
Il romanzo “Soft Apocalypse” (“Soft Apocalypse”) di Will McIntosh è stato pubblicato per la prima volta nel 2011. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 1705 di “Urania” nella traduzione di Fabio Feminò.
Jasper è uno dei tanti che apparteneva alla classe media ma si è trovato senza lavoro perché la sua laurea non vale più nulla. In un periodo in cui è disoccupato e senza fissa dimora non gli resta che viaggiare assieme a una tribù di persone che cercano di sopravvivere alla crisi che ha colpito gli USA e in particolare alcune fasce di abitanti.
Quando Jasper riesce a trovare un lavoro, la sua vita diventa più stabile ma la situazione economica e sociale negli USA sembra continuare nel suo degrado. Mantiene i legami con la sua tribù anche se la sua vita non è più nomade perché le loro possibilità di sopravvivere sono maggiori se si sostengono a vicenda. La situazione però continua a peggiorare col tempo.
Le storie apocalittiche sono generalmente basate su un evento catastrofico che colpisce la civiltà umana alle fondamenta, tipicamente uccidendo una parte consistente della popolazione mondiale in poco tempo. Da questo punto di vista, “Soft Apocalypse” rappresenta un’eccezione perché racconta una serie di sviluppi negativi di alcune tendenze economiche e sociali reali che portano a una lenta decadenza nella società americana.
Will McIntosh racconta la lenta agonia di una società in cui il degrado ambientale causa problemi la cui gravità aumenta progressivamente nel corso del tempo. I cambiamenti climatici non causano solo problemi diretti come eventi meteo estremi ma anche una scarsità di risorse alimentari. La lotta per il controllo delle risorse rimaste inasprisce le tendenze al tribalismo con tutte le conseguenze del caso sulla società civile i cui effetti si vedono solo dopo diversi anni.
“Soft Apocalypse” comincia in quello che era il futuro prossimo quando il romanzo venne pubblicato. Ciò contribuisce al realismo di una storia che inizia in una società molto simile a quella del presente per poi esplorarne la decadenza. Gli elementi strettamente fantascientifici sono limitati come certe applicazioni biotecnologiche che potremmo davvero vedere nei prossimi anni. Will McIntosh immagina un futuro in cui il confine tra attivismo e terrorismo è sempre più labile e c’è da sperare che rimanga fantascienza dato che nel romanzo l’influenza degli attacchi biologici è notevole.
Il realismo della narrazione riguarda anche il mix tra eventi importanti non solo per Jasper ma anche a livello nazionale o perfino mondiale e altri personali riguardanti il protagonista che possono essere perfino banali. Ad esempio, Jasper ha diverse relazioni con donne che mostrano l’intreccio tra ciò che ricorda una vita normale e ciò che invece mostra il degrado sociale. Jasper è una persona comune con pregi e difetti che si trova in situazioni che diventano sempre meno normali e a volte sono davvero brutali.
La lenta apocalisse raccontata da Will McIntosh risulta ancor più deprimente delle classiche storie apocalittiche perché comincia con una situazione familiare al lettore e sviluppi che si spera siano fantascienza ma si teme che non lo siano. La citazione degli avvertimenti degli scienziati riguardanti il degrado ambientale, non ascoltati dalla maggioranza della popolazione, costituisce una base molto realistica e inquietante.
La progressiva degenerazione sociale raccontata da Will McIntosh può sembrare un’esagerazione ma si tratta delle possibili conseguenze della decadenza di una società incapace di risolvere problemi che si manifestano gradualmente. Scarsità di risorse alimentari, scarsità di carburanti fossili, guerre e malattie sono problemi reali che richiedono soluzioni reali per non fare la fine di rane bollite. “Soft Apocalypse” è deprimente ma offre tanti spunti di riflessione molto seri e per questo motivo ne consiglio la lettura a prescindere dalle etichette di genere.
