
Un articolo pubblicato sulla rivista “Sciences Advances” riporta uno studio sugli occhi dell’Anomalocaris briggsi, un radiodonte che visse circa 515 milioni di anni fa, nel periodo Cambriano. Fossili scoperti nell’argillite di Emu Bay, in Australia, sono risultati talmente ben conservati da aver mantenuto la struttura degli occhi, che è risultata essere analoga a quella dei loro cugini artropodi ed era formata da oltre 13.000 lenti. Un team di ricercatori guidato dal dottor John Paterson dell’Università del New England nel Nuovo Galles del Sud, in Australia, ha condotto un esame approfondito di questi occhi fossili. La conclusione è che l’Anomalocaris briggsi aveva una vista eccellente e che in quell’antichissimo ecosistema la vista aveva già un ruolo cruciale.
I radiodonti costituiscono un ordine di animali estinti che vissero durante il periodo Cambriano. La loro classificazione tassonomica è oggetto di discussioni perché hanno caratteristiche analoghe a quelle degli artropodi ma altre che secondo una parte degli scienziati sono sufficienti a inserirli in un altro phylum, quello dei lobopodi (Lobopodia). Si tratta di un problema ricorrente nella classificazione di forme di vita del Cambriano, un periodo durante il quale avvenne la maggiore differenziazione tra le forme di vita esistenti sulla Terra.
Tra i radiodonti, gli anomalocaridi, le specie classificate nel genere Anomalocaris, avevano similitudini con gli odierni gamberetti pur essendo di dimensioni decisamente superiori. Essi erano superpredatori nei loro ecosistemi e grazie al ritrovamento di fossili molto ben conservati è stato possibile accertare che avevano una vista molto migliore di quella dei loro lontani cugini moderni con i quali hanno solo una somiglianza superficiale.
La scoperta di questi fossili di Anomalocaris briggsi molto ben coservati nell’argillite di Emu Bay venne riportata da un team di ricercatori, anch’esso guidato dal dottor John Paterson, in un articolo pubblicato nel dicembre 2011 sulla rivista “Nature” in cui già veniva sottolineata la vista acuta di quel radiodonte. Di quel team, Gregory Edgecombe e Diego García-Bellido hanno continuato a lavorare assieme al dottor Paterson allo studio degli occhi di quest’animale.
L’esame dei fossili scoperti nell’argillite di Emu Bay ha permesso di esaminare i dettagli dei loro occhi composti. Essi erano dotati di oltre 13.000 lenti relativamente grandi che potevano percepire anche la fioca luce presente nelle profondità marine. Le caratteristiche degli esemplari mostrano anche che le lenti crescevano sui bordi degli occhi, i quali crescevano assieme al resto del corpo. Si tratta di un meccanismo esistente negli artropodi moderni.
Secondo i ricercatori, l’eccellente vista dell’Anomalocaris briggsi indica che essa aveva un ruolo cruciale nella loro abilità come cacciatori. Il dottor John Paterson ha spiegato che l’evoluzione di quegli occhi potrebbe aver innescato una sorta di corsa alle armi tra predatori e prede con la vista come arma principale.
Secondo John Paterson, questi animali erano artropodi. Le discussioni sulla loro classificazione probabilmente continuerà a lungo. Le caratteristiche degli occhi dell’Anomalocaris briggsi sono davvero simili a quelle degli artropodi, compresi quelli odierni, perciò è plausibile che come minimo si tratti di gruppi strettamente imparentati.

