
Il romanzo “Pompei 2079” (“All the lives he led”) di Frederik Pohl è stato pubblicato per la prima volta nel 2011. In Italia è stato pubblicato da Elara.
Brad Sheridan lavora a Pompei tra il personale del Giubileo, il duemillesimo anniversario della grande eruzione del Vesuvio che seppellì la città nell’antichità. Non guadagna molto ma il lavoro è semplice visto che i turisti vengono intrattenuti soprattutto da riproduzioni in realtà virtuale dell’antica Pompei.
La paga non è un granché ma per Brad la situazione è migliore che negli USA, tanto che manda sempre dei soldi alla sua famiglia rimasta in patria. Anche in Italia però ci sono problemi di terrorismo e una forma di influenza rischia di mietere molte vittime tra i turisti. Brad tende a mettersi nei guai e anche la situazione con la sua ragazza Gerda diventa sempre più complicata.
“All the lives he led” è l’ultimo romanzo pubblicato da Frederik Pohl. È ambientata anni dopo l’esplosione del supervulcano di Yellowstone, che ha devastato gli USA. Brad Sheridan e la sua famiglia sono rifugiati, sopravvissuti alla supereruzione costretti ad arrangiarsi per vivere in una nazione improvvisamente impoverita.
Il resto del mondo non ha subito le devastazioni degli USA da parte del supervulcano ma ci sono altri problemi, in particolare il terrorismo. Sembra che nella seconda metà del XXI secolo chiunque abbia qualche rivendicazione cominci subito a compiere stragi per farsi sentire. Da questo punto di vista, il romanzo diventa quasi una parodia, anche se davvero rozza e per questo motivo ho trovato quell’elemento francamente di cattivo gusto.
Secondo me però il problema principale di “All the lives he led” è nel modo in cui viene raccontato. Il romanzo è una sorta di diario raccontato in prima persona dal protagonista Brad Sheridan. Nel corso di buona parte della storia, Brad è ai margini degli eventi veri e propri e più che altro si lamenta della sua situazione.
Per carità, l’unico lavoro decente che Brad ha trovato è comunque di basso livello ma spesso sembra un fessacchiotto incapace di tenersi fuori dai guai che viene usato in vari modi da colleghi e superiori. Non tutte le persone con cui lavora sono ciò che sembrano ma Brad comincia a rendersene conto solo dopo parecchio tempo, quando finisce in guai seri.
Per questi motivi, nella parte iniziale l’impressione è quella che si potrebbe avere se si leggessero i commenti di una persona comune che parla di eventi importanti che conosce solo per averne letto sui giornali e su Internet o per i servizi visti ai telegiornali. Certo, Brad a volte viene coinvolto direttamente in qualche guaio ma nel 2079 la situazione è tale che sembra una cosa abbastanza normale.
È solo nella seconda parte di “All the lives he led” che cominciano i veri colpi di scena e Brad inizia a scoprire cosa stia davvero succedendo attorno a lui. Per lui le cose cambiano notevolmente, a cominciare dalla comprensione di chi sono davvero le persone con cui lavorava.
Secondo me questo è troppo poco e troppo tardi. Brad mi aveva suscitato ben poca simpatia nella prima parte del romanzo nonostante le sue disavventure. La sua storia era piuttosto noiosa e banale perciò ho smesso rapidamente di interessarmi a quello che gli succedeva.
Il risultato è un romanzo in cui il ritmo tende a essere lento, soprattutto nella prima parte, con l’aggravante che gli eventi vengono raccontati a posteriori, spesso come notizie di seconda mano. Un futuro non troppo lontano che per molti versi è la diretta l’evoluzione, o forse l’involuzione, del presente offriva un notevole potenziale. Purtroppo la mia impressione è che Frederik Pohl non l’abbia gestito adeguatamente sprecando le idee di fondo.
“All the lives he led” mi sembra un romanzo che contiene qualche elemento interessante nelle descrizioni del mondo nel 2079 ma complessivamente è stato reso mediocre dal modo in cui è stato sviluppato. Potrebbe interessare ai fan di Frederik Pohl che vogliono avere tutte le sue opere, altrimenti secondo me potete lasciarlo perdere.

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Ciao, il romanzo non è inedito ma è uscito in Italia col titolo Pompei 2079.
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Grazie per l’informazione, ho provveduto a emendare la recensione. Le pubblicazioni della Elara a volte mi sfuggono! 🙁