
“Gutshot Straight”, film di Justin Steele, uscirà nelle sale entro la fine dell’anno. Il cast è composto da vecchie e nuove celebrity hollywoodiane, come Steven Seagal, Stephen Lang e AnnaLynne McCord, attrice che ha recitato nel telefilm 90210, mentre il ruolo di protagonista è interpretato da George Eads, conosciuto come agente Nick Stokes della serie CSI. Oltre al modesto apprezzamento del pubblico, il titolo al momento è valutato 4/10 nel database cinematografico online Internet Movie Database, non mancano le critiche sul modo in cui la pellicola, a metà tra il thriller e l’azione, ha raccontato il mondo del poker.
“Gutshot Straight” è solo l’ultima di una serie di produzioni cinematografiche ispirate al poker e, più in generale, alla realtà del gambling. È stato probabilmente l’intramontabile Steve McQueen in “Cincinnati Kid” a dare via al filone, cui si sono aggiunti, negli anni, “La stangata”, “California Poker” e tanti altri, sino ai recenti “The Rounders” e “Runner Runner”, film dello scorso anno di Brad Furman. Il rapporto tra poker e grande schermo è assodato, eppure le sue declinazioni artistiche allestiscono immaginari narrativi molto differenti, talvolta improntati al realismo, in altri casi espressione di facili cliché. Ed è proprio questa una delle maggiori critiche rivolte a “Gutshot Straight”, l’uso di luoghi comuni che si discostano dal poker moderno.
Il protagonista dell’opera è Eads, che interpreta “Jack”, navigato giocatore dei casinò di Las Vegas. Questa figura, oppressa da mille problemi, riversa le sue frustrazioni nel poker, covando la speranza di una vita migliore per sé e la sua famiglia. Il tavolo verde si alterna a scene di violenza su uno sfondo delinquenziale, fatto di pestaggi e sparatorie, nate quasi sempre per debiti di gioco. Un impianto narrativo poggiato su un’idea di giocatore da far west, molto lontana quindi dall’attuale esperienza di gioco. Dai primi anni 2000 la modalità di poker che ha guadagnato i consensi del pubblico è quella sportiva, un tavolo verde privo di soldi veri, con l’unica eccezione della quota di iscrizione, e praticato in formato torneo. Gioco d’abilità in cui la fortuna, nel lungo periodo, è del tutto ininfluente. Lo conferma anche l’interesse di molti sportivi, tra gli altri ad esempio Rafael Nadal, recente vincitore del Roland Garros e al contempo giocatore del Team PokerStars SportStars.
C’è poi da contare il parallelo sviluppo della variante online, mercato capace di rivaleggiare con il live, regolata da un trasparente sistema di licenze statali (in Italia le poker room online sono autorizzate dai Monopoli di Stato). È chiaro quindi quanto la pellicola di Steele assuma un tono surreale, a danno del senso di immedesimazione evocato nello spettatore. Le star del cast desteranno senza dubbio una certa curiosità in una larga fascia di pubblico, soprattutto verso quanti amano i film d’azione, CSI o Avatar. Resta da capire se anche i poker player acquisteranno il biglietto. Se ciò non fosse, sarebbe davvero un paradosso per un action-thriller sulla vita di un giocatore incallito. Ma Hollywood ci ha abituato anche a diffidare del realismo. Chissà allora se non sarà proprio una visione così surreale a donare alla pellicola quell’originalità necessaria al successo. Agli spettatori l’ardua sentenza.
