
Il romanzo “SEED” di Matthew G. Dick è stato pubblicato per la prima volta nel 2020. È inedito in Italia.
Nick Burke partecipa a una missione su Marte che dovrebbe dar vita a una colonia autosufficiente. Si tratta del terzo tentativo ma anch’esso risulta pieno di problemi che ne determinano il fallimento. Gli astronauti tornano sulla Terra e Nick capisce che la strada per la colonizzazione potrebbe essere molto diversa.
Suo padre aveva coinvolto Nick in un esperimento di creazione di un clone digitale fin dalla sua nascita. Quando riesce a trovare finanziamenti da miliardari in cambio del trasporto di embrioni dei loro figli o dei loro cloni, il clone digitale di Nick viene caricato in un corpo robotico e lanciato verso un altro sistema stellare. Anche quel progetto non è senza problemi.
L’idea di una spedizione interstellare che trasporta solo il minimo indispensabile a permettere di far nascere esseri umani e animali terrestri su un altro pianeta non è nuova. Da “La stirpe dell’uomo” di Jack Williamson alla recente serie di Proxima di Brandon Q. Morris, quest’idea è stata sviluppata in vari modi.
Matthew G. Dick ha sviluppato questo concetto con il racconto in prima persona dal punto di vista del protagonista Nick Burke. Inizialmente, si tratta dell’originale in carne e ossa per poi passare al suo clone digitale in un corpo robotico, il quale racconta lo sviluppo di una colonia su un esopianeta abitabile.
Rispetto a precedenti storie basate sulla stessa idea, la spedizione di “SEED” viene sviluppata in un modo tipico di questo periodo, cioè con fondi privati. In questo caso, sono stati ottenuti soprattutto titillando l’ego di qualche miliardario con la prospettiva di una colonia piena di loro discendenti.
Nick Burke è un astronauta che ha partecipato a una spedizione su Marte perciò la sua scelta per guidare la creazione di una colonia in un altro sistema stellare ha un senso. Tuttavia, a volte sembra che non abbia ricevuto un addestramento legato all’allevamento di bambini e animali.
Quando l’astronave che trasporta ciò che serve a creare una colonia raggiunge la sua destinazione, Nick Burke deve affidarsi spesso a un’intelligenza artificiale che funge da suo assistente. Tuttavia, è lui che deve gestire fisicamente tutto il lavoro necessario a far funzionare la colonia dato che l’intelligenza artificiale è installata in un “normale” computer.
Dopo la nascita dei bambini, Nick è quello che deve gestire i loro sentimenti e le loro emozioni e ciò mette in luce i suoi difetti e i limiti dell’intelligenza artificiale. Nick è tutt’altro che perfetto come persona perciò commette errori. I suoi tentativi di rimediare agli errori e a cercare di non ripeterli costituiscono una parte importante della trama, anche perché è l’unico esempio per i nuovi nati perciò i suoi comportamenti hanno un’enorme influenza sulla colonia.
Il sottotitolo del romanzo è “A Hard Science Fiction Novel about Survival, Colonization, and Leadership Growth” ma alla fine il fattore umano sembra prevalente dato che le parti più tecnico-scientifiche sono limitate. L’autore si concentra su alcuni periodi dello sviluppo della colonia tralasciandone altri, a volte con notevoli salti in avanti nel tempo. Per questo motivo, qualche lettore può essere soddisfatto mentre qualcun altro può rimanere deluso, a seconda di ciò che cerca in una storia di questo tipo.
I toni alternano momenti di crisi a momenti più leggeri, a volte perfino comici. Nick Burke si è portato un notevole repertorio musicale (non è un caso che uno dei coloni venga chiamato Lemmy!), il quale finisce per diventare una parte importante della vita della colonia. È come se il romanzo avesse una sua colonna sonora.
Complessivamente, ho trovato “SEED” piacevole nonostante il tema non originale per lo sviluppo spesso incentrato sul percorso personale del protagonista. Si potrebbe dire che sia un romanzo per fantascientisti rockettari.
