Pesci hanno imparato a camminare sulla terraferma

Esemplare di biscir grigio, formalmente Polypterus senegalus senegalus
Esemplare di biscir grigio, formalmente Polypterus senegalus senegalus

Le ricerche sull’evoluzione dei pesci che hanno dato origine ai tetrapodi adattandosi progressivamente alla vita sulla terraferma sono portate avanti generalmente esaminando fossili come quelli di Tiktaalik roseae, una specie risalente al Devoniano, circa 375 milioni di anni fa. Uno studio pubblicato sulla rivista “Nature” è stato invece condotto da tre scienziati della McGill University di Montreal, in Canada, studiando pesci odierni, i biscir grigi (nome scientifico Polypterus senegalus) (foto ©Zhyla), studiando il loro comportamento sulla terraferma.

I biscir sono pesci che appartengono al genere Polypterus e vivono in laghi e fiumi, in acque poco profonde e fondali fangosi o sabbiosi. Oltre ad avere le branchie, essi sono dotati di polmoni primitivi che permettono loro di sopravvivere fuori dall’acqua respirando l’ossigeno dell’aria. I biscir sono gli ultimi rimasti di un’antichissima famiglia di pesci e hanno mantenuto alcune caratteristiche che li rende interessanti per capire meglio la transizione tra acqua e terraferma.

Alcune caratteristiche del biscir grigio ricordano il Tiktaalik. I biscir usano le loro pinne anteriori per sollevare la testa e la parte anteriore del loro corpo dal suolo. Successivamente, spingono la parte posteriore del loro corpo per spingersi in avanti. È possibile che il Tiktaalik si muovesse in maniera simile.

Il biscir grigio trascorre generalmente poco tempo sulla terraferma, preferendo comunque l’acqua, in cui si muove molto più agevolmente. I biologi della McGill si sono chiesti cosa sarebbe successo se avessero forzato i biscir a crescere sulla terraferma. Otto biscir sono stati fatti crescere in un terrario per otto mesi, con un nebulizzatore che manteneva la loro pelle umidificata.

Il risultato è stato che otto mesi trascorsi sulla terraferma avevano causato cambiamenti notevoli nei biscir. Nel corso dei mesi avevano imparato a camminare in maniera più efficiente, piantando le pinne nel terreno per meno tempo con passi più brevi. Inizialmente estendevano le pinne all’esterno ma col tempo hanno cominciato a piazzarle sotto il loro corpo. Il risultato è stato che scivolavano di meno.

In parte, i biscir hanno probabilmente imparato a camminare meglio perché sono stati costretti a vivere sempre sulla terraferma ma ciò ha provocato anche cambiamenti nei loro corpi. Confrontando le ossa di questi biscir con quelle di altri individui cresciuti normalmente nell’acqua le differenze nello sviluppo delle ossa sono risultate notevoli.

In particolare, nella regione delle spalle alcune delle connessioni tra le ossa sono diventate meno strette. Grazie a questo tipo di sviluppo, i biscir sulla terraferma hanno potuto muoversi meglio grazie al fatto che le loro pinne avevano maggiore possibilità di movimento. Allo stesso tempo, le ossa corrispondenti alle moderne clavicole sono diventate più grandi e più robuste. Ciò ha permesso ai biscir di sollevarsi maggiormente sul terreno.

Questa capacità di svilupparsi in maniera diversa in condizioni diverse è conosciuta come plasticità. Essa potrebbe essere un fattore fondamentale nell’evoluzione, permettendo a organismi che si trovano in un diverso ambiente di adattarsi ad esso. A quel punto, successive mutazioni e la selezione naturale ne determina la conseguente evoluzione.

Emily Standen, che ha coordinato la ricerca, intende andare avanti mantenendo i biscir in un terrario per periodi ancor più lunghi. L’ideale sarebbe continuare la ricerca per varie generazioni di pesci per valutare i loro cambiamenti. Sarebbe comunque un periodo breve in termini evolutivi ma potrebbe già mostrare con chiarezza le modifiche che hanno portato antichissimi pesci a diventare tetrapodi terrestri o almeno anfibi.

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2 Comments


    1. Questa ricerca serve a capire qualche altro dettaglio di quella transizione e ci fa capire qualcosa in più sui meccanismi di adattamento degli animali.

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