
La sonda spaziale Dawn si sta allontanando dall’asteroide gigante Vesta ma lo studio dei dati su questo corpo celeste continueranno ancora per molto. Recentemente, gli scienziati si sono concentrati su enormi formazioni simili a canali che attraversano Vesta che suggeriscono che sia più di un semplice asteroide.
Già nei mesi scorsi erano stati trovati indizi che facevano pensare che Vesta sia in realtà un protopianeta che è rimasto così piccolo a causa delle perturbazioni gravitazionali di Giove. Ora la ricerca sui canali che attraversano Vesta potrebbero confermare che questo asteroide ha una struttura interna complessa come i pianeti e le lune più grosse.
Generalmente, gli asteroidi hanno semplici crateri e spaccature dovute a impatti, Vesta invece ha una serie di canali, il più grande dei quali, chiamato Divalia Fossa, ha una dimensione maggiore di quella del Grand Canyon sulla Terra dato che è lungo circa 465 chilometri, è largo 22 chilometri ed è profondo circa 5 chilometri.
Le immagini prese dalla sonda spaziale Dawn hanno permesso di studiare questi canali e fanno pensare che sono stati creati in seguito ad una grossa collisione. Una cosa del genere però è possibile solo se Vesta ha un nucleo, un mantello ed una crosta con differenti densità, proprio come i pianeti. Questi strati reagiscono in maniera diversa alle forze di un impatto facendo sì che la superficie possa muoversi lateralmente e il suolo sprofondi.
[ad name=”TDElettronica468″]
Non tutti gli scienziati sono convinti di questa teoria. Alcuni hanno avanzato un’ipotesi diversa, basata sul grosso impatto che ha schiacciato il polo sud di Vesta determinandone la particolare forma. Secondo quest’altra ipotesi, la violenza dell’impatto avrebbe modificato la velocità di rotazione di Vesta in maniera talmente rapida da portare alla formazione dei canali.
È anche possibile che entrambe le ipotesi siano vere e un impatto abbia avuto un’influenza diretta ma anche una indiretta nella creazione dei canali. Gli scienziati continueranno a studiare i dati ottenuti dalla sonda spaziale Dawn e creeranno simulazioni dell’asteroide gigante Vesta per cercare di capire come siano davvero formati questi canali.
I tanti impatti subiti da Vesta sono forse i responsabili della presenza di idrogeno in quantità, un’altra delle scoperte effettuate dalla sonda spaziale Dawn tramite il suo strumento Visual and infrared spectrometer (VIR). Questa scoperta è una sorpresa perché Vesta è in una posizione in cui il calore del Sole dovrebbe essere sufficiente a impedire il deposito di composti volatili contenenti idrogeno.
Probabilmente, i composti di idrogeno sono stati portati durante la prima fase della vita di Vesta. Se ciò verrà confermato, fornirà indicazioni più precise anche su come l’acqua è arrivata sulla Terra.

Permalink
Ma porca miseria, almeno rispettate la consecutio!
“Nuovi indizi suggeriscono che Vesta SIA un pianeta mancato”
Epporcamiseria
Permalink
Hai ragione ma ho preferito usare una costruzione più colloquiale.