
Avviso. Questa recensione contiene spoiler sulla prima stagione della serie “Watchmen”!
Il 15 dicembre (il 16 dicembre in Italia) è terminata la prima stagione della serie “Watchmen”.
La serie a fumetti “Watchmen” scritta da Alan Moore e illustrata da Dave Gibbons venne pubblicata tra il 1986 e il 1987 negli USA (tra il 1988 e il 1990 in Italia). La sua decostruzione della figura classica del supereroe ebbe una notevole influenza che andò perfino oltre il mondo dei fumetti arrivando a vincere un premio Hugo. Nel 2009 venne adattata in un film che suscitò parecchie controversie. La serie TV creata da Damon Lindelof è un seguito della serie a fumetti ambientato oltre trent’anni dopo e racconta eventi che col passare degli episodi risultano sempre più legati a quelli dei fumetti. La conseguenza è che per capire bene i vari riferimenti è necessario avere letto i fumetto o, se ci si accontenta di una comprensione generale, bisogna aver almeno visto il film.
La trama principale della serie TV si svolge a Tulsa, in Oklahoma, in un 2019 alternativo dove un gruppo di suprematisti bianchi conosciuto come Settimo Cavalleria che usa maschere che si ispirano a Rorschach costituisce la principale minaccia tre anni dopo un attacco nei confronti dei poliziotti della città. La conseguenza è una nuova legge che richiede ai poliziotti di mantenere la loro professione segreta, anche indossando maschere durante il lavoro. La serie è però caratterizzata da molti flashback riguardanti le vite dei vari protagonisti.
Il cast della prima stagione di “Watchmen” è costituito da:
- Regina King (foto ©Gage Skidmore) nel ruolo di Angela Abar / Sorella Notte
- Don Johnson nel ruolo di Judd Crawford
- Tim Blake Nelson nel ruolo di Wade Tillman / Specchio
- Yahya Abdul-Mateen II, nel ruolo di Calvin “Cal” Abar
- Andrew Howard nel ruolo di Terrore Rosso
- Jacob Ming-Trent nel ruolo di Panda
- Tom Mison nel ruolo di Signor Phillips
- Sara Vickers, nel ruolo di Signorina Crookshanks
- Dylan Schombing nel ruolo di Christopher “Topher” Abar
- Louis Gossett Jr. nel ruolo di William “Will” Reeves
- Jeremy Irons (foto ©Gage Skidmore) nel ruolo di Adrian Veidt
- Jean Smart nel ruolo di Laurie Blake
- Hong Chau, nel ruolo di Lady Trieu
La difficile situazione di Tulsa esplode nuovamente a causa di nuove attività da parte del Settimo Cavalleria. I poliziotti Angela Abar, conosciuta come Sorella Notte, e Wade Tillman, conosciuto come Specchio, indagano ma il capo della polizia Judd Crawford, l’unico a non nascondere il proprio nome né il proprio volto, viene impiccato. Quell’omicidio dà inizio a una serie di scoperte con molti colpi di scena.
Inizialmente l’impressione è stata quella di guardare un telefilm ispirato ai fumetti ma senza reali legami con la storia originale nonostante l’abbondanza di flashback. Si tratta di un’ucronia e gli eventi legati ai vigilanti che determinano la divergenza nella storia di quel mondo viene mostrata nel corso degli episodi. Tuttavia, la serie comincia con un evento reale, quello conosciuto come i disordini o tumulti razziali di Tulsa, una terribile storia a sfondo razzista e proprio per questo una scelta interessante per chi non conosce quel momento assai oscuro della storia americana.
Dopo un primo episodio che in sostanza è un prologo, le trame cominciano a prendere forma e allo stesso tempo i flashback si collegano ai fumetti con la storia del vigilante conosciuto come Giustizia Mascherata e dell’origine dei Minutemen, con quella di Adrian Veidt dopo gli eventi dei fumetti fino ad arrivare al Dottor Manhattan.
L’intreccio tra passato e presente è profondo e negli episodi l’alternanza di scene ambientate in diversi momenti della storia ci fa intravvedere il senso di simultaneità che è la normale esperienza del Dottor Manhattan. In questo grande intreccio vengono sviluppati i temi della serie, a cominciare da quello dei problemi razziali sempre al centro della trama principale. Le maschere costituiscono un elemento importante a vari livelli perché il loro uso per proteggere i poliziotti di Tulsa è solo quello più superficiale.
Negli ultimi episodi il collegamento con i fumetti è diretto con Adrian Veidt e il Dottor Manhattan che diventano protagonisti. Damon Lindelof aveva parlato del telefilm come remix dei temi dei fumetti più che di sequel ma verso la fine della stagione anche lui sembra gettare la maschera assieme ai suoi personaggi. A questo punto la decostruzione di figure classiche include anche elementi religiosi.

Il finale di stagione rivela piani e segreti, in particolare quelli relativi a Lady Trieu, ma i risultati maggiori arrivano per chi non aveva partecipato a macchinazioni, a cominciare da Angela. Tra i tanti simbolismi da analizzare c’è anche quello delle uova, non ovvio quanto quello delle maschere ma presente dall’inizio alla fine.
La scena finale ci lascia con l’apertura di una possibile nuova storia in una stagione che per il resto ha una sua conclusione. Damon Lindelof ha lasciato aperta la possibilità di una seconda stagione, non necessariamente creata da lui. Non so se sia l’ennesima maschera legata a “Watchmen”, per il momento mi viene voglia di riguardarmi questa stagione che in 9 episodi ha più sostanza e qualità di molte stagioni da 20 e più episodi e di tornare indietro ai fumetti.
