Era cominciata come una storia di cyber-crimine di alto profilo ma comunque una come purtroppo ogni tanto se ne sentono. Col passare dei giorni invece le indagini hanno portato a scoperte inquietanti che fanno pensare ad una storia di cyber-spionaggio o addirittura di cyber-guerra.
La storia è iniziata in luglio quando DigiNotar, una certificate authority olandese, ha individuato un’intrusione nei propri sistemi con la compromissione di un certificato SSL. Si tratta di un certificato digitale che funziona come una chiave digitale in una connessione protetta e per questo motivo viene rilasciato da una certificate authority che funge da garante della sua validità e sicurezza.
Il furto di un certificato SSL permette ai criminali che l’hanno compiuto di compiere attacchi informatici, anche indiretti tramite phishing, sfruttando il fatto che gli utenti si fidano di una connessione in teoria protetta. Il certificato SSL rubato permetteva l’autenticazione ai servizi di Google, creando quindi possibili vulnerabilità a vari servizi di quest’azienda.
Le prime indagini hanno fatto pensare che l’obiettivo del furto fossero i dissidenti iraniani e che quindi gli autori lavorassero per il regime di quella nazione allo scopo di impedire l’insorgere di moti di liberazione analoghi a quelli visti quest’anno in altri paesi.
Mozilla ha prontamente provveduto a rilasciare nuove versioni di Firefox e Thunderbird e Google ha fatto lo stesso con Chrome per provvedere a revocare la validità di vari certificati SSL rilasciati da DigiNotar. Il consiglio è ovviamente di aggiornare il proprio browser.
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Col passare dei giorni le indagini hanno portato alla luce una situazione davvero preoccupante scoprendo che i certificati SSL rubati sono oltre cinquecento. I problemi di sicurezza non riguardano solo Google ma anche altri colossi dell’informatica come Google e Facebook. La questione è diventata ancora più preoccupante quando sono state scoperte possibili vulnerabilità nei sistemi di vari servizi segreti come il Mossad, l’MI6 e la CIA.
Un altro elemento inquietante emerso dalle indagini è il sospetto che l’intrusione sia cominciata almeno due anni fa. Inevitabilmente viene da chiedersi come sia possibile che se ne siano accorti solo dopo tanto tempo e come siano stati utilizzati i certificati SSL rubati fino alla revoca della loro validità.
In Olanda la questione è diventata anche politica: il governo olandese ha preso in mano la gestione di DigiNotar ed è prevista una discussione sulla questione in parlamento. Potrebbero non esserci reazioni ufficiali da parte di altre nazioni perché le vulnerabilità hanno riguardato sistemi molto riservati perciò se ci sono state intrusioni ben difficilmente qualcuno lo ammetterà.
A prescindere dai possibili ulteriori sviluppi di questa vicenda non si può fare a meno di constatare ancora una volta che un sistema di sicurezza è buono tanto quanto il suo anello più debole. Quando è l’elemento che dovrebbe essere il più meritevole di fiducia a rivelarsi invece inaffidabile viene da chiedersi quanto possiamo sentirci sicuri su Internet.
