
Il romanzo “Revolution. Il canto delle stelle” di Antonio Lanzetta è stato pubblicato per la prima volta nel 2015 da La Corte Editore nella collana “Labyrinth”.
Nel 2233 l’umanità vive attorno a Sonho-1, l’ultima città rimasta dopo che una catastrofe ha quasi cancellato la vita sulla Terra. All’interno delle mura della città vive un’elite che si gode i vantaggi di tecnologie avanzatissime. Attorno ad esse sopravvive una popolazione di servi che lavora per i cittadini con l’unica speranza di poter un giorno essere ammessi a lavorare entro le mura.
Sue Lin è una ragazza che vive nel ghetto ma un giorno viene convocata all’interno della città. Ciò che sembra uno straordinario colpo di fortuna è invece l’inizio di un incubo che la porterà a scoprire i piani del presidente Jons e i segreti del suo passato. Ad aiutarla ci sono pochissimi amici e il misterioso Kain Lewis.
“Revolution. Il canto delle stelle” è un romanzo post-apocalittico che mette assieme molti elementi diversi in una storia piena di colpi di scena. C’è un po’ di cyberpunk, ci sono cloni e cyborg. La componente di arti marziali è importante ed è tutt’altro che sorprendente leggere che Antonio Lanzetta ne è un appassionato.
La storia è incentrata attorno all’ultima città esistente sulla Terra ma molto presto comincia a diventare chiaro che nel romanzo c’è anche una dimensione aliena. La vicenda planetaria è solo una piccola parte di una molto più grande che tuttavia nel romanzo viene poco più che accennata.
Per mettere assieme tanti elementi diversi in un romanzo tutto sommato piuttosto breve dato che è lungo meno di 300 pagine, Antonio Lanzetta flirta, a volte abbastanza pericolosamente, con i cliché. L’autore usa temi ben conosciuti dai lettori di fantascienza perciò si può concentrare sulla storia.
“Revolution. Il canto delle stelle” non è un romanzo di fantascienza hard perciò non ci sono spiegazioni riguardanti tecnologie come clonazione e impianti cyborg. Antonio Lanzetta le usa in maniera funzionale alla storia che vuole raccontare, in cui lo sviluppo della trama viene prima di tutto.
Una conseguenza di queste caratteristiche è che certi momenti della trama diventano prevedibili per chi conosce i temi trattati. L’originalità di “Revolution. Il canto delle stelle” sta nel modo in cui temi conosciuti sono stati mescolati. Anche nei punti prevedibili può comunque capitare di arrivare ad una risoluzione prima di rendersene conto a causa del ritmo serrato.
Si tratta di un romanzo narrato con un ritmo davvero molto rapido con moltissima azione. Antonio Lanzetta usa parole mirate per fornire dettagli su ciò che sta succedendo, sui personaggi e sull’ambientazione con uno stile asciutto. Ci sono momenti più introspettivi ma servono al lettore per riprendere il fiato nelle pause tra i tanti momenti molto intensi.
Tra i personaggi, lo sviluppo riguarda in particolare Sue Lin e Kain Lewis. Nel corso del romanzo Antonio Lanzetta ci fa conoscere il loro passato, le loro emozioni e le loro motivazioni. Ciò li rende decisamente i meglio riusciti in un romanzo in cui anche alcuni personaggi sembrano seguire qualche cliché.
In particolare, il presidente Jons segue fin troppo lo stereotipo del cattivo dalla mente diabolica. Secondo me una superiore complessità di questo personaggio avrebbe dato maggior forza al romanzo perché il cattivo è sempre fondamentale in una storia perciò meglio è sviluppato migliore è la storia.
Nel caso di “Revolution. Il canto delle stelle”, il ritmo adrenalinico riesce spesso a coprire i difetti della storia. Il lettore può avere l’impressione di essere su una montagna russa in cui viene sballottato qua e là assieme ai personaggi e solo riflettendoci più tardi si rende conto che non tutto è perfetto.
È per questo motivo che, anche se non è perfetto, “Revolution. Il canto delle stelle” mi è piaciuto. Se vi piacciono le storie adrenaliniche e almeno alcuni dei temi contenuti in questo romanzo, ve ne consiglio la lettura. È disponibile su Amazon.
