
Il romanzo “Il pianeta dell’esilio” (“Planet of Exile”) di Ursula Le Guin è stato pubblicato per la prima volta nel 1966. In Italia è stato pubblicato dall’Editrice Nord nel n. 84 di “Cosmo Argento” e all’interno del n. 6.34 dei “Tascabili Omnibus” e da Mondadori in “Oscar Moderni” nella traduzione di Riccardo Valla.
I nativi del pianeta Werel e i discendenti dei coloni hainiti tendono a non mischiarsi ma quando la strada della giovane Rolery incrocia quella di Jakob Agat Alterra la situazione si rivela fuori dal normale. L’uomo avvisa Rolery che deve parlare con Wold, un anziano capo di una comunità che fa parte della tribù di Tevar.
Il motivo che spinge Jakob Agat Alterra a contattare l’anziano Wold è che ha ricevuto informazioni molto preoccupanti riguardanti le tribù Gaal. Queste tribù nomadi hanno cominciato a spostarsi verso sud, come succede ogni volta che inizia l’inverno. Tuttavia, stavolta si sono unite in un’armata che può devastare città come quella di Tevar e la città di Landin, dove vivono i discendenti degli hainiti.
“Il pianeta dell’esilio” fa parte del Ciclo dell’Ecumene, o Ciclo hainita, le cui opere sono generalmente indipendenti dato che normalmente sono ambientate su diversi pianeti in diverse epoche. Ci sono molti riferimenti al fatto che parte dei personaggi discende da una colonia hainita, altrimenti non ci sono collegamenti al resto del ciclo.
All’interno dell’universo narrativo che ha creato, Ursula Le Guin racconta una storia che affronta il tema classico dei difficili rapporti con l’Altro. In questo caso, i nativi del pianeta Werel e i discendenti della colonia hainita sono geneticamente troppo diversi per incrociarsi perciò le loro popolazioni sono rimaste separate da secoli. I coloni erano stati abbandonati su Werel e, seguendo le loro leggi, hanno rinunciato a utilizzare tecnologie avanzate per non influenzare la civiltà dei nativi, tecnologicamente ancora primitiva.
Sia i nativi che i discendenti dei coloni tendono a considerare umani solo i membri della propria specie e ciò la dice già lunga sui rapporti esistenti tra di loro. Gli hainiti rimangono per molti versi alieni sul pianeta Werel e in vari casi ciò viene rimarcato in relazione alla biologia planetaria.
Le difficoltà in questi rapporti si notano quando la razionalità portebbe le due popolazioni a unire le forze per difendersi da un attacco senza precedenti dei nomadi Gaal. Jakob Agat Alterra sono pronti a mettere da parte la lunga storia di sfiducia che esiste tra le due specie ma diversi capi di altre comunità della tribù di Tevar non riescono ad andare oltre quella storia neppure per fare i loro interessi.
Una complicazione arriva dal rapporto che si crea tra Jakob Agat Alterra e Rolery, che è visto negativamente dalla maggioranza dei nativi. Superficialmente, sembra un amore a prima vista tra due persone molto diverse. Un fattore cruciale è dato dal fatto che Jakob è telepatico e Rolery è tra le pochissime persone native in grado di percepirlo nella sua mente.
Ursula Le Guin sviluppa in modo sottile anche altre caratteristiche di Rolery. Una ragazza che vive in una società basata su tradizioni maschiliste non ha molte aspettative per la sua vita, soprattutto se si lega a un alieno. Non è una guerriera, eppure mostra la sua forza interiore compiendo scelte che vanno contro le tradizioni della sua tribù. Si può dire che segue la via taoista al femminismo dell’autrice.
La minaccia dei nomadi Gaal rimane sullo sfondo per quasi tutto il romanzo. Anche quando si arriva allo scontro aperto, viene raccontato in modo sommario. Se cercate grandi battaglie, rimarrete molto delusi perché Ursula Le Guin è interessata a raccontare altro e “Il pianeta dell’esilio” ha sviluppi che sono per certi versi l’opposto di quelli tipici di storie di questo tipo.
Alla fine, “Il pianeta dell’esilio” è un romanzo che sviluppa elementi introspettivi tipici di Ursula Le Guin. Oggi sarebbe considerato un romanzo breve data la sua lunghezza limitata perciò il ritmo generalmente lento non costituisce un ostacolo alla sua lettura. Secondo me ha sviluppato meglio certi temi nei suoi capolavori successivi ma credo che valga sempre la pena di leggere un romanzo di questa straordinaria autrice.
