L’uomo che credeva di essere se stesso di David Ambrose

L’uomo che credeva di essere se stesso di David Ambrose (edizione inglese)
L’uomo che credeva di essere se stesso di David Ambrose (edizione inglese)

Il romanzo “L’uomo che credeva di essere se stesso” (“The Man Who Turned Into Himself”) di David Ambrose è stato pubblicato per la prima volta nel 1993. In Italia è stato pubblicato da Meridiano Zero nel n. 4 di “Sottozero” e da Mondadori nel n. 1586 di settembre 2012 di “Urania”.

Per Rick Hamilton è uno di quei giorni. Cade dal tetto rischiando di rompersi l’osso del collo e qualche ora dopo per pochissimo non si scontra con un camion. Il peggio però deve ancora arrivare perché durante un importante incontro di lavoro Rick avverte l’irresistibile impulso di andarsene perché è convinto che a sua moglie Anne sta per succedere qualcosa di terribile.

Quando Rick arriva sul luogo che sentiva di dover raggiungere è ormai troppo tardi e sua moglie è morta mentre suo figlio Charlie è rimasto illeso. All’improvviso però la scena cambia sotto i suoi occhi: è lui ad aver avuto l’incidente e sua moglie è accorsa ma quando chiede di suo figlio lei è perplessa e preoccupata perché loro non hanno figli.

David Ambrose è principalmente uno sceneggiatore che per molti anni ha lavorato con successo per cinema, televisione e teatro. Negli anni ’90 ha cominciato a scrivere anche romanzi e “L’uomo che credeva di essere se stesso” rappresenta il suo esordio in questo campo.

L’esperienza di David Ambrose si vede tutta in questo romanzo per lo stile visivo e i temi che l’autore aveva esplorato in parecchie sue sceneggiature. “L’uomo che credeva di essere se stesso” è infatti un thriller con elementi fantascientifici in cui il protagonista si ritrova improvvisamente in una realtà diversa in cui non ha mai avuto suo figlio, non fa l’editore bensì l’agente immobiliare e ci sono alcune differenze nella storia del mondo.

Inizialmente, “L’uomo che credeva di essere se stesso” sembra un romanzo sugli universi paralleli, teoria che il protagonista conosce perché tra le riviste che pubblica ce n’è una scientifica. Rick Hamilton cerca di capire come abbia potuto passare dalla propria realtà ad una parallela ma gli altri pensano che abbia avuto un crollo nervoso in seguito all’incidente.

Il romanzo è narrato quasi completamente dal punto di vista di Rick Hamilton ma nel corso del romanzo il lettore è spinto a chiedersi quanto siano affidabili la percezione del protagonista. Nella realtà parallela in cui Rick è arrivato ha modo di valutare la vita del suo alter-ego Richard, il quale si chiede se la sua personalità si sia frammentata.

La situazione viene resa più complicata dalla scoperta di un lato oscuro nella vita di Richard che mette a confronto non solo la vita di Rick con quella del suo alter-ego ma anche le loro reazioni ai vari eventi che si susseguono.

“L’uomo che credeva di essere se stesso” diventa quindi più sottile e vari colpi di scena portano a ribaltare più di una volta l’idea che il lettore può essersi fatto della situazione. In particolare, la seconda parte del romanzo con le considerazioni di Emma Todd, la psichiatra che cerca di aiutare Rick / Richard, dà maggiore importanza al lato psicologico della storia.

“L’uomo che credeva di essere se stesso” è un romanzo breve per gli standard odierni e nonostante il fatto che il protagonista passi parecchio tempo a esprimere i suoi pensiero e a parlare con il suo alter-ego il ritmo è elevato e la storia scorre in maniera fluida. Inevitabilmente, Rick Hamilton è il personaggio maggiormente sviluppato mentre gli altri, nelle loro due versioni, sono visti quasi tutti dal suo punto di vista che sottolinea le loro differenze nelle due realtà. Solo Emma Todd ha uno sviluppo maggiore grazie al fatto che una parte della storia è narrata dal suo punto di vista.

“L’uomo che credeva di essere se stesso” è certamente scritto in maniera competente, il problema principale per me è che ho già letto varie storie di Philip K. Dick in cui ci sono realtà parallele e identità frammentate. La conseguenza è che un romanzo come quello di David Ambrose non mi può impressionare particolarmente.

“L’uomo che credeva di essere se stesso” è tutto sommato un romanzo carino ma per le sue caratteristiche sembra scritto più per un pubblico generico che per gli appassionati di fantascienza e mi sento di consigliarlo solo ai lettori a cui piacciono i temi che affronta. L’edizione Meridiano Zero è disponibile su Amazon.

1 Comment


  1. L’uomo che credeva di essere se stesso. Mediocre.

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