fondamentali e ne “L’Ombra di Lyamnay” quelli importanti incontrati da John Reckon mostrano varie sfumature. Anche in questo caso, può essere necessario avere un po’ di pazienza per capire le loro personalità e le loro motivazioni, anche perché in genere non sono ciò che sembrano inizialmente. In un romanzo come questo vedere i lati nascosti è fondamentale.
Per il modo in cui è stato sviluppato da Annarita Faggioni, secondo me “L’Ombra di Lyamnay” è un romanzo che piacerà in particolare a chi è interessato a storie di evoluzione o involuzione sociale ma può essere apprezzato ben al di là delle etichette di genere.
