Clifford Donald Simak (Ritratto di Stellar Publishing / Wonder Stories del 1931) nacque il 3 agosto 1904 a Millville, nel Wisconsin, in una comunità rurale che influenzò anche gli scenari di molte sue storie.
Clifford D. Simak studiò giornalismo all’Università del Wisconsin-Madison. Nel 1929 si sposò con Agnes Kuchenberg, con la quale ebbe due figli: Richard Scott e Shelly Ellen. Negli anni ’30 cominciò a lavorare come giornalista per varie testate del Midwest e a partire dal 1939 cominciò a collaborare con il Minneapolis Star and Tribune, un sodalizio che continuò fino alla pensione.
Clifford D. Simak aveva letto le opere di H.G. Wells da bambino e anche da adulto aveva mantenuto un interesse per la fantascienza. Nel 1931, pubblicò il suo primo racconto di questo genere, “The World of the Red Sun”, sulla rivista “Wonder Stories” di Hugo Gernsback. Per qualche anno, la sua attività di scrittore di fantascienza fu sporadica ma nel 1937 John W. Campbell divenne direttore della rivista “Astounding”, successivamente conosciuta come “Astounding Science Fiction”, e Simak ne divenne un assiduo collaboratore.
Il primo romanzo di Clifford D. Simak, “Ingegneri cosmici” (“Cosmic Engineers”) del 1939, seguiva lo stile della “superscienza” di quegli anni ma successivamente l’autore sviluppò il proprio stile che metteva assieme tecnologie future con paesaggi bucolici. In quegli anni, pubblicò anche racconti di guerra e western in varie riviste. Nelle sue storie di fantascienza, gli alieni non erano gli invasori tradizionali di quegli anni.
Tra il 1944 e il 1951 Clifford D. Simak pubblicò i racconti che nel 1952 vennero raccolti per formare il romanzo “Anni senza fine” (“City”), premiato con l’International Fantasy Award. Nel 1972 ne pubblicò una nuova versione contenente un nuovo racconto che gli dà una conclusione.
Negli anni ’50, Clifford D. Simak pubblicò diversi altri romanzi tra cui “Oltre l’invisibile” (“Time and Again”) del 1951 e “L’anello intorno al sole”, conosciuto anche come “Mondi senza fine” (“Ring Around the Sun” del 1952. Il suo racconto lungo del 1958 “Il grande cortile” (“The Big Front Yard”) ricevette il premio Hugo.
Negli anni ’60, Clifford D. Simak pubblicò altri romanzi di alto livello come “Camminavano come noi” (“They Walked Like Men”) del 1962 e soprattutto “La casa dalle finestre nere”, conosciuto anche come “Qui si raccolgono le stelle” (“Way Station”) del 1963, che ricevette il premio Hugo, in cui forse riuscì a dare il meglio di sé mettendo assieme gli elementi più ricorrenti delle sue storie. Tra i romanzi pubblicati in quel decennio ci sono anche “Il villaggio dei fiori purpurei” (“All Flesh Is Grass”) del 1965 e “L’ospite del senatore Horton” (“The Werewolf Principle”) del 1967.
Negli anni ’70, le storie di Clifford D. Simak cominciarono ad assumere toni più pessimisti rispetto a quelle precedenti. Temi come il conflitto tra la tecnologia e l’umanità cominciano a mostrare un atteggiamento più negativo. Anche la salute dell’autore cominciò a deteriorarsi e non tutti i suoi lavori dell’ultima fase della sua carriera sono di elevata qualità.
Tra i romanzi di questi anni ci sono “Pellegrinaggio vietato” (“Enchanted Pilgrimage”) del 1975, “Eredità di stelle” (“A Heritage of Stars”) del 1977, “Mastodonia” (“Mastodonia”) del 1978, “I visitatori” (“The Visitors”) del 1980 e “Il Papa definitivo” (“Project Pope” del 1981.
Nel 1977, Clifford D. Simak ricevette il Grand Master Award alla carriera. Con il racconto “La grotta dei cervi danzanti” (“Grotto of the Dancing Deer” del 1981, vinse i premi Hugo e Nebula.
L’ultimo romanzo di Clifford D. Simak fu “La strada dell’eternità” (“Highway of Eternity”) del 1986. L’autore morì il 25 aprile 1988. Non è stato celebre come altri scrittori ma è sempre stato molto ammirato dai suoi fan e anche dai suoi colleghi e certamente ha avuto un’importante influenza nel campo della fantascienza.

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Sono stato un fan di C.D. Simak e, nel corso degli anni, mi sono procurato praticamente tutto quello che è stato pubblicato in italiano. Considero “La casa dalle finestre nere” e “City” i suoi capolavori. Purtroppo devo ammettere che, oggi, sono romanzi “datati” e che sentono il peso del tempo trascorso. L’unica eccezione, secondo me, è City che rimane assolutamente unico ed inimitabile. Grazie per averlo ricordato.
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Prima o poi rileggerò i suoi romanzi. Alcuni possono essere datati ma credo che succeda a tutti gli autori di fantascienza. Simak è stato un grandissimo, non potevo non ricordarlo!
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E’ vero, gran parte degli autori “storici” hanno creato opere che, oggi, sono molto “datate”. Personalmente trovo che solo Asimov e Heinlein e il ciclo di Dune tra i classici si mantengono “attuali”. Nella sf/fantasy le cose sono diverse: Farmer, Vance, Lovecraft, Leiber, Turtledove e tanti altri rimangono attualissimi. Peccato!
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Ci sono troppe tecnologie che si evolvono in maniera imprevista dalla maggior parte degli scrittori, pensa solo ai computer! Il fantasy o almeno la fantascienza meno legata alla tecnologia non soffre in quel modo di quel tipo di obsolescenza.
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Giusto. C’è poi la questione delle capacità “professionali” degli scrittori: i “grandi vecchi” della sf erano, spesso, dilettanti “allo sbaraglio” con ottime idee ma… poco altro. Penso a Murray Leinster o al primo Jack Williamson o a John Wyndham, per esempio. Vance o, in misura minore, Farmer sono (secondo me) ottimi “scrittori” anche se la loro prosa può non piacere a tutti.
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In passato spesso bastava il sense-of-wonder e pazienza se lo stile era zoppicante. Wyndham comunque mi è sempre parso capace anche se legato a un stile inglese che oggi può sembrare davvero lento e a volte didascalico.
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