
Il romanzo “Il pianeta proibito” (“Forbidden Planet”) di W.J. Stuart è stato pubblicato per la prima volta nel 1956. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nei nn. 148 e 406 di “Urania”, nel n. 5 dei “Classici Urania”, nel n. 35 di “Urania Collezione” e ne “I Miti Urania”, in tutti i casi nella traduzione di Carlo Rossi Fantonetti.
Un’astronave comandata da John J. Adams si avvicina al pianeta Altair-4. La missione è di stabilire la sorte di una precedente spedizione che ha raggiunto lo stesso pianeta circa vent’anni prima. Tuttavia, in un contatto radio, il professor Morbius cerca di convincere Adams a tornare indietro perché sul pianeta c’è un grave pericolo per l’equipaggio.
Adams non si fa convincere e fa atterrare la sua astronave nell’area dell’emittente radio del professor Morbius. Mentre sta compiendo le prime valutazioni ambientali assieme al suo equipaggio, Adams viene raggiunto da un veicolo guidato da un robot che li invita a incontrare Morbius. Un piccolo gruppo va a incontrare Morbius e scopre che ha una figlia, Altaira. Sono gli unici sopravvissuti della prima spedizione ma l’uomo sembra assai reticente a spiegare i dettagli di ciò che è successo e la natura del pericolo.
Philip MacDonald era soprattutto un celebre giallista che venne assunto per romanzare la sceneggiatura del film “Il pianeta proibito” scritta da Cyril Hume e la prima edizione venne pubblicata un po’ prima dell’uscita del film. Fu l’unico caso in cui l’autore utilizzò lo pseudonimo W.J. Stuart. La sceneggiatura era basata su una storia scritta da Irvin Block e Allen Adler, che riprendeva molto liberamente alcuni elementi de “La tempesta” di William Shakespeare.
Il film ebbe grande successo e nel corso degli anni è diventato un classico della fantascienza cinematografica. Per questo motivo, è quasi impossibile leggere il romanzo tratto dal film senza pensare ad esso. Ciò non impedisce di apprezzare quest’adattamento letterario, che pure ha i suoi limiti.
Secondo me, la parte migliore del romanzo deriva dalla scelta di raccontare la storia in prima persona dal punto di vista di alcuni dei protagonisti. Ciò permette di includere i loro pensieri e riflessioni, il che offre loro una profondità di un tipo che non è possibile dare in un film.
W.J. Stuart sfrutta la scelta di offrire i punti di vista dei protagonisti anche per raccontare alcuni momenti che nel film sono molto limitati. Ad esempio, l’intermezzo romantico tra John J. Adams e Altaira va ben oltre ciò che si vede nel film. Alcune morti non vengono veramente mostrate nel film mentre vengono descritte nel romanzo.
Mi viene da chiedermi come questo romanzo sarebbe stato sviluppato da uno scrittore di fantascienza. Il film diventò un classico perché esprime il meglio della fantascienza dell’epoca. La storia va ben oltre la semplice avventura su un pianeta alieno grazie a ciò che emerge riguardo alla civiltà Krell e ai motivi dietro all’estinzione di questi alieni.
W.J. Stuart sviluppa il romanzo attorno al mistero della Forza citata dal professor Morbius come pericolo per John J. Adams e per l’equipaggio della sua astronave. Secondo me, le parti maggiormente valorizzate dalle immagini cinematografiche non hanno lo stesso effetto a livello letterario. In particolare, le manifestazioni del “mostro” mi sono sembrate piuttosto piatte nel romanzo. Il risultato è che la seconda parte del romanzo secondo me non è suggestiva quanto il film.
Alla fine, “Il pianeta proibito” è un romanzo che mi ha dato emozioni miste per l’insieme di pregi e difetti e perché mi è impossibile non avere in mente un film che, nonostante l’età, rimane un capolavoro del cinema di fantascienza visivamente straordinario. Il romanzo può essere comunque apprezzato per i suoi pregi.
