August 2020

H.P. Lovecraft nel giugno 1934 (Foto Lucius B. Truesdell)

Howard Phillips Lovecraft nacque il 20 agosto 1890 a Providence, nel Rhode Island, negli USA. Il lavoro di H.P. Lovecraft in campo letterario cominciò come poeta, revisore di manoscritti e giornalista. Nel 1919 pubblicò il racconto “Dagon”, dove cominciò a sviluppare i temi che avrebbero caratterizzato la sua carriera. Per l’occasione, utilizzò una divinità mesopotamica ma negli anni successivi cominciò a creare una sua mitologia.

Alcune opere di H.P. Lovecraft vennero pubblicate postume e col tempo raggiunsero la fama. I cosiddetti Miti di Cthulhu, che includono le opere che includono un pantheon di divinità e varie creature totalmente aliene, divennero la parte più importante delle opere dell’autore. Includono elementi di fantascienza, fantasy e horror, e finirono per influenzare generazioni di scrittori di quei generi.

Una donna armata - Esperimenti siriani di Doris Lessing

Il romanzo “Una donna armata – Esperimenti siriani” (“The Sirian Experiments”) di Doris Lessing è stato pubblicato per la prima volta nel 1980. È il terzo romanzo del ciclo Canopus in Argos: Archivi e segue “Un pacifico matrimonio”. In Italia è stato pubblicato da Fanucci nella traduzione di Stefano A. Cresti.

Ambien II è una dei Cinque, il ristretto gruppo che dirige la gestione coloniale per conto dell’impero di Sirius. Tra le sue responsabilità, rappresenta Sirius nelle operazioni coloniali condotte su Rohanda, come Sirius chiama il pianeta Shikasta. Ciò significa lavorare assieme all’impero di Canopus agli esperimenti da condurre sulla popolazione del pianeta.

I cittadini dell’impero di Sirius sono potenzialmente immortali e ciò permette ad Ambien II di vedere gli effetti degli esperimenti condotti su Rohanda con le loro conseguenze a lungo termine. La sua consapevolezza di cosa sta succedendo si sviluppa anche nel rapporto con Klorathy, un amministratore coloniale dell’impero di Canopus.

Fossile di Aulacopleura Kionickii (Foto cortesia Brigitte Schoenemann)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” riporta uno studio sugli occhi di un fossile di Aulacopleura kionickii, una specie di trilobite che visse circa 429 milioni di anni fa, che offre prove che aveva una vista paragonabile a quella di suoi lontanissimi cugini odierni, insetti ma anche crostacei. La dottoressa Brigitte Schoenemann dell’Università di Colonia, in Germania, e Euan Clarkson dell’Università di Edinburgo, in Scozia, hanno esaminato gli occhi fossili utilizzando la microscopia digitale per trovare in quegli occhi composti le strutture analoghe a quelle che esistono oggi in api, libellule e in molti crostacei con abitudini diurne.

Il modello delle popolazioni utilizzato nella ricerca

Un articolo pubblicato sulla rivista “PLOS Genetics” riporta uno studio genetico che mostra le tracce di vari incroci tra diverse specie di ominini. Melissa Hubisz ed Amy Williams della Cornell University e Adam Siepel del Cold Spring Harbor Laboratory hanno sviluppato un software di analisi genetica che è in grado di riconoscere parentele e lo hanno applicato a un gruppo di genomi che comprende due Neanderthal, un Denisova e due umani moderni africani. Il risultato è la prova che il 3% del DNA dei Neanderthal arrivò da antichi umani in un incrocio avvenuto tra 200.000 e 300.000 anni fa, l’1% del DNA del Denisova arrivò da una specie più antica, forse Homo erectus, e il 15% di quel DNA “superarcaico” potrebbe essere stato passato agli umani moderni.

Avorio: Una leggenda del passato e del futuro di Mike Resnick (edizione americana)

Il romanzo “Avorio: Una leggenda del passato e del futuro” (“Ivory: A Legend of Past and Future”) di Mike Resnick è stato pubblicato per la prima volta nel 1988. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 1681 di “Urania” nella traduzione di Beppe Roncari.

Duncan Rojas è un esperto di manufatti storici rari che lavora per un’azienda multiplanetaria che pubblica guide sull’argomento. La sua esperienza lo porta a cercare manufatti perduti e autenticare quelli che vengono trovati ma anche per i suoi standard la richiesta di Bukoba Mandaka è fuori dal normale. Quello che si definisce l’ultimo dei Masai gli chiede di trovate le zanne dell’Elefante del Kilimangiaro, le cui tracce sono andate perdute millenni prima.

Per trovare quel trofeo unico, Duncan Rojas comincia a esaminare tutti gli archivi interplanetari disponibili. Pian piano, riesce a ricostruire la storia delle zanne e allo stesso tempo si rende conto di quanto fossero legate ai Masai. Bukoba Mandaka promette di spiegargli i motivi per cui vuole assolutamente mettere le mani sulle zanne solo dopo che le avrà trovate.