Una datazione di millepiedi fossili offre un quadro più preciso dell’evoluzione dei loro ecosistemi

Kampecaris obanensis
Un articolo pubblicato sulla rivista “Historical Biology” riporta una datazione di sedimenti in tre siti britannici in cui sono stati trovati i più antichi fossili di millepiedi condotta da ricercatori dell’Università del Texas a Austin. Il risultato è che il sito nell’isola scozzese di Kerrera è il più antico, con 425 milioni di anni, rendendo il Kampecaris obanensis il più antico millepiedi conosciuto. Questo risultato è importante non solo per stabilire quali millepiedi tra i vari siti britannici siano i più antichi ma in generale per l’evoluzione dei gruppi di artropodi che includono miriapodi, insetti e aracnidi, legata a quella delle piante. La loro evoluzione sembra stata più rapida di quanto si pensasse arrivando a ecosistemi complessi da comunità semplici nel giro di 40 milioni di anni.

Un problema nello studio dell’evoluzione degli insetti e dei loro cugini miriapodi e aracnidi è dato dalla difficoltà nella loro datazione. Un millepiedi che venne chiamato Pneumodesmus newmani venne scoperto nel 2004, anch’esso in Scozia, e datato 428 milioni di anni testando spore trovate in sedimenti di quell’area. Si tratta di un metodo che presenta un ampio margine di errore, un serio problema nel campo della paleontologia. Tuttavia, Stephanie Suarez riuscì a trovare dei minuscoli zirconi nei sedimenti e a sviluppare una tecnica per separarli. Fu una bella impresa perché quei minerali intrappolano elementi radioattivi che possono permettere una datazione più accurata usando il metodo di datazione uranio-piombo. Il risultato, riportato in un articolo pubblicato sulla rivista “PLOS ONE” nel giugno 2017, fu che lo Pneumodesmus newmani aveva “solo” 414 milioni di anni.

Oggi Stephanie Suarez sta studiando per il dottorato all’Università di Houston ma ha lavorato ancora una volta con i professori Michael Brookfield ed Elizabeth Catlos della Jackson School dell’Università del Texas a Austin per compiere una nuova datazione, stavolta su tre siti britannici in cui sono stati scoperti vari fossili di miriapodi. Gli zirconi del sito scozzese di Kerrera indicano un’età di 425 milioni di anni, quelli del sito inglese di Ludlow indicano un’età di 420 milioni di anni e quelli del sito scozzese di Cowie, dove venne scoperto lo Pneumodesmus newmani, indicano un’età di 414 milioni di anni.

Questi risultati indicano che i fossili del sito dell’isola di Kerrera sono i più antichi. Di conseguenza, la specie Kampecaris obanensis (Foto cortesia British Geological Survey. Tutti i diritti riservati) diventa la più antica conosciuta tra i miriapodi, anche rispetto a insetti e aracnidi. Le specie trovate negli altri due siti esaminati sono comunque molto antiche e mostrano una diversificazione molto rapida dal punto di vista biologico. Infatti, nel periodo Devoniano medio, circa 385 milioni di anni fa, ci sono fossili appartenenti a ecosistemi complessi con molti artropodi legati a molte specie di piante in foreste.

In sostanza, la possibilità di ottenere datazioni che hanno una buona approssimazione offre un quadro più preciso dell’evoluzione dei miriapodi, legata a quella delle piante con cui vivevano. Si tratta di un gruppo importante tra gli artropodi, animali che generalmente non sono tra i favoriti delle persone ma sono importanti nella storia della vita sulla Terra.

Stephanie Suarez in laboratorio (Foto cortesia Chris Watts, University of Houston)
Stephanie Suarez in laboratorio (Foto cortesia Chris Watts, University of Houston)

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *