
Scoperta nel 1659, Syrtis Major è una regione di Marte con un’area di circa 1.300×1.500 km, quindi circa metà dell’Europa. Inizialmente, si pensò che si trattasse di un mare, oggi però sappiamo che si tratta di una regione di origine vulcanica. Ora la sonda spaziale dell’ESA Mars Express ci ha rivelato nuovi dettagli di Syrtis Major.
La sonda Mars Express entrò in orbita attorno a Marte il giorno di Natale 2003 per studiare il pianeta con vari strumenti. La sua missione principale era quella di cercare acqua sotto la superficie marziana e comprendeva il lander Beagle 2 che purtroppo non ha mai inviato segnali dopo l’atterraggio su Marte. A partire dal 2007 la missione dell’orbiter, che invece ha continuato a funzionare, ha avuto una serie di estensioni e tra le tante immagini che ci ha inviato ci sono quelle di Syrtis Major.
Queste nuove immagini mostrano come in quella regione ci siano flussi di lava che hanno riempito il materiale più vecchio dell’altipiano lasciando colline isolate. Antichi crateri sono stati riempiti alcuni parzialmente altri completamente dalla lava.
Successivamente, l’area è stata modificata dai venti, portando anche alla formazione di dune del tipo detto barcana a forma di mezzaluna, la forma più comune anche sulla Terra.
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La quantità e la dimensione dei crateri possono essere utilizzati per datare le superfici nel sistema solare perché i crateri si accumulano nel corso del tempo. Utilizzando questo metodo è stato stimato che questa regione vulcanica risalga ad un’era geologica di Marte in cui il pianeta aveva una diffusa attività vulcanica tra i 3 e i 3,7 miliardi di anni fa.
Grazie alla sonda spaziale Mars Express, ai Mars Rover e ad altre missioni spaziali stiamo ottenendo informazioni sempre più dettagliate su Marte, sulla sua storia e sulla sua geologia. In parte, conoscere la storia di Marte ci aiuta a conoscere quella dell’intero sistema solare e quindi anche quella della Terra. In parte, ci aiuta nella ricerca di eventuali forme di vita che almeno in passato potrebbero essere esistite su Marte. Speriamo che queste conoscenze ci aiutino anche nel futuro in nuove missioni che prevedano l’invio di esseri umani su Marte.
