
Un articolo pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” riporta una ricostruzione tridimensionale di alcuni degli embrioni più antichi conosciuti di dinosauro, appartenenti alla specie Massospondylus carinatus. Kimberley “Kimi” Chapelle, Vincent Fernandez e Jonah Choiniere hanno sottoposto i fossili a una TAC molto speciale perché è quest’esame è stato condotto alla European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) di Grenoble, in Francia, utilizzando un acceleratore di particelle lungo 844 metri. Il risultato è che le uova che contengono quegli embrioni si sono fossilizzate quando essi erano a circa il 60% dello sviluppo, che è simile a quello di alcuni dei parenti più stretti dei dinosauri esistenti oggi, cioè coccodrilli, galline, tartarughe e lucertole.
Una covata con sette uova fossili di massospondilo (Massospondylus carinatus) (foto ricostruzione scheletro ©Dinalfos5), un dinosauro erbivoro che visse nei periodi Triassico e Giurassico, venne scoperta nel 1976 nella formazione Elliot, nel Golden Gate Highlands National Park, in Sud Africa. Due embrioni parzialmente esposti permisero di identificarli come dinosauri, rendendo le uova tra le più antiche conosciute tra quelle di dinosauro. Il problema finora era nella difficoltà di studiare fossili piccoli e molto fragili, caratteristiche che li rendevano poco utili. Ad esempio, i paleontologi ritenevano che le uova di massospondilo avessero cominciato a fossilizzarsi poco prima di schiudersi ma era davvero difficile verificare quella teoria.
Le nuove tecnologie stanno portando vari progressi anche nel campo della paleontologia, ad esempio con esami non distruttivi. Versioni della TAC adattate allo studio dei fossili permettono ora di crearne riproduzioni tridimensionali e di studiarli nei dettagli. Nel caso delle uova di massospondilo la TAC è molto diversa da quella che viene effettuata in un ospedale su esseri umani perché la risoluzione che arriva ai livelli della singola cellula ossea è stata raggiunta solo grazie a un acceleratore di particelle.
Nelle comuni TAC le radiazioni vanno dosate in modo da evitare danni ai pazienti, nel caso di fossili non c’è questo problema. Tuttavia, un esame approfondito come quello effettuato all’ESRF ha richiesto tempi davvero lunghi per portare ai risultati sperati. Infatti, la scansione è stata condotta nel 2015 e ci sono voluti circa tre anni per elaborare i dati ottenuti all’Università del Witwatersrand, in Sud Africa. Un massospondilo adulto poteva essere lungo 5 metri ma il cranio degli embrioni esaminati è lungo solo 2 centimetri circa. La quantità di dettagli raccolta anche per embrioni così piccoli ha richiesto tutto quel tempo per creare il modello tridimensionale.
Lo studio dei dati raccolti ha offerto varie informazioni sugli embrioni. Le ossa del cranio mostrano che gli embrioni erano a circa il 60% del periodo di incubazione e non vicini alla schiusa, come si era pensato. L’immagine in alto (Cortesia Mélanie Saratori) mostra un’illustrazione ad acquarello di embrioni di massospondilo al 17%, al 60% e al 100% del periodo di incubazione.
I ricercatori hanno anche scoperto che gli embrioni avevano due tipi di denti. Una serie era composta da denti semplicissimi di forma triangolare che sarebbe stata riassorbita o eliminata prima della schiusa, come succede oggi per coccodrilli e geki. La seconda serie era molto simile a quella degli adulti e gli embrioni sarebbero nati con quei denti. Si trattava di denti davvero minuscoli, con una larghezza tra 0,4 e 0,7 millimetri.
Una conclusione è che lo sviluppo degli embrioni di questi dinosauri era simile a quello dei loro parenti rettili. Ulteriori informazioni potranno arrivare dalla continuazione degli esami, che nella prima fase sono stati concentrati sul cranio degli embrioni.

