L’incubo sul fondo di Murray Leinster

L'incubo sul fondo di Murray Leinster
L’incubo sul fondo di Murray Leinster

Il romanzo “L’incubo sul fondo” (“Creatures of the Abyss”) di Murray Leinster è stato pubblicato per la prima volta nel 1961. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 294 di “Urania”, all’interno del n. 3 di “Millemondi” e nel n. 77 dei “Classici Urania” nella traduzione di Bianca Russo e nel n. 207 di “Urania Collezione” nella traduzione di Annarita Guarnieri.

Terry Holt ha gestito per parecchio tempo un negozio a Manila e la sua abilità nel campo dell’elettronica gli ha permesso di fare buoni affari finché il suo socio non ha causato un sacco di guai all’attività. Sta per lasciare le Filippine quando gli viene fatta un’offerta molto importante che lo porta a unirsi a una spedizione scientifica guidata dal dottor Morton.

La sua abilità nel realizzare sistemi radar di altissimo livello porta Terry Holt nell’oceano per una ricerca sul mistero legato a strani fenomeni marini. Quelli che i pescatori chiamano las orejas de ello sono considerati solo una leggenda ma certi eventi hanno convinto qualcuno che si tratta del tipo di leggenda che ha un fondo di verità.

Nel corso della sua carriera, Murray Leinster scrisse storie di fantascienza di un tipo molto classico e in quelle ambientata sulla Terra in un futuro non troppo lontano offriva racconti che includevano innovazioni tecnologiche plausibili. Nel caso di “L’incubo sul fondo”, l’autore usa sviluppi di tecnologie esistenti già all’epoca per una ricerca marina che potrebbe portare alla scoperta di mostri marini.

Oggi “L’incubo sul fondo” risulta datato in certi elementi legati a ipotesi astronomiche che ora sappiamo essere errate e alla ricerca condotta su una nave usando tecnologie che non hanno più nulla di speciale. Anche la prospettiva di trovare mostri marini ricorda certe storie di un’epoca anche precedente, come quelle di Jules Verne. Tuttavia, Murray Leinster riesce a creare un sense-of-wonder che può essere ancora apprezzato.

Il protagonista Terry Holt ha una storia personale, con le sue radici, che lo porta a essere coinvolto nella spedizione oceanografica. Inizialmente non sa bene cosa stia succedendo perché alcune informazioni sono riservate. La conseguenza è che la prima parte del romanzo serve a rivelare pian piano i dettagli della spedizione attraverso Terry e il dottor Morton. Si tratta spesso di conversazioni e solo dopo un po’ il ritmo accelera, quando comincia l’indagine vera e propria nell’oceano.

“L’incubo sul fondo” richiede un po’ di pazienza perché soprattutto oggi all’inizio non sembra neppure di leggere fantascienza. C’è perfino un inizio di storia romantica tra Terry Holt e Deirdre, la figlia del dottor Morton, che all’epoca non era ancora molto comune nei romanzi di fantascienza. Nel corso della sua carriera Murray Leinster trovò il tempo di scrivere anche romanzi rosa perciò era in grado di sviluppare anche quel tipo di elemento in una sua opera. Tuttavia, la lunghezza di questo romanzo è limitata perciò non ci vuole molto prima di entrare almeno nel vivo dell’avventura marina. Certo, per gli standard odierni, azione e colpi di scena durano davvero poco.

Alla fine, la parte davvero fantascientifica, con l’aggiunta di toni horror, viene lascita per il gran finale, assieme a una serie di speculazioni scientifiche attorno a ciò che i personaggi hanno scoperto. “L’incubo sul fondo” non è il tipo di romanzo con una fine in cui tutti i misteri ricevono risposte esaurienti ma rimangono ancora varie domande. Un seguito avrebbe potuto offrire altre risposte in una trama più concentrata sugli elementi fantascientifici ma la storia è stata chiusa con questo romanzo.

Complessivamente, “L’incubo sul fondo” sembra concentrato sulla costruzione della storia e del protagonista, secondo me fin troppo. Non lo considero tra i migliori romanzi di Murray Leinster e non mi pare invecchiato benissimo. Per questo motivo, credo che potrebbe piacere a chi apprezza un sense-of-wonder di tipo molto classico e le avventure marine.

2 Comments


  1. Il commento di Massimo Luciani non tiene conto della eccezionale abilità dell’autore di creare una storia che ha per oggetto il mare. Si tratta di una delle più belle storie legate al mare scritte nel dopoguerra, e su questo va giudicato il romanzo, più che sul lato legato propriamente alla fantascienza.
    Solo il Vecchio e il Mare di Hemingway riesce a creare una simile fantastica storia di mare. E’ ovvio che Hemingway ha diverse e ben più nobili finalità di quel puro intrattenimento, e quindi il paragone è inappropriato se si giudica il valore letterario delle due opere.
    Se però si giudica la capacità di descrivere uomini e mare, il divario si attenua.

    Reply

    1. Sinceramente quell’elemento non mi era parso così memorabile e certamente non mi aveva fatto pensare a Hemingway.

      Reply

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *