L’uomo che possedeva il mondo di Charles Eric Maine

L'uomo che possedeva il mondo di Charles Eric Maine
L’uomo che possedeva il mondo di Charles Eric Maine

Il romanzo “L’uomo che possedeva il mondo” (“The Man Who Owned the World”, conosciuto anche come “He Owned the World”) di Charles Eric Maine è stato pubblicato per la prima volta nel 1961. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nei nn. 275 e 665 di “Urania” e all’interno del n. 8 di “Biblioteca di Urania” nella traduzione di Andreina Negretti e nel n. 230 di “Urania Collezione” in una nuova traduzione integrale.

Robert Carson è un astronauta che dovrebbe essere il primo uomo a raggiungere la Luna. Purtroppo per lui, un piccolo meteorite colpisce un sistema di alimentazione dei propulsori del razzo, un evento estremamente improbabile. Il risultato è di mandare il razzo fuori rotta e, quando anche il disperato tentativo di usare i retrorazzi per correggere la rotta fallisce, Carson è condannato a morire nello spazio.

Quando Robert Carson si risveglia, si trova in un luogo sconosciuto, attaccato a macchine. Dopo una lunga serie di trattamenti, riprende le forze e gli viene spiegato che è su Marte, dove è stato portato dopo essere stato trovato mentre vagava nello spazio. La scienza sviluppata dagli umani che vivono su Marte è in grado perfino di rianimare i morti, un’operazione estremamente complessa compiuta nel suo caso perché lui è un uomo davvero importante.

Ne “L’uomo che possedeva il mondo”, il protagonista si risveglia dopo circa ottomila anni e pian piano scopre la lunga storia dell’umanità di quei millenni. Si tratta di una storia tragica, segnata da innumerevoli guerre, soprattutto guerre atomiche. Carson scopre pian piano i vari aspetti di quella storia futura perciò essa contribuisce a segnare il tono davvero cupo del romanzo.

Charles Eric Maine non si tira indietro nel descrivere un’umanità che su Marte ha raggiunto incredibili vette scientifiche che includono la potenziale immortalità e nonostante ciò continua a inseguire il dominio sugli altri. In questo caso, lo scontro è con la Terra, dove c’è ancora una civiltà avanzata che vive nel sottosuolo mentre le aree della superficie dove la vita è ancora possibile sono abitate da mutanti.

“L’uomo che possedeva il mondo” ha una lunghezza normale per gli standard degli anni in cui venne pubblicato. Ci sono parecchi momenti in cui vengono raccontate parti dei prossimi ottomila anni di storia ma Charles Eric Maine riesce a evitare che quell’esposizione diventi troppo pesante. Il risultato è che il ritmo rimane comunque rapido grazie a tanti eventi e colpi di scena.

L’importanza di Robert Carson viene spiegata nel corso del romanzo, il motivo per cui il redivivo astronauta diventa una pedina considerata cruciale nel corso della guerra che continua a dilaniare l’umanità. Non è esattamente una fantascienza post-apocalittica perché anche sulla Terra una civiltà è sempre sopravvissuta nonostante le guerre atomiche. Tuttavia, l’elemento catastrofico è importante perché le guerre tra Marte e la Terra sono combattute anche con l’uso di armi atomiche.

Nel raccontare la storia di Robert Carson, Charles Eric Maine si concentra in particolare sulla società marziana in cui si risveglia. Lo sviluppo dei singoli personaggi rimane sacrificato ma ciò è inevitabile anche perché i vari popoli in cui è divisa l’umanità di quel futuro sono importanti, non gli individui. Le divisioni sono date per scontate da quei popoli ma il protagonista ne vede l’assurdità.

“L’uomo che possedeva il mondo” risulta datato in alcuni elementi come la premessa riguardante la prima missione con un astronauta lanciata verso la Luna e la Terra ancora almeno in parte abitabile dopo millenni di guerre atomiche. Secondo me sono piccoli difetti in un romanzo in cui viene mostrata in modo brutale la follia a cui possono portare divisioni arbitrarie tra esseri umani. Per questo motivo, credo che sia uno dei migliori romanzi di Charles Eric Maine e ancor oggi un romanzo da leggere.

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