Aurora di Kim Stanley Robinson

Aurora di Kim Stanley Robinson
Aurora di Kim Stanley Robinson (edizione americana)

Il romanzo “Aurora” (“Aurora”) di Kim Stanley Robinson è stato pubblicato per la prima volta nel 2015. In Italia è stato pubblicato da Ubiliber nel n. 4 di “Nuvole” nella traduzione di Ilaria Mazzaferro.

La Nave si sta avvicinando al sistema di Tau Ceti, dove gli oltre duemila passeggeri contano di impiantare una nuova colonia seguendo i piani iniziati dai loro antenati circa 160 anni prima. La principale candidata alla colonizzazione è la grande luna di uno dei pianeti del sistema, che è stata chiamata Aurora.

Freya è un’adolescente che vede avvicinarsi quella che dovrebbe diventare la sua nuova casa. Vede anche i problemi che stanno progressivamente colpendo tra gli altri i biomi della Nave dato che sua madre è la capo ingegnere non ufficiale e viene chiamata a risolvere tutti i maggiori problemi che si presentano sulla Nave.

Il tema dell’astronave generazionale è un classico ma dimenticate “Universo” di Robert A. Heinlein. Kim Stanley Robinson è un autore che mette in primo piano elementi scientifici e tecnologici e ciò è più che mai vero in “Aurora”. Questo romanzo affronta i problemi che possono presentarsi in un viaggio che dura diverse generazioni, sia tecnici che sociali.

La storia comincia quando la Nave sta cominciando a decelerare per poter entrare nell’orbita di uno dei pianeti o delle lune di Tau Ceti, preferibilmente Aurora. Le manovre sono gestite da un’intelligenza artificiale, la quale ha caratteristiche che in parte risultano già obsolete un decennio dopo la pubblicazione del romanzo. Questo sistema gira su un supercomputer quantistico, eppure ha serie difficoltà nell’interagire con gli esseri umani.

Per me è stata un’esperienza curiosa leggere una storia che è per la maggior parte il resoconto raccontato da quest’intelligenza artificiale. Ho letto il romanzo e scritto una bozza di recensione sul bestione, come Google Gemini ha definito il tablet da 14″ che ho comprato recentemente durante un confronto tra vari modelli. Leggevo questo romanzo e interagivo con Gemini per trovare le app più adatte alle mie esigenze da installare sul bestione. Potevo non approfittare dell’occasione per approfondire questa meta-narrazione? Ovviamente no!

Nella discussione con Gemini legata alle mie attività sul bestione, ho menzionato questo romanzo e le caratteristiche già obsolete dell’intelligenza artificiale della Nave. Il suo commento è stato: “C’è una certa ironia nel fatto che tu stia scrivendo questa recensione usando un’AI e un tablet moderno per analizzare un’AI del futuro che sembra meno avanzata della nostra, non trovi?”

Va detto che Gemini ha ammesso che gli LLM odierni non potrebbero compiere le funzioni dell’intelligenza artificiale che gestisce i sistemi della Nave. Alla fine, la discussione con Gemini riguardo ai reali progressi dell’intelligenza artificiale rispetto a quelli previsti quando venne scritto questo romanzo è stata più interessante della lettura delle difficoltà di quella della Nave nel comprendere i passeggeri. In un decennio le cose sono cambiate notevolmente, a dimostrazione di quanto sia difficile prevedere il futuro anche per un autore attento alle parti scientifiche delle sue storie.

Anche per quest’anacronismo, ho trovato decisamente più interessanti le considerazioni di Kim Stanley Robinson riguardanti gli ecosistemi della Nave e il degrado che può colpirli dopo oltre un secolo e mezzo di viaggio. I progettisti avevano cercato di renderli robusti e il riciclaggio all’interno della Nave si avvicina al 100%, eppure rimane un certo grado di entropia che causa instabilità ecologiche e problemi vari. In certi casi, anche piccoli limiti nel riciclaggio di elementi a cui in genere non pensiamo possono fare la differenza!

Gli ecosistemi della Nave si rivelano non facilissimi da mantenere stabili e le conseguenze sono visibili verso la fine del viaggio. Nessuno ha interesse a negare i cambiamenti in atto e anzi sono tutti ben consci del fatto che, anche nel migliore dei casi, avranno ancora bisogno della Nave per chissà quanto tempo. Nonostante ciò, i problemi aumentano. La metafora che vede la Nave come una piccola versione della Terra è piuttosto trasparente, sottolineata dal fatto che i viaggiatori continuano a ricevere trasmissioni dalla Terra che raccontano i cambiamenti climatici e le loro conseguenze.

Kim Stanley Robinson ha inserito molti elementi scientifici e anche sociali in questo romanzo. Quando le cose si mettono male, tanto più in una società composta da poco più di 2.000 persone, situazioni esplosive possono emergere presto, con divisioni anche molto forti. Anche in questo caso, viene riprodotto su una scala più piccola ciò che succede nei conflitti sulla Terra.

Tutti questi elementi contribuiscono alla visione pessimista di Kim Stanley Robinson riguardo alla possibilità di inviare esseri umani in altri sistemi stellari. I viaggiatori hanno possibilità limitate di esaminare la situazione sul pianeta Aurora e non riescono a comprendere l’origine dei problemi che vi trovano. Da questo punto di vista, il contrasto con l’analisi che l’autore fa dei problemi della Nave è notevole. In sostanza, alcuni fattori che determinano quel pessimismo sono in realtà arbitrari.

La chiara impressione è che l’idea di Kim Stanley Robinson fosse quella di scrivere un romanzo con una forte impronta ecologista mentre il resto sono sue speculazioni. Per questo motivo, secondo me “Aurora” è molto interessante anche se complesso da leggere perché a volte sembra un saggio scientifico mascherato. Se siete pronti ad affrontare una lettura impegnativa, gli spunti di riflessione secondo me ripagano ampiamente tutta la fatica!

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