
Il romanzo “Pashazade” (“Pashazade”) di Jon Courtenay Grimwood è stato pubblicato per la prima volta nel 2001. È il primo romanzo della trilogia Arabesk. In Italia è stato pubblicato da Zona 42 nella traduzione di Chiara Reali.
La vita di Ashraf al-Mansur detto Raf o anche ZeeZee cambia quando una donna che afferma di essere sua zia gli rivela che il suo vero padre è l’Emiro di Tunisi e lo aiuta a uscire dal carcere in cui era rinchiuso per un omicidio. Quando arriva a El Iskandryia (Alessandria d’Egitto), nell’impero Ottomano, dove raggiunge Nafisa, la presunta zia, si ritrova con la prospettiva di un matrimonio combinato con Zara, una ragazza mai vista.
Complessivamente, le prospettive per il futuro di Raf sono buone ma manda a monte il matrimonio con Zara e pochi giorni dopo Nafisa viene uccisa e lui è tra i sospetti. Costretto a prendersi cura di Hani, una nipotina che in qualche modo ha “ereditato” da Nafisa, Raf deve destreggiarsi tra i giochi di potere e i segreti che scopre nella città per capire cosa ci sia dietro l’omicidio.
Jon Courtenay Grimwood è un autore che scrive storie di vari generi, dalla fantascienza al fantasy e anche thriller. Varie sue opere sono ucronie ambientate in storie alternative con diversi punti di divergenza rispetto alla nostra. Nella trilogia Arabesk la guerra scoppiata nel 1914 non si è trasformata nella I Guerra Mondiale ma è terminata nel 1915.
Una delle conseguenze della guerra limitata è che la Germania è rimasta una grande potenza e l’impero Ottomano non è mai crollato. Tuttavia, per molti versi questo mondo alternativo è molto simile al nostro, tanto che vengono citati molti marchi esistenti anche nel nostro mondo.
Tra le province dell’impero Ottomano c’è l’Egitto ed è nella città di Alessandria, chiamata El Iskandryia, che si sviluppa la trama di “Pashazade”. Il romanzo comincia con l’arrivo di Ashraf al-Mansur dopo che è stato tirato fuori di prigione da Nafisa, una ricca donna che vive nella città.
La storia di Ashraf al-Mansur, conosciuto anche come Raf o ZeeZee, è centrale in “Pashazade” perché l’uomo si trova al centro di un’intricata vicenda e vari capitoli del romanzo raccontano flashback sul suo passato e in particolare sulla sua gioventù. Essi permettono al lettore di capire qualcosa del protagonista come la sua famiglia complicata e i miglioramenti che ha ricevuto tramite biotecnologie.
La trama di “Pashazade” è resa complessa sia dalla storia principale ambientata ad El Iskandryia che dai flashback sul passato di Raf, tanto che anche alla fine rimane un personaggio per vari versi oscuro. L’uomo aveva appena trovato dei parenti che non conosceva che si trova invischiato in una vicenda pericolosa ma le esperienze che ha vissuto gli permettono di destreggiarsi tra vari pericoli in una città che non conosce.
Devo dire di essere rimasto soddisfatto solo in parte da “Pashazade”. Si tratta di un romanzo che cerca di mettere assieme vari generi dato che si tratta di un thriller ambientato in un mondo ucronico ma secondo me non ci riesce del tutto. Anche certe etichette che gli sono state affibbiate non aiutano.
Ad esempio, in un’ucronia io mi aspetto che l’autore inserisca molti dettagli sulle differenze tra quel mondo alternativo e il nostro. In “Pashazade” c’è l’impero Ottomano con una notevole presenza di personaggi tedeschi ma per il resto è spesso davvero familiare. Insomma, mi sarei aspettato una divergenza maggiore.
Come thriller, secondo me “Pashazade” soffre del fatto che alla fine il cattivo di turno mi è sembrato poco interessante, con motivazioni banali. È vero che spesso il male è banale ma in un romanzo così complesso mi aspettavo di più. In generale ho trovato che i personaggi siano alcuni ben sviluppati ma altri sono un po’ piatti.
Ho visto “Pashazade” etichettato come cyberpunk ma questa descrizione si adatta maggiormente alla serie del Budayeen di George Alec Effinger, che forse è stata un’ispirazione per Jon Courtenay Grimwood. Anche Raf è dotato di alcuni impianti ma per il resto la cosa più cyberpunk del romanzo sono dei personaggi che usano un computer con Linux.
Alla fine, forse “Pashazade” è troppo complesso per la lunghezza del romanzo. In tutto ciò l’elemento maggiormente riuscito e per questo il più interessante è il protagonista. La sua vicenda personale con mille sfaccettature è la forza di quest’opera che è anche in qualche modo il riscatto di un uomo che si era perso nel corso della sua vita.
È per questi motivi che, nonostante i difetti, credo che “Pashazade” sia comunque un buon romanzo. Se vi interessano i temi in esso contenuti probabilmente vi piacerà. Nella valutazione, consiglio di non pensare troppo alle etichette che sono state attribuite al romanzo perché sono limitanti se non fuorvianti.

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