
Il romanzo “I biplani di D’Annunzio” di Luca Masali è stato pubblicato per la prima volta nel 1996 da Mondadori nel n. 1296 di “Urania” per poi essere ristampato da Todaro Editore nel n. 1 di “Meteore”, da Sironi editore in “Questo e altri mondi” e di nuovo da Mondadori nel n. 252 di “Urania Collezione”. Ha vinto il Premio Urania 1995.
Il Capitano Matteo Campini partecipa a un attacco dell’aviazione austroungarica sulla laguna di Venezia ma il suo aereo viene abbattuto. Unico sopravvissuto dell’equipaggio, viene salvato da Flavia Manin, una misteriosa donna che gli rivela che nel 1921 la guerra dovrebbe essere già finita.
Hans Kriegmann viene incaricato da Hermann Göring di trovare Matteo Campini. Si tratta di una missione per lui difficile perché Hans e Matteo sono vecchi amici ma viene convinto che Matteo abbia disertato. Per essere preparato alla sua missione, Hans viene portato nel 2021, dove scopre che gli Imperi Centrali hanno perso la guerra ma alcuni agenti stanno lavorando per ribaltare quell’esito.
Il tema del cambiamento del futuro alterando importanti eventi storici è un classico e Luca Masali lo sviluppa immaginando una fazione che sfrutta i viaggi nel tempo per modificare l’esito di alcuni momenti importanti della I Guerra Mondiale.
Nella linea temporale creata ne “I biplani di D’Annunzio” gli Imperi Centrali hanno avuto informazioni fondamentali per evitare le sconfitte che li costrinsero alla resa. Varie manipolazioni a livello politico li hanno trasformati nelle Democrazie Centrali dando nuova linfa alla coalizione.
Una parte del romanzo è ambientata in quello che era il futuro prossimo quando il romanzo venne scritto. Luca Masali rimane abbastanza vago su molti aspetti della situazione geopolitica di quello che ormai è il presente: ci sono limiti di lunghezza nei romanzi pubblicati su Urania e ciò ha comportato delle scelte su cosa approfondire.
Alla fine, Luca Masali si concentra sugli elementi importanti per la storia, che includono molti riferimenti al terribile carnaio della ex-Yugoslavia, dove la guerra civile era dolorosamente vicina quando venne scritto il romanzo. Nelle spiegazioni riguardanti la situazione geopolitica del XXI secolo, molte riguardano quell’area geografica con le conseguenze della guerra e i vari nazionalismi.
La narrazione è abbastanza didascalica per quanto riguarda l’utilizzo di Internet, che all’epoca era usato da pochi eletti. Luca Masali era uno di quelli e frequentava anche il mondo delle BBS perciò aveva notevoli conoscenze di telematica e tutto sommato ha previsto abbastanza bene gli sviluppi degli anni successivi. Certo, vedere un personaggio che usa Yahoo come motore di ricerca fa sorridere riportando i veterani di Internet a un’era pre-Google.
In realtà, lo spazio maggiore è dedicato agli aerei, in particolare ai biplani. Luca Masali dà l’impressione di essere un grande appassionato offrendo descrizioni dei biplani e dei loro voli, comprese battaglie aeree ambientate in quella I Guerra Mondiale “estesa” dalle interferenze dell’organizzazione che usa come copertura l’agenzia turistica Belle Époque.
Per chi apprezza le storie in cui l’elemento aeronautico è centrale, la storia di Matteo Campini è davvero godibile. La sua situazione è emblematica della sua epoca: è etnicamente italiano ma è un capitano dell’aviazione austroungarica dato che la sua regione fa parte dell’impero. Proprio perché è triestino, gli altri italiani tendono a non fidarsi di lui.
In tutto ciò, Gabriele D’Annunzio finisce per essere un personaggio secondario nella maggior parte della storia. Ci sono però momenti in cui emerge il Vate con l’ardimento che lo ha contraddistinto nella storia precedente alle interferenze.
Tutto ciò rende “I biplani di D’Annunzio” un romanzo la cui forza sta nello sviluppo di un’avventura nel tempo che esplora la situazione geopolitica di un’area che davvero vicina a noi sotto molti punti di vista anche quando va oltre l’Italia. Pur con qualche limite, mi è parso complessivamente un bel romanzo che usa i viaggi nel tempo per creare una storia che mescola avventura e temi molto seri.
